• 08:27:50 am on settembre 4, 2009 | 17
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    I disintegrati.

    Esistono delle figure che osservo con curiosità da tempo. Parlo di spettri che fluttuano in un limbo poco distante dalle latitudini dell’integrazione. Parlo di figure traslucide che osserviamo tutti i giorni sulla Luas o sul Bus, mentre sono intente a guardare con occhi vacui fuori dal finestrino da un scampolo di vetro non ancora appannato.

    Questi sono i disintegrati. Sono coloro che vivono perfettamente sulla linea della volontaria esclusione dalla vita del paese ed uno stato accettabile di integrazione. Sono figure silenti ma presenti allo stesso tempo. Sono alcuni vostri colleghi o persone che incrociate ogni giorno mentre percorrono sempre lo stesso tragitto, alla stessa ora con il vestito del mercoledì o del giovedì.

    Il disintegrato è colui che una volta procacciatosi un posto di lavoro e consolidato un accettabile livello di conoscenza della lingua, si ferma inesorabilmente. Vive una bonaria indifferenza verso qualsiasi attrattiva culturale, sociale e politica del paese. Fa’ cassa, sostanzialmente.

    Se poniamo come elementi di integrazione dei fattori come lingua, cultura e conoscenza della vita sociopolitica, potremmo dire che i disintegrati hanno di norma un buona conoscenza della lingua, una mediocre visione della vita sociopolitica del paese ed una scarsissima integrazione culturale.

    Sono completamente avulsi da qualsiasi tipo di interculturalità, che presupporebbe uno scambio biunivoco tra culture di diversa natura. Questo, nel loro caso, non accade, ma non per un rifiuto aprioristico, ma per una indolenza che non ha alcuna radice politica o razziale. Quando mi sono chiesto se ci fossero stati dei pregiudizi di fondo, sono arrivato alla conclusione che non c’era nulla di tutto questo. Non c’era nulla, appunto.

    Seppur teoricamente sarebbero in grado di muoversi liberamente tra gli spazi cittadini ed extra urbani, spesso lo rifiutano, limitandosi alla routine del casa-lavoro-casa. Si concedono qualche visita di compatrioti durante il weekend, qualche sparuta puntata in centri commerciali (che sono non-luoghi, quindi lontani dal poterli contaminare) e poco altro. Non viaggiano alla scoperta del paese che li ospita, non visitano musei e luoghi di carattere storico. Della vita politica non si curano, se non per la pubblicazione del budget, che tocca direttamente il peso specifico delle loro tasche. Per il resto non provano alcun interesse, poichè non hanno alcuna spinta ad ampliare la visione del paese in cui vivono.

    In loro esiste una profonda consapevolezza della ragione della loro permanenza, che molto spesso ha finalità economiche, ed è per questo che accrescono esclusivamente tutte quelle capacità che gli permetteranno di farlo egregriamente nel breve termine , ma con mediocrità nel lungo. Il loro disinteresse è spesso connotato da una indolente bonarietà che, però, non ha radici malevole. Di rado si concedono ad invettive deliberate sullo stato delle cose. Si rendono conto che non conoscendo il mondo al di fuori delle rassicuranti mura casalighe e lavorative, hanno poco da argomentare.

    Nella maggioranza dei casi hanno visto poco del paese che li ospita ed in casi di disintegrazione più profonda non sono mai usciti dai loro binari prestabiliti. Se hanno visitato qualcosa, lo hanno fatto solo per assolvere a qualche noioso dovere turistico. Compito, che viene assolto stancamente per raggranellare qualche argomento per amici, parenti e colleghi.

    Le letture migliori sono il Metro e l’Herald AM, poiche’ forniscono notizie e nozioni superficiali utili a mantere il pour parler quotidiano. Il disintegrato si vede bene dal non dare di sè un’immagine eccessivamente piatta o amebica.

    Tutto questo li rende delle ombre vaganti ai margini dell’integrazione e bloccate nel loro immobilismo senza alcuna volontà di oltrepassare la zona in cui si sono volutamente confinati. A differenza di coloro che soffrono della Sindrome di Lyndon, non hanno passato nessuna delle fasi che la contraddistingue, e se lo hanno fatto, le hanno covate dentro di sè. Da un punto di vista logico la loro metodicità ha un senso, che però manca di alcuna sensazione o emozione. Questa assenza di emozioni li rende non-persone, puri enti fiscali.

    Tutto, intorno a loro, si smaterializza e perde ogni natura simbolica; tutto si disintegra inesorabilmente.I disintegrati potrebbero essere definiti non-persone, dal momento in cui la l’essere umano si misura anche per la sua sfera irrazionale ed emotiva. Il rapporto che viene messo in discussione è quello con la realtà che li circonda, che viene gestita solamente per fini puramente strumentali ed economici.

    Se un luogo fosse abitato e frequentato da non-persone, diventerebbe anch’esso un non-luogo, poichè il suo valore, che gli uomini si sono sforzati di dargli, perderebbe forza se messo ad estremo contatto con la non-umanità. L’atteggiamento non-umano e’ probabilmente diffuso nei paesi che hanno attratto un vasto numero di persone in numero direttamente proporzionale alla propria crescita economica.

    Sono loro, appunto, le figure senza emozione che si muovono ogni mattina al nostro fianco e che poggiano stancamente la loro copia del Metro sul sedile della Luas, abbozzandovi un non-sorriso e per augurarvi una giornata come quella precedente.

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Comments

  • ER 8:42 am on 4 settembre 2009 | #

    Grazie Lyndon,
    grazie per aver esplorato, descritto e argomentato questa categoria dell’umanita’ che secondo me supera numericamente di gran lunga i sindromati.

  • bacco1977 9:39 am on 4 settembre 2009 | #

    Sono stato disintegrato anche io per qualche mese. Direi un buon 6 mesi.
    Non me ne vergogno, ma una serie di motivazioni mi hanno portato a vivere da disintegrato.
    SI puo’ sempre uscirne, basta volerlo. Io ne sono la prova!
    Una buona cura e’ il perfezionamento della lingua, il cominciare a leggere di autori del luogo, giornali piu’ complessi, notizie economiche e politiche.
    Cominciare ad affezzionarsi a qualche stazione radio, che magari manda talkshow politici o culturali. Vedere il late late show oppure i dibattiti politici su RTEONE.
    Frequentare i colleghi fuori dal lavoro. E viaggiare. Non per forza lontanissimo. Anche intorno a Dublino ci sono centinaia di posti da scoprire.
    Ed ovviamente tenere sempre la sindrome sotto controllo.

    Gran bel post.

  • pallotron 5:25 pm on 4 settembre 2009 | #

    Mi dissocio dal post, non tanto per la descrizione del disintegrato, che puo’ corrispondere al vero, quanto per la sua denigrazione, a mio parere immeritata.

    “Sono coloro che vivono perfettamente sulla linea della volontaria esclusione dalla vita del paese ed uno stato accettabile di integrazione.”

    “Da un punto di vista logico la loro metodicità ha un senso, che però manca di alcuna sensazione o emozione. Questa assenza di emozioni li rende non-persone, puri enti fiscali.”

    “I disintegrati potrebbero essere definiti non-persone, dal momento in cui la l’essere umano si misura anche per la sua sfera irrazionale ed emotiva.”

    “Sono loro, appunto, le figure senza emozione che si muovono ogni mattina al nostro fianco”

    Facciamo l’esempio volutamente estremo dell’eremita che decide di andare a starsene per i cazzi suoi a meditare sopra una montagna totalmente estraniandosi dal mondo e dalla civita’.
    La sfera irrazionale ed emotiva puo’ averlo portato a quella scelta e quindi questo cozza con la tua definizione di non persona.
    Pur nel proprio isolamento si continua a pensare.

    Cogito ergo sum.

    E posso farlo anche in isolamento, da cio’ ne consegue che io SONO. e che quindi sono persona, e non “non-persona” :D

    Mi dispiace ma la mia religione e’ la logica :D

  • Lyndon 7:40 pm on 4 settembre 2009 | #

    Buon punto Pallotron, ma andiamo con ordine e logica.

    Parli di eremitaggio, che è una cosa ben diversa dal contesto in cui ho posizionato i disintegrati.

    L’eremitaggio è una forma di isolamento che tradizionalmente si mette in atto attraverso un allontanamento dalla civiltà e dalla socialità. La figura dell’eremità è cosa ben diversa da chi vive in un contesto sociale e ne trae i benefici senza poi partecipare alla comunione sociale ed ai contesti democratici, qualora ce ne siano.

    L’eremita, inoltre, si muove per ragioni spirituali ed intime per raggiungere nella solitudine dei livelli di trascendenza, che gli dovrebbero permettere un livello di conoscenza superiore. Questo, di certo, è opiniabile a mio vedere. Ma mi limito a riportare il simbolismo di cui la figura è stata caricata nel tempo.

    Quando parlo di non-persona, mi riferisco ad un concetto molto vicino a quello di nonluogo: ovvero tutti quei luoghi puramente di passaggio, che non hanno alcuna tendenza a storicizzarsi o rendersi identitari. Parimenti, una persona che si pone come strumento (o cosa), ha poco di identitario ed umano, almeno per come lo si intende dal punto di vista tradizionale.

    La definizione cartesiana del “Cogito Ergo Sum” si basa sull’autocoscienza di ognuno di noi. Io, difatti, non ho messo in dubbio la capacità di pensiero (e conseguente esistenza) dei disintegrati, ma ho sottolineato la loro assenza dai contesti sociali.

    La nonumanità è da interpretare sulla base di un deperimento delle proprie capacità sociali, intellettive, dalla pigrizia culturale e da uno spiccato attaccamento alla materialità e funzionalità delle cose.

    Nonumanità non vuol dire non-esistenza, poichè è essa stessa una dimensione deperita dell’umanità. Se è parte dell’umanità, allora si intenda che esista, ed ecco quindi che il paradosso che cercavi svanisce.

    Il tuo commento mi ha dato modo di rifinire meglio l’abbozzo di pensiero che oggi ho rigurgitato. ;)

  • Lyndon 7:51 pm on 4 settembre 2009 | #

    @Bacco1977: Ma se devo essere sincero il tuo lo vedo più come un isolamento eremitico (come diceva Pallotron) più che un disinteresse dalla tua vita in Irlanda. Per come ti ho conosciuto, faccio fatica a vederti apatico e disinteressato al contesto che ti sta attorno.

  • M4rcu2 7:57 pm on 4 settembre 2009 | #

    wow bel post, nel senso descrittivo della personalita, ma prima ancora di leggere il commento di pallotron stavo per scrivere qualcosa di simile seppur molto piu semplice, cioe:

    I “disintegrati” possono avere una sfera emozionale molto privata senza per questo essere zombie.
    anche io me ne sbatto di politica ed economia ma ogni giorno ho i miei “sorrisi sommessi” che anche se non si notano per me valgono molto. diciamo che se la mettiamo cosi anche io mi sento un disintegrato, ma tanto devo star qua un solo altro mese che me ne frega del politico di turno :D
    nello stesso tempo respiro e godo l irlanda a pieni polmoni, mi sta piacendo stare qua.

    ciao dal tuo compaesano ;)

    PS: e poi dai, diciamolo! prima o poi farai un post su tutti quelli che si “fingono” superinteressati all irlanda e ad esternare le emozioni cosi non sembrano disintegrati :P

  • Lyndon 9:25 am on 5 settembre 2009 | #

    Ciao Marco, grazie per il commento.

    Il distinguo che fai è pertinente, ma attenzione a non confondere un atteggiamento esistenziale con uno sociale. Sebbene entrambi possano essere strettamente correlati, possono anche essere opposti. Mi spiego.

    Ammettiamo che io sia una persona interiormente molto curiosa ma esteriormente molto timida. La timidizza esteriore sarebbe quindi solo un relativo freno alla curiosità per l’ambiente circostante. Questi vuol dire che non intendo mettere in quella categoria tutti quelli che per trascorsi e carattere si trovano in momento di “down” ed hanno un atteggiamento passivo rispetto al quotidiano.

    Il disintegrato non ha alcun interesse per l’ambiente circostante, potrebbe vivere ovunque purchè ci sia lavoro. Questo è il punto ragazzi.

    La nonpersona è un prodotto del nostro sistema.

    La disumanizzazione è il nostro traguardo futuro, in questo, credetemi, da parte mia non c’è alcuna critica o presa di posizione, perchè tutti noi siamo coinvolti nella costruzione di queste derive.

    Riguardo al post su gli ultras dell’Irlanda ci avevo già pensato. Tutto a suo tempo, non preoccuparti!

    Domenica ricomincia l’avventura rossoblu, non dimenticarlo! ;)

  • pallotron 10:58 am on 5 settembre 2009 | #

    La definizione cartesiana del “Cogito Ergo Sum” si basa sull’autocoscienza di ognuno di noi. Io, difatti, non ho messo in dubbio la capacità di pensiero (e conseguente esistenza) dei disintegrati, ma ho sottolineato la loro assenza dai contesti sociali.

    che non e’ denigrabile in quanto potrebbe venire da un ragionamento piu’ o meno complesso di cui tu o io non potremmo mai venire a conoscenza. ma tu che ne sai della persona che incroci per strada per 2 secondi e mezzo? o con cui condividi una corsa di autobus? e’ facile pensare che quella persona sia una nullita’ perche’ ci rassicura internamente.
    a me pare un attegiamento di chi pensa: “guarda a tutti questi sfigati qui dentro, con le loro infime vite”. io sono piu’ per il vivi e lascia vivere. rispetti le regole non scritte che ci consentono di vivere in armonia (no, non le stupide leggi) ew puoi stare dove vuoi. non mi importa cio’ che fai. non mi importa cosa pensi, non mi importa se ti integri o no, mi importa solo se il tuo comportamento incide negativamente su me e sugli altri.
    non giudico e non voglio essere giudicato. e non mi espongo a analisi sociologiche, o se lo faccio lo faccio col dovuto distacco.
    insomma va bene l’analisi sociologica di un fenomeno ma l’attegiamento che usi nel parlare di questi fatti e’ un po’ fuori luogo IMHO. non sto insultando. solo esponendo come la penso sul blog :)

    La nonumanità è da interpretare sulla base di un deperimento delle proprie capacità sociali, intellettive, dalla pigrizia culturale e da uno spiccato attaccamento alla materialità e funzionalità delle cose.</blockquote?

    Si puo' essere cosi', deperiti intellettivamente, pigri culturalnebte, anche sembrando assolutamente non-disintegrato.

    Al prossimo post!

  • Lyndon 9:27 am on 6 settembre 2009 | #

    @Pallotron: Tranquillo, stiamo avendo una tranquilla discussione sul tema. Ben vengano le critiche, sopratutto quando non sono personali e si attengono ai contenuti.

    Torniamo a noi.

    “che non e’ denigrabile in quanto potrebbe venire da un ragionamento piu’ o meno complesso di cui tu o io non potremmo mai venire a conoscenza. ma tu che ne sai della persona che incroci per strada per 2 secondi e mezzo? o con cui condividi una corsa di autobus? e’ facile pensare che quella persona sia una nullita’ perche’ ci rassicura internamente.”

    Mi rimane veramente difficile considerare ogni singola avventura esistenziale, che seppur io rispetti e riconosca, si va inesorabilmente ad incasellare in grandi insiemi. In questi grandi insiemi, poi, ne esistono altri più piccoli che contengono le nostre vite, e così via all’infinito.

    “a me pare un attegiamento di chi pensa: “guarda a tutti questi sfigati qui dentro, con le loro infime vite””

    Grazie, hai sottolineato un sentimento che penso abbiano molti leggendo il blog. Ho preso la palla al balzo per pubblicare un Disclaimer (cfr. ultimo post).

    “puoi stare dove vuoi. non mi importa cio’ che fai. non mi importa cosa pensi, non mi importa se ti integri o no, mi importa solo se il tuo comportamento incide negativamente su me e sugli altri.”

    Tutti influiscono su gli altri. Che tu lo voglia o no, ogni singola parola o azione muta gli equilibri del vissuto e del futuro. Dire “non mi importa quello che fai” è molto retorico e riduttivo, lasciamelo dire. Questo ammetterebbe che dovremmo lanciare alle ortiche qualsiasi tentativo di analisi psicologica, psichiatrica, sociologica e filosofica, solo perchè nessuno si deve permettere di elaborare un ragionamento peche rchè potrebbe offendere una qualsiasi entità Y persa nel mondo.

    “mi importa solo se il tuo comportamento incide negativamente su me e sugli altri.”

    Questo è logico ma puo’ essere anche un po’ riduttivo. Una azione è positiva se lo è intrinsicamente e lo è anche nel suo effetto finale. Questo ammette che una azione positiva nel breve termine potrebbe anche essere negativa nel lungo. Sembra paradossale ma è così. Con questo voglio intendere che a volte è utile stabilire il valore di tutto quello che facciamo, anche se al momento ci sembra che sia utile al prossimo o meno. Al contrario, una azione che può sembrare lesiva inizialmente può dare i suoi frutti nel futuro. Quando ad esempio si applicano leggi restrittive della libertà personale, sembrano nell’immediato negative, ma possono essere positive nel tempo. Con questo non voglio dire che supporto le coercizioni della libertà personale. Penso che sia io che te, siamo d’accordo sulla libertà di pensiero e di espressione.

    “va bene l’analisi sociologica di un fenomeno ma l’attegiamento che usi nel parlare di questi fatti e’ un po’ fuori luogo IMHO. non sto insultando. solo esponendo come la penso sul blog”

    Accetto la critica di buon grado, poichè il mio tono è spesso supponente. Questo è un mio difetto riconosciuto e difficilmente sanabile. Touchè.

    Aggiungo però, che spesso non è simpatico essere insultati o denigrati (non mi riferisco a te Pallotron) quando si faccia un tentativo andare un pochino più in profondità su argomenti, che seppur siano delle speculazioni, potrebbero aiutarci a maturare degli atteggiamenti diversi.

    Il comportamento per cui:

    Dico A.
    Qualcuno risponde B
    Rispondo a B con C.
    Finisce con B che mi dice “allora sei uno stronzo.”

    E’ un cliche che conosco bene, e che terrò lontano da queste pagine. Uomini avvisati, mezzi salvati. ;)

    Buona domenica a tutti. ;)

  • Lyndon 2:31 pm on 6 settembre 2009 | #

    Ho corretto il commento precedente, era a tratti incomprensibile. Chiedo scusa.

  • pedro 2:50 pm on 7 settembre 2009 | #

    “Il disintegrato non ha alcun interesse per l’ambiente circostante, potrebbe vivere ovunque purchè ci sia lavoro. Questo è il punto ragazzi.
    La nonpersona è un prodotto del nostro sistema.”
    pur essendo critico con i “tempi moderni”, con il “sistema moderno” che vuole l’individualismo a tutti i costi, devo pero’ farti notare che (probabilemnte, visto che non c’ero) anche gli immigrati degli anni 40/50/60 vivevano questa condizione.
    credo dipenda da cosa si vuole.
    trovare un lavoro, cercare di raccogliere quanto piu’ possibile per ritornare al proprio paese prima o poi, genera questa figura.
    non volere attaccare radici con il posto in cui si vive, volutamente temporaneamente.
    le vedo comunque come tagioni valide, non per tutti è facile spostarsi altrove.
    molti la vedono una sconfitta personale, non essere riusciti a realizzarsi nella propria nazione, città.
    pur non identificandomi con i disintegrati, posso capirne le loro ragioni.

  • Baund 1:04 am on 8 settembre 2009 | #

    Mi identifico completamente col punto di vista di Lyndon – che colgo l’occasione di ringraziare per aver linkato il mio (volutamente) molto meno serio blog – e devo dire di aver provato a volte una forte irritazione nei confronti dei connazionali chiusi nella propria routine, nel cercato rifiuto della realta’ che li circonda qui in Irlanda.

    Tra luoghi comuni, ostentato disprezzo per l’ “inferiorita’ culturale” degli irlandesi, per la mancanza di “qualsiasi cosa bella, dal cibo ai monumenti”, mi sono sentito dire di tutto, in questi ultimi 2 anni. Non senza mia repliche e successive discussioni durate ore con chi, solitamente, non esce dalla propria stanzetta se non per la spesa da pura sussistenza e per il lavoro. E che quindi non puo’ giudicare assolutamente nulla, non avendolo visto (nemmeno indirettamente, scherzi, “guardare questo schifo di TV irlandese?!”). Puri pregiudizi, insomma.

    Poi pero’… poi pero’ sono giunto alla conclusione piu’ ovvia: come scrive pedro, non per tutti e’ facile trasferirsi all’estero, mentalmente parlando. Non per tutti e’ un inizio, una fonte di nuove esperienze. Per qualcuno che ne e’ stato costretto, e che non ha altre ambizioni che non siano l’incassare, e’ una sconfitta, attutita solo dal crescente conto in banca.

    L’ovvia conclusione e’ insomma che questo autoisolamento, questo chiudersi nei soli riti della pizza con italiani, del derby al pub (con italiani), e basta, sia dovuto alla paura, al timore di non essere adeguati. E da quel punto di vista mi dispiace per loro.

    Ma chi di noi lo e’, adeguato a un’Irlanda che conosciamo da poco? Chi di noi lo era, appena arrivato? E soprattutto: quanto abbiamo voluto conoscere davvero, per eliminare il gap? La soluzione sta nell’approccio, piu’ che nei suoi risultati. Ma per qualcuno non c’e’ speranza.

  • Baund 1:06 am on 8 settembre 2009 | #

    Commento ulteriore solo per attivare l’URL sul mio nick, avevo lasciato il campo in bianco ;-)

  • bacco1977 1:52 pm on 8 settembre 2009 | #

    @Baund

    Infatti io ho scritto che sono stato un disintegrato.
    Ed in passato pure molto sindromato.
    Ora sono in cura.
    Il dott. Lyndon mi segue con pazienza…

  • Lyndon 10:10 pm on 8 settembre 2009 | #

    @pedro: Sulle ragioni sono d’accordo con te.

    In termini morali il disintegrato non compie teoricamente alcuna azione negativa: rispetta la legge, ha un lavoro, paga le tasse da bravo cittadino, onora i doveri matrimoniali e riproduttivi. Potenzialmente è un cittadino modello. Il problema è che il cittadino modello è appunto il disintegrato poichè potrebbe rappresentare l’opposto del concetto di partecipazione alla cosa pubblica. Lavora, paga le tasse e non disturba.

    @Baund: Devo svelarti un mistero: i soggetti che mi hanno ispirato non sono italiani. Almeno per una volta devo ammetterlo. Sinceramente penso che sia uno stato comune di molti immigrati e rimane che per tutti noi è difficile integrarsi per tanti motivi. Poi, lo slancio personale aiuta sinceramente ad uscire da queste zone liminali.

    Cerca di aggiornare di più il tuo blog. ;)

    @bacco1977: Ci potremmo definire disintegrati attivi in cerca di salvezza? A proposito… hai preso le tue pillole? :)

    Molto probilmente integrerò questo post con un altro, spero di averne le forze.

  • pedro 11:59 am on 9 settembre 2009 | #

    mi sa che ogni paese ha disintegrati indigeni, mentre in italia invece abbiamo i cassintegrati…:(

    lyndon sarei curioso del post sugli “ultras” in irlanda, avrei qualche ragione per partecipare alla discussione…;)

  • Lyndon 1:07 pm on 22 settembre 2009 | #

    @pedro: Spero di riuscirne ad elaborare uno Sono, putroppo, molto lento nella composizione del tutto.


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