• 01:46:35 pm on dicembre 10, 2009 | 12
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    L’insostenibile demenza dell’applauso.

    Chiunque abbia mai volato con dei connazionali avrà sicuramente notato una particolarità comportamentale all’atterraggio dell’aereo: l’applauso.

    Questo gesto identifica in genere chi sia italiano o meno su un qualsiasi volo. La frequenza con cui mi è capitato nei voli di ritorno in Irlanda è altissima.

    Di norma mi imbarco a Bologna, volo tranquillo e all’atterraggio scatta l’applauso al comandante. A volte si odono anche grida di giubilo e gioia. L’atterraggio diventa così un evento straordinario ed il comandante il salvifico nocchiero. L’Italiano, cosi’, applaude per complimentarsi per il bel lavoro fatto , visto che non può farlo dando fisicamente delle belle pacche sulla spalla del pilota.

    Da un punto vista personale trovo questa usanza assolutamente demente. Non trovo nulla di straordinario nell’atterrare, visto che è una azione che i piloti di aereo compiono costantemente ed è sostanzialmente una prassi, imprevisti permettendo. Ma questo è un giudizio estramemente personale.

    Razionalmente non dovrei stupirmi di questa pratica, perchè il clapping è ormai praticamente utilizzato per sottolineare qualsiasi tipo di evento toccante o fenomenale. Si applaudono i morti, i vivi, i personaggi di fantasia, le divinità, gli animali. Tutto.

    Qualsiasi cosa che esca dal parametro della banalità quotidiana è plausibile di giubilo e stupore, quindi un bel rumoroso applauso e’ praticamente sempre dovuto.

    La mia generazione, come altre, è stata addestrata sapientemente alla patetica retorica dell’applauso. Persone, che come me, sono cresciute sotto l’influenza del Drive In, dove applausi e risate erano parte del copione,  utilizza questa forma  di congratulazione o ringraziamento in qualsiasi occasione. Il Drive In, esatto. Quel programma un po’ insulso che guardavamo da piccoli, dove procaci antesignane delle veline, esibivano il loro corpo al suono di applausi e risate precotte e pecorecce.

    [youtube http://www.youtube.com/watch?v=Ct2zN0R3SR8&hl=en_US&fs=1&%5D

    Questa e’ vera e propria educazione all’applauso. La mia prima esperienza fu alle scuole elementari. Una volta ci portarono come ospiti a “Ok il prezzo e’ giusto” per ragazzi. Li, un omino ci insegno’ come e quando applaudire, rassicurandoci che ci avrebbe incitato lui a farlo.

    Nel tempo l’applauso si è esteso praticamente a tutte le altre occasioni e democraticamente viene concesso a tutti, anche alla più inutile manifestazione umana. Con l’applauso ti dico “Bravo” e lo faccio chiassosamente contagiando tutti i miei vicini.

    L’applauso è una manifestazione virale di un consenso chiassoso e sgangherato.

    Dal mondo artistico e mediatico, l’applauso arriva lentamente anche ai funerali. L’alfa dell’applauso funebre è fissato per molti in quello di Anna Magnani nel 1973. In cui uno scroscio di applausi accompagnò la salma dell’artista. Al tempo poteva essere giustificato dal valore artistico della defunta attrice, tributata come avrebbe sempre preferito: con uno scroscio lungo e sincero di battimani.  Da qui l’applauso diventa una prassi in molte celebrazioni sacre, dove, un tempo,  il silenzio ed il raccoglimento erano ritenuto più consoni.

    Anche la salma di Aldo Moro fu tributata di un lungo applauso. La tensione mediatica su di lui fu, ai tempi, già consistente. Quello non fu solo un tragico omicidio politico, ma anche una prima prova tecnica di trasformazione di eventi reali in televisivi.

    Ad oggi, nei minuti di silenzio, si applaude, anche se sarebbero di silenzio. Il termine silenzio perde quindi completamente il suo valore semantico. Silenzio, quindi, e’ qualcosa che non sia la totale assenza di qualsiasi suono. Se applaudo, produco silenzio, che poi non lo e’.

    La vita diventa uno spettacolare spettacolo e l’inverosimile televisivo e’ anche nel reale. Sicché anche un piatto caduto in cucina è motivo gaudio e battimani. Tutto è rivolto a battere il silenzio, ormai un imbarazzante retaggio di un passato in bianco e nero.

    L’italiano è un popolo sinestetico. Noi amiamo esprimere ed evocare le nostre emozioni nei modi più vari: applaudiamo, urliamo, ci dimeniamo, ci irroriamo di essenze e profumi e gesticoliamo ampiamente per descrivere cio’ di cui stiamo parlando.

    Ed e’ cosi’, che ora,  applaudiamo anche ad un cazzo di atterraggio.

    Applausi, grazie.

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Comments

  • ER 2:15 pm on 10 dicembre 2009 | #

    ieri sera ho fatto il pane a casa,
    ho sfornato un profumatissimo sfilatino da 1 kg
    avrei gradito degli applausi!

  • Lyndon 2:19 pm on 10 dicembre 2009 | #

    E sarebbero stati molto meritati.
    Altro che comandante della Ryanair!

  • bacco1977 2:26 pm on 10 dicembre 2009 | #

    applausi ad ER!
    ed applausi, non sgangherati ma scroscianti e solenni, anche a questo post.

  • pedro 10:26 pm on 10 dicembre 2009 | #

    applausi anche da parte mia.

    però vorrei fare un paragone, gli italiani applaudono agli atterraggi (eh va bene, sarà banale, ma alla fine tra milioni di difetti, lo metto tra gli ultimi posti), ai funerali (questo no! è qualcosa che non sopporto!) o durante i minuti di silenzio (come già detto sapientemente, un terribile ed insensato controsenso, mi scuso per il gioco di parole).
    il termine bravo, è usato quasi internazionalmente, forse derivando proprio dall’uso, associato all’applauso, che gli italiani sono soliti (erano visto che ormai la tv ha fagocitato ogni altra forma artistica) esternare durante concerti o rappresentazioni teatrali.

    quindi, ripeto, quasi quasi, teniamoceli stretti gli italiani che colorano un triste e noioso volo aereo.

    mi sorge anche un paragone con l’irlandese che scende dal bus e ringrazia l’autista…di cosa?
    per averlo accompagnato gratis a destinazione?
    non credo, visti gli esosi costi della fuckin bus!
    di averlo trasportato sano e salvo? ci mancherebbe, se un atterraggio non merita un applauso, figurarsi pochi km di strada asfaltata!
    per aver svolto il suo lavoro? a parte che spesso i bus irlandesi sono in ritardo, ma come mai mnon ringraziamo l’operaio, il lattaio, il postino, il professore, l’impiegato del comune?

    fischi a questo commento sono ammessi.

  • Lyndon 10:40 pm on 10 dicembre 2009 | #

    @pedro: Hai perfettamente ragione. Il “Thank you” all’autista del bus è una forma esagerata di riconoscimento ad un qualcosa di risibile. La differenza è proprio nella fragorosità del riconoscimento, mentre noi tendiamo alla acclamazione plateale (cfr. spettacoli al Colosseo) l’irlandese si limita ad un pacato “Thank you”. Sono due modi diversi di esprimere soddisfazione per un qualcosa. E convengo, entrambi quasi inutili.

    Applausi anche per te.

  • bacco1977 11:37 am on 11 dicembre 2009 | #

    @pedro
    e’ proprio questo il punto
    L’irlandese ringrazia anche il lattaio, l’operaio, l’impiegato…….
    Thank you!]

  • Lyndon 11:50 am on 11 dicembre 2009 | #

    Non parliamo dell'”How are you?”. E’ veramente qualcosa che ripetono centinaia di volte al giorno. Nella sua costante ripetizione perde di qualsiasi significato, perche’ spesso non si aspettano neanche una risposta.

  • pedro 12:23 pm on 11 dicembre 2009 | #

    riguardo l’ “how are you” vi consiglio una simpatica e smart rilettura di una ragazza brit che vive a praga:

    http://girlinczechland.wordpress.com/2009/08/29/hi-how-are-you-fine-thanks-how-are-you/

  • bacco1977 12:44 pm on 11 dicembre 2009 | #

    @pedro

    quel post e’ da leggenda

  • Lyndon 4:23 pm on 11 dicembre 2009 | #

    @Pedro: Grazie del link!

  • alfredosax 11:56 am on 28 maggio 2010 | #

    Anche in Polonia fanno l’applauso all’atterraggio! Concordo in pieno con te Lyndon, trovo l’usanza alquanto demente. Il primo volo della storia é avvenuto un centinaio di anni fa. Probabilmente molti ancora non han capito che statisticamente l’aereo e un mezzo di trasporto piú sicuro dell’auto

  • Andrea 2:46 pm on 12 agosto 2013 | #

    Secondo me, gli applausi ai funerali sono quanto di più volgare e inopportuno ci possa essere. Solo pochi anni fa, anche per la morte dei più grandi personaggi, nessuno si sarebbe mai sognato di farli (e del resto, da quel che so, è un’usanza tutta italiana). Io ho assistito a funerali coronati dall’applauso, e a me che ero addoloratissimo per la morte della persiona che andavo a commemorare la cosa è apparsa sempre come una stonatura fastidiosissima.
    Capisco la gratitudine, ma sopra ogni altra cosa al funerale deve predominare il dolore per non aver più con noi quella persona: e questo lo si esprime con il pianto, tutt’al più col silenzio, non con l’applauso.
    Gli applausi si fanno a teatro o al circo, non in chiesa, né tantomeno ai funerali. Io personalmente li trovo, oltre che volgarissimi, anche poco rispettosi del dolore dei presenti.


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