• 08:27:45 pm on novembre 30, 2009 | 5
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    Intelletti mobili.

    Consiglio a tutti un attenta lettura di quanto Bacco ha postato oggi. Lo trovate qui.

    Al suo intervento mi allaccio e mi permetto di estendere. Ritengo l’argomento fondamentale, perché ci riguarda. Ci riguarda perché noi siamo i prodotti dell’Italia degli ultimi 40 anni. Noi, i nuovi emigranti, non più dotati di valigia cartonata ma di computer portatili e penne usb.

    Quando eravamo in Italia, dopo che le nostre famiglie si sono svenate per darci una formazione culturale ed intellettuale decente, qualcuno ci chiese di passare all’euro e lo facemmo senza lamentarci tanto. Dopo qualche anno, al riconosciuto fallimento del nostro sistema di sviluppo, ci chiesero di diventare flessibili e lo facemmo. Lamentandoci.

    Poi ci prendemmo gusto, e divenimmo molto flessibili. Ci flettemmo così tanto da andarcene. Ognuno coscientemente sviluppò la libertà personale di muoversi liberamente nel mercato del lavoro.

    Fu così che migliaia di professionisti, scienziati, ricercatori, intellettuali, laureati e specialisti cominciarono a levare le tele dallo stivale, per cercare fortuna altrove. L’Italia cominciò a svuotarsi, perchè i suoi pargoli, presi in gran parte a calci nel culo, si stufarono e presero in parola i governi.

    “Flettetevi!”, ci dicevano. E noi, stufi dei 90° gradi, capimmo che tornare ad essere Homo Erectus non era poi così male.

    Fu così che diventammo intelletti mobili.

    Da quel punto in poi, una schiera di menti pensanti cominciò a spazoiare liberamente e agilmente per il mondo. Ora in Scozia, poi negli USA, passando per una puntatina nel centro Europa.

    Ora, gli intelletti mobili si muovono dove trovano mecenati disposti a pagare per il loro valore. Se un mecenate mi vuole e da un valore economico al mio supposto talento, allora io creo per lui, e lui mi paga. Nessun carità e nessun favore peloso. Soldi per talento, do ut des.

    L’intelletto mobile vuole fare e vuole fare grandi cose e va dove gli danno la possibilità di farle, senza rimorsi e senza troppe pene. L’intelletto mobile è spietato a suo modo, se vuole fare una cosa cerca di farla e si offre al miglior offerente, sia in termini economici che di strutture e supporto. Non si affeziona a nessun padrone, mecenate o mentore. Lui vuole solo fare cose.

    L’Intelletto mobile è stufo degli amichetti degli amichetti che ti devono presentare al capetto di turno. E’ stufo di non ricevere risposte chiare quando lavora. Non sopporta chi non sa neanche scrivere una mail in ambito professionale. E’ stufo di doversi alzare dalla sedia per chiedere quando gli pagheranno lo stipendio. Lui deve pensare a fare, il prendere deve essere un automatismo.

    L’intelletto mobile quando è stufo e vuole fare cose, si muove.

    Quando ce ne andammo non disse niente nessuno, perché c’era una fila di disperati pronti a rimpiazzarci. Non eravamo indispensabili, al tempo. Intanto il paese si svuotava (e si svuota) di intelletti e menti che se ne vanno facendo arricchire economicamente e culturalmente altri paesi.

    Qualcuno ci accuserà di non combattere. Ad accusarci saranno gli stessi che vivono delle rappresentazioni della lotta, di quelli che non alzano mai un dito ma hanno la lingua lesta e liscia.

    Intanto le nostri menti lavorano da Google e creano il nuovo mondo. Fanno ricerca scientifica e cercano di migliorare il mondo di quelli che creano i nuovi mondi. Poi c’è chi il mondo lo disegna e lo strombazza con la propria creatività. E tutti gli altri, come i quasi 6000 italiani che vivono in Irlanda.

    Molti di questi non erano indispensabili in Italia. Ora lo sono e si adoperano per costruire la nuova Irlanda. Si, perchè questo paese lo stiamo costruendo anche noi, pur essendo dei noiosissimi lamentoni ed arroganti.

    Ed è così che gli indesiderati in terra patria, costruiscono la nuova Irlanda. Da desiderati.

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Comments

  • vinz 8:04 am on 1 dicembre 2009 | #

    >Soldi per talento, do ut des.
    Magnifico. E’ bene dirle ogni tanto le cose come stanno, squarciando quel velo di ipocrisia mista a retorica quando si parla di questi argomenti.
    Non era Brecht che diceva più o meno che ogni lavoro è una forma di prostuzione? Non vendiamo il nostro tempo per il denaro? Il tempo non è altro che un pezzo della nostra esistenza.
    Chi vorrebbe mai passarlo volontariamente dinanzi ad un monitor per otto ore al giorno quando ci sono un infinità di libri che non leggeremo mai, di musica che non ascolteremo, posti che non vedremo, gente che non conosceremo perchè il tempo che ci è dato è limitato?
    Do ut des. That’s it.

    >Qualcuno ci accuserà di non combattere.
    Certo, perchè no. Ci va di fare i Robin hood. Ma ci aspetteremmo che gli oppressi abbiano voglia di emanciparsi, che non facciano al contrario il tifo per lo sceriffo di Nottingham. Altrimenti questa voglia svanisce in una frazione di secondo.

    Complimenti per il blog.
    Vinz

  • Lyndon 9:14 am on 1 dicembre 2009 | #

    @Vinz: Grazie per il commento. Spero di ricambiare quanto prima, la mancanza di tempo, appunto, mi affligge.

    Si, penso che la componente economica sia importante, perche’ ci permette di fare altre cose, sopratutto quelle che amiamo. Non vado a vendere la mia anima per 8 ore al giorno per delle pacche sulle spalle, ma per qualcosa che mi permetta di raggiungere altro. Che poi sia crescita culturale, professionale e spirituale, riguarda ogni singolo.

    Eh si, non sai quanti ribelli con le pantofole ho incontrato. Tutti pronti a dirti bravo per poi lasciarti in braghe di tela da solo. Se fosse per loro ci sarebbero 1000 Duce, 1000 Stalin e 1000 movimenti terroristici in Italia.

  • Gabriele Massari 9:29 am on 1 dicembre 2009 | #

    Amen…

    Ho passato gli utlimi 5 anni della mia vita da “formatore professionale”…avevo una visione dello spaccato sociale…proprio dalla faglia…

    Sopra di me un sistema regionale basato sullo scambio di voti e l’ottenere fondi europei da investire il 5% sulle apparecchiature dedicate alla formazione, ed il restante 95% a fare “congressi” a Dubai.

    Sotto di me, un mondo di giovani menti che veniva da me a “imparare una professione”. In realtá su 20 alunni, 10 erano costretti dai genitori a fare qualcosa, 5 lo facevano per non dire di essere disoccupati, 3 seguivano una ragazza, 2 erano realmente interessati.

    E NON AVEVANO VOGLIA di trovare un lavoro. Tanto c’é disoccupazione. Non cambierá mai niente.

    Fuck Off…cambia tu.

    E dopo 5 anni ( e 5 precedenti di lavori comunque poco soddisfacenti, sotto diversi aspetti ) abbiamo preso anche noi il nostro portatile di cartone. E siamo qui.

    Soddisfatti? sicuramente
    Contenti? A lot
    Realizzati? forse mai. ma di certo possiamo dire che non ci siamo solo lamentati.

  • Lyndon 9:39 am on 1 dicembre 2009 | #

    @Gabriele: Si, quelli li possiamo incasellare tra i senzienti immobili. Coloro che non vogliono fare nulla, se lo fanno sono controvoglia ma hanno una grande padronanza della retorica. E la usano per dare la colpa. A te.

    Colpiscono te che fai cose; solo che a loro spesso non piacciono e pur non facendole loro, vogliono che tu le faccia diversamente. O meglio, che tu non le faccia.

    Hai ragione: Fuck off lads, cambiate voi.

  • bacco1977 10:38 am on 1 dicembre 2009 | #

    Posso solo quotare e non aggiungerew altro. Vinz e Gabriele hanno integrato alla perfezione.

    Mi permetto di sottolineare una frase:

    “Ed è così che gli indesiderati in terra patria, costruiscono la nuova Irlanda. Da desiderati. ”

    Quello che nessuno capisce e’ che questo paese in via di costruzione los tiamo costruendo anche noi..


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