• 11:17:16 am on ottobre 25, 2009 | 10

    Ho visto Truman Burbank al Tesco, I.

    « Caso mai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buona sera e buona notte! »

    (Truman Burbank, The Truman Show, 1998)

    Chiunque ha l’aspettativa di trovare il proprio luogo ideale. Quel posto dove tutto è costruito secondo le nostre aspettative, quelle che sono esclusive e fanno parte del nostro personale mondo emozionale.

    Molti di noi, che si trovano per varie ragioni a viaggiare su varie latitudini della terra, sono accomunati dal desiderio di trovare il proprio luogo ideale. Questo desiderio è tanto più forte quando ci si trova completamente sradicati dal proprio luogo di origine. Si comincia, così, ad elaborare ed idealizzare un prototipo di luogo geografico che corrisponda ai nostri desideri.

    A volte il luogo ideale è rappresentato da quello di nascita o laddove abbiamo vissuto per maggior parte del nostro tempo. Spesso, questa è un’idealizzazione elaborata per mezzo di una accurata selezione dei nostri ricordi. Per la costruzione del nostro mondo ideale vengono accuratamente scelte solo le parti migliori, cercando di disfarsi di tutto il negativo e il dannoso. Affettiamo con cura le parti del nostro cervello, cercandone l’arista come fossimo degli abili macellai.

    A questa personale selezione si va ad aggiungere tutto l’imbastimento letterario, cinematografico, storico e musicale, che hanno contribuito ad anabolizzare la realtà, costruendo modelli di felicità e serenità che sono più verosimili che veri, o meglio sono inverosimili.

    Quel luogo, è quindi un’elaborazione della nostra mente, un’insieme di idee, pensieri ed immagini che formano un quadro ben preciso, ritagliato perfettamente secondo le nostre forme. Un mondo dove nessuno dei suoi abitanti possa nuocerci o spaventarci. Un luogo dove potersi muovere agevolmente, dove tutto sembri familiare ed accogliente e dove si abbia controllo e cognizione di ogni cosa. E’ un desiderio di onniscenza ed onnipotenza, dove anche lo sconosciuto sia controllabile e manipolabile. Un sensazione paragonabile alla visione di una invitante scollatura; è solo la sua idea che ci affascina perché so già cosa troverò oltre. Nessuna sorpresa indesiderata, tutto è controllato secondo la propria personale trama.

    )

    Ognuno vive la propria geografia privata, idealizzando luoghi lontani e che un giorno forse verranno raggiunti fisicamente. Quello che cerchiamo, in sostanza, è il nostro Eden terreno.

    Il luogo ideale sei tu e ne sei la deità principale.

    Il luogo reale, invece, è esattamente quello che non si adatta a noi e che non avrà mai una percentuale di appetibilità troppo alta. Di norma non è mai il luogo in cui si sta vivendo, è sempre qualcosa di lontano ed irraggiungibile.

    Il luogo reale è costituito da un insieme di norme, prassi e canoni che sono il risultato di un cultura e di uno spirito che le pervade. La sua essenza più profonda è delineata da una moltitudine di persone che lo abitano e lo hanno vissuto. Per questo motivo, raramente ci si potrà ritrovare in ogni suo aspetto, provocando, in percentuali diverse, un senso di insoddisfazione e frustrazione.

    Il luogo reale non sei tu, tu ne sei solo una minima parte.

    La ragione per cui mondo ideale e mondo reale difficilmente collimano, è nella loro stessa natura. Il mondo ideale è una costruzione soggettiva e seppur sia il prodotto di conoscenze reali, è comunque una nostra personale elaborazione. Il luogo reale, invece, è costituito da una somma di più soggettività passate e presenti, che si esprimono nel Genius Loci, che ne è l’anima invisibile ed il carattere identificativo.

    Troppo spesso perdiamo le forze cercando di far combaciare la nostra idealizzazione con il luogo in cui viviamo. Questo è spesso un sforzo vano, poiché si realizza che esiste l’impossibilità di adattare completamente gli ambienti reali a propria misura. Allora una via di salvezza è crearsi piccole dimensioni personali, come oasi in cui rifugiarsi ed in cui sistemare tutto a proprio piacimento. Più la dimensione personale si espande e maggiormente si ingrandirà la frattura che ci divide da quella reale e dalla sua conseguente contaminazione.

    L’ideale ed il reale si scontrano qualora si abbia la pretesa di mescolarli forzatamente a proprio pro , quando probabilmente è possibile che possano solamente  aderire vicendevolmente contaminandosi. Se non siete quindi dotati di enorme potere politico e finanziario, dimenticate pure di vedere edificata la vostra grande idealizzazione. Ma una cosa potete farla: raccontarla. Non costa nulla ed a molti ha dato l’eternità.

    Ed è così che incontro sempre Truman al Tesco, che mi saluta chiamandomi Truman. Se  mi giro intorno ce ne sono a centinaia, tutti come noi: vettori di mondi ideali, incarcerati nel mondo reale. Quello stupendo luogo inospitale.

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Comments

  • andima 9:49 pm on 25 ottobre 2009 | #

    > Ed è così che incontro sempre Truman al Tesco, che mi saluta chiamandomi Truman. Se mi giro intorno ce ne sono a centinaia, tutti come noi: vettori di mondi ideali, incarcerati nel mondo reale. Quello stupendo luogo inospitale.

    dopo una lettura piena di consensi, la chiusura e’ davvero lodevole, grazie per la condivisione di pensieri

  • Lyndon 10:00 am on 26 ottobre 2009 | #

    @Andima: Grazie a te.

    Devo dire che è ancora tutto molto incompleto, ma ci sto lavorando su. Sono sempre molto lento e farraginoso. Magari tra un anno posto il seguito…

  • bacco1977 10:45 am on 26 ottobre 2009 | #

    Devo ammettere che condivido veramente tutto, ed ho ben poco da aggiungere.
    Hai visto anche tu truman sabato sera? “on the telly i mean”
    :)

  • Lyndon 11:00 am on 26 ottobre 2009 | #

    @Bacco1977: Putroppo no, ero fuori casa.

    Rimane comunque un film molto interessante, al di là degli aspetti parodici del mondo dei Reality Show, mi ha sempre intrigato come nel film si evidenzi come la realtà possa essere anche falsa e vera allo stesso tempo. Nel caso di Truman è veramente falsa, ovvero è una metafora della nostre realtà, ma nulla di più. Ma questo ammetterebbe il primato della nostra realtà su altre. Ecco perchè, alla fine, siamo tutti dei Truman volenti o nolenti.

    Se ne possono fare molte letture. Devo vederlo in inglese ancora, peccato che me lo sia perso sabato…

  • bacco1977 11:11 am on 26 ottobre 2009 | #

    Ora pero’, bisogna che riprendiamo a fare i cattivi.
    Mi dispiace , ma qualcuno lo deve pur fare.

    Quanto Truman e’ sindromato, e quanto il sindromato e’ Truman?
    Ed in tutto questo il disintegrato dove lo collochiamo?
    E se Truman e sindromato, o il sindromato e’ Truman..Perche’ l’ODIO?

    Mi dispiace, ma non puoi esimerti….

  • Lyndon 11:37 am on 26 ottobre 2009 | #

    Non mi esimo, ma credo che il post riguardi tutti.

    Faccio solo una fermata nella stazione, ma vorrei proseguire con il ragionamento allargandolo il più possibile.

    Passo a risponderti.

    Se devo fare un relazione con i sindromati, posso dire che di certo sono coloro che hanno una cieca fiducia nel loro mondo ideale e che pretendono che realtà sia quello che loro hanno costruito dentro di loro. Immaginano un mondo ideale che sia quanto più verosimile e vorrebbero che tutto fosse così. e.g l’Italia che loro immaginano, non esiste. L’Irlanda che loro vedono, non esiste.

    Quando si rendono conte dell’impossibilità di plasmare tutta la realtà intorno a loro, battono i piedi e strillano. Con le conseguenze che tutti conosciamo.

    Mi chiedi perchè secondo te odiano. Ti dico che secondo me odiano perchè la frustrazione sale a livelli altissimi e sono incapacitati a modellare la realtà secondo i loro voleri. Tu, oppositore della loro idea, diventi l’elemento sbagliato della loro allucinazione e per questo ti odiano.

    Truman, in quanto inconsapevole marionetta dell’umanità, non è un Sindromato. Non lo è perchè lui si chiede solo dove sia il confine tra il verità e la finzione. Truman vuole sapere, è un campione dello gnosticismo. Lui si sente vero in un mondo finto e si sentirà finto nel mondo vero. Questa è la sua maledizione, che va al di la di quello che le persone vere vivono in mondo vero.

    Siamo tutti Truman, quando costruiamo l’allucinazione del nostro mondo dentro di noi. Poi sta a noi capire se e come si possa applicare al reale.

  • bacco1977 11:58 am on 26 ottobre 2009 | #

    bella risposta.
    Allora mi sento un po’ Truman anche io.
    Con un’immensa sete di sapere.

  • Lyndon 12:02 pm on 26 ottobre 2009 | #

    @Bacco: “Allora mi sento un po’ Truman anche io.
    Con un’immensa sete di sapere.”

    Sintesi perfetta. ;)

  • ER 12:19 pm on 26 ottobre 2009 | #

    Sono daccordo sul fatto che Truman non sia un sindromato, ma quando comincia ad avere sete di sapere, quando comincia a desiderare cambiamenti perche’ qualcosa nella sua vita non va’ secondo me diventa una sorta di disintegrato nella sua stessa realta’…e se la Sindrome avesse caratteristica di ciclicita’?

  • Lyndon 9:42 pm on 26 ottobre 2009 | #

    ER: Si, a volte si è insoddisfatti della propria realtà e se ne cerca un’altra. Trovata la nuova si comincia da zero, finchè non si arriva a saturazione. Quindi, si, potrebbe esserci ciclicità. Poi dipende dal soggetto, ovviamente.


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