• 08:43:42 pm on gennaio 29, 2010 | 31
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    I ritornanti ed il piatto di saliva.

    Chi vive all’estero accarezza sempre il desiderio di tornare a casa. Per casa si intende il proprio luogo di origine, dove si è nati o dove si hanno la maggior parte di ricordi più piacevoli.

    Non tutti, però, elaborano questo desiderio nel medesimo modo. Alcuni emigrati lo hanno in progetto, ma in un futuro lontano e fin troppo indefinito.

    Ossessionati ed ossessionanti alfieri di questo concetto sono invece i ritornanti, ovvero coloro i quali vivono in funzione del ritorno a casa. Persi nella loro attesa, si crucciano agognando il giorno in cui rimetteranno i piedi in patria.

    Durante la loro permanenza sembra che una forza oscura e magnetica li trattenga qui, quasi come se dovessero affrontare una durissima ordalia esistenziale. Si rinfrancano solo pensando a quando andranno via, posizionando il momento del loro ritorno in un punto preciso di un indefinito futuro.

    Di norma procastinano il ritorno di mese in mese, facendo impallidire anche l’ultima sigaretta del Sig. Cosini. Programmano e annullano costantemente il loro ritorno, dimenticando completamente di vivere la realtà circostante. Non vivono nel reale, ma in un futuro ideale. Il reale è per loro funzionale al loro futuro, nulla di più. Intorno a loro non c’è nulla, perché questo paese non può offrirgli nulla. Quello che c’è, invece, è la copia sbiadita di quello che desiderano.

    Le fasi dello stillicidio esistenziale dell’emigrante italiano in Irlanda le conosciamo. Per farla breve: si arriva in Irlanda, si trova un lavoro, si vive la novità, poi affiora la nostalgia che diventa sindrome, lamentele ed insuperabile frustrazione. Purtroppo, lo stolido divertimento per la novità iniziale si tramuta spesso nel peggiore dei propri incubi. In questo caso si chiama Irlanda.

    Per giustificare il proprio spasmodico desiderio di ritorno in patria, molto spesso, ci si sorregge sulle stampelle delle nostre costruzioni mentali. Si selezionano tutti i ricordi passati, come se si scannasse e sezionasse il maiale dei propri ricordi. Dopo che le frattaglie dei propri ricordi sono stati limitate al meglio della propria memoria, si passa alla costruzione di un futuro teorico e anche un po’  iperbolico.

    Allora si riempono i gangli della proprie frustrazioni con quello che vorremmo trovare: sole, mare, divertimenti, vita sostenibile, cultura, persone affabili, educazione, stile, eleganza e ricchezza. Si sogna di tornare e ritrovare tutto questo, senza pensare che tra un’aspettativa e l’altra passano fatiche che si sono dimenticate o che ancora non si sono sofferte.

    Allora l’Irlanda è la materializzazione del male, del male di vivere e del vivere male. Lo spleen celtico.

    Intorno all’isola irlandese non c’è l’abisso, come per la lista Schindler, ma le Gerusalemme Celesti. Tutto il resto, fuorché l’Irlanda, sono per il ritornate (o andante, in questo caso) un posto migliore dove andare.

    Tutto fuorché l’Irlanda.

    Sud America, Spagna, Australia e Italia sono le tipiche mete del ritornante. Posti caldi, perfetti in cartolina ed accoglienti; almeno per la vulgata. Queste sono le mete di tutti quelli che vorrebbero aprire un chiringuito o andare fare i camerieri o gli animatori di villaggi vacanze.. “Che poi non è così male.”. Comodo da dire per chi non lo ha mai fatto, o lo fa idealmente, edulcorando completamente la fatica che una qualsiasi attività comporta.

    Allora quando gli dici che la Spagna soffre di una pesante disoccupazione, ti ridono in faccia e ti rispondono che non è vero, sono solo chiacchiere.

    Quando insinui che l’Australia può essere estremamente inospitale, ti dicono che vanno a fare solo un’esperienza e che poi il clima è fantastico. Se ti denunciano un possibile ritorno in Italia, allora la faccenda si fa più seria.

    Così ti raccontano il loro sogno. Un sogno fatto di un ritorno in Italia, dove tutti saranno ad attenderli, dove ritroveranno le amate (odiate) famiglie e amici. Dove, poi, “un lavoretto”, si trova sempre.

    Un lavoretto”.

    Allora gli chiedi cosa vorrebbero fare, e ti rispondo che va bene qualsiasi cosa, purché possano andarsene. Allora gli fai gli auguri e qualcuno dei ritornanti parte davvero. Quelli che rimangono intanto rinviano, mentre in tasca si mettono i loro lauti stipendi. Ma non basta mai.

    Poi qualcuno oltre ad essere un ritornante ideale diventa anche reale, e torna per davvero. Dopo essere tornato, poi, scompare. Nessuna nuova, cattiva nuova.

    Allora per caso, in uno dei tanti viaggi a casa per le ferie, ti capita di incrociarli e con sadismo gli chiedi come vanno le cose e le risposte sono quasi sempre vaghe. “Il lavoretto” non è arrivato, ma intanto sta facendo un stage a 30 anni e poi si vedrà. “Qualcosa scappa sempre fuori”. Nel frattempo vivono nella casa familiare e hanno fatto qualche mese in un call center a 500 euro al mese per 8 ore al giorno. Allora hanno chiesto il sussidio di disoccupazione, ma non gli spettava perché non erano stati licenziati e comunque lo avrebbero preso solo per 8 mesi. Intanto hanno mandato il curriculum un po’ a tutti e attendono risposte. Attendono, insomma.

    Allora gli rendi il piatto con la saliva che avevano lasciato in Irlanda. Apparteneva a loro, dopotutto.

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Comments

  • TopGun 9:32 pm on 29 gennaio 2010 | #

    Non avevo mai pensato alla figura dei ritornanti…bel post.

  • Thursdays are the new Fridays – Seats are not for feet 12:04 am on 30 gennaio 2010 | #

    […] Lyndon, bel blog, ha fatto un post sui “ritoranti”, tema abbastanza interessante, i tipi che ritornano in Italia in attesa di quale sogno bla bla bla, […]

  • Gabriele 10:23 am on 30 gennaio 2010 | #

    Post bellissimo, applausi!

    Il termine “lavoretto” mi ha sempre mandato in bestia, è la mentalità del “meglio che niente”, che imputtana la nostra nazione.

    E…peggio ancora, la frase “Prendi 800€ al mese, ma và bene, tanto stai in famiglia tu”

    Mavaffff

  • Lyndon 10:49 am on 30 gennaio 2010 | #

    Il “lavoretto” è un qualcosa di pesante, mal pagato e senza alcuna possibilità di crescita. E quando parlo di crescita intendo quella personale e non intendo la cultura dei “belli dentro”, che poi in realtà fanno schifo. Ma cultura dell’apprendere per fare cose.

    Il mito del libero viaggiatore che vive di sogni esiste per pochissime anime che possono sostenere quello stile di vita. Questo, però, non fa di loro delle persone migliori. Solo persone che hanno fatto una scelta diversa.

    La dicotomia tra il venditore di cocco dallo spirito libero e noi scimmie del sistema mi convince poco.
    Entrambi vorrebbero essere l’altro, ma entrambi sono infelici della loro posizione e vorrebbero scambiarsi con l’altro. Se scambiati, vorrebbero tornare nella loro posizione iniziale, per ricominciare il ciclo.

    Ah, io sono una scimmia.

  • andrea 5:22 pm on 31 gennaio 2010 | #

    niente male questo post sui ‘ritornanti’ ! diventeranno popolari come i ‘sindromati’, ne sono sicuro :-)

    Andrea

  • bacco1977 10:17 am on 1 febbraio 2010 | #

    ahhh…. una dolce lettura per le mie palpebre.
    Cosa dire…
    Discorso a parte andrebbe fatto per coloro che si spostano in altri paesi, ma di questo vi sara’ tempo per discuterne…….e scannarci.

    Ora scanniamoci coi ritornanti.
    Dunque, per quanto mi riguarda, il ritornante torna da mamma e papa’, e la prima cosa che fa e’ aprire il blog dei Cavesi a Dublino e scrivere che se ne e’ tornato in italia (da mamma’ e papa’ a 35 anni) e sta moooooooooooolto bene.
    Vuoi mettere. camicia stirata, lo cucinano, c’e’ il sole.
    Poi si trova il lavoretto e si sta da DIO. In italia si campa pure con 800 euro (a casa di mamma’) vuoi mettere….
    Dopo un paio di discussioni sul mio blog il ritornante sparisce… E poi viene a sapere che continua a lavorare a progetto, a casa di mamma’..Qualche stage, qualche rinnovo, un po’ di disoccupazione,
    Pero’ lui sta bene…anche meglio di te…vuoi mettere..

    Il ritornante (nel 90% dei casi) e’ l’essenza della pochezza della nostra gente.
    Vi sono poi casi di ritornanti positivi, ma sono purtroppo rari.

    Il ritornante e’ mediocrita’. La mediocrita’ di un popolo che deciso di spegnere la luce e non vedere.

  • Lyndon 10:52 am on 1 febbraio 2010 | #

    Bene Bacco, mi piacciono le tue deflagrazioni.

    Io penso che dipenda dall’incapacita’ di capire cosa e in che momento e’ funzionale per te. Deve essere considerato il periodo sociale, economico e politico. Invece no, se il gatto e la volpe mi dicono di farlo, lo faccio.

    Se parto e vado in un paese ad alto tasso di disoccupazione, solo perche’ mi piace il clima, mi devo prendere le responsabilita’. Peggio e’ chi e’ completamente disinformato e vaga con il suo ebete sorriso sulla bocca, sperando che tutto si metta per il meglio. Ma ovviamente i problemi li devono risolvere gli altri, io mi devo solo muovere e prendere quello che mi viene dato. La tattica del parassita.

    Ognuno e’ fottutamente libero di fare quello che vuole, ma non e’ libero di farmi credere alle sue stupidagini. Qui non vale il teorema secondo la quale quello che e’ fuori dall’Italia e’ sempre meglio. Qui dobbiamo ragionare sulla ratio delle cose.

    Se ti muovi, lo devi fare con minimo di coscienza. Un minimo e quel minimo si chiama Google.

  • bacco1977 1:48 pm on 1 febbraio 2010 | #

    >Io penso che dipenda dall’incapacita’ di capire cosa e in che >momento e’ funzionale per te.

    E’ tutta li’ la mediocrita’.

  • TopGun 2:50 pm on 1 febbraio 2010 | #

    Bhe mediocrità però anche paura in alcuni casi.
    io ho un amico, bravo e competente che ha paura di tentare giocandosi le sue carte, andando all’estero.
    è brillantemente laureato in un settore disciplinare spendibilissimo nel mercato del lavoro, parla un inglese discreto che continua a coltivare…però teme il salto nel vuoto.

    Comunque le due righe riportate da bacco, sono proprio il nocciolo della questione.

    [Lyndon ha detto:]
    “Peggio e’ chi e’ completamente disinformato e vaga con il suo ebete sorriso sulla bocca, sperando che tutto si metta per il meglio.”

    riguardo a questo, vi linko una cosa:
    http://forum.irlandando.it/cerco-lavoro/12556-aiuto-per-lavoro-3.html#post237958

  • bacco1977 3:14 pm on 1 febbraio 2010 | #

    @top gun

    hai frainteso il mio concetto di emdiocrita’.
    Chi dice che e’ mediocre chi resta?

    Mi riferisco ad un’altra mediocrita’.
    gran bel post sul forum

  • katia 4:59 pm on 1 febbraio 2010 | #

    @Lyndon: ma parlare qualche volta degli Italiani che sono contenti di vivere a Dublino :)???….Non saremo magari la maggioranza però esiste anche questa “categoria”..
    Cmq c’è anche la categoria dei ritornanti all’inverso…cioè di quelli che hanno lasciato Dublino per tornare in Italia pensando di trovare chissà che cosa e poi sono ritornati qui sperando di riavere il proprio posto di lavoro.
    Mi sa che cmq lamentarsi un pò di tutto (soprattutto quando non c’è nessuno motivo per farlo), fa parte dell’animo umano..a me queste persone fanno un pò di tenerezza perchè non riescono mai a vedere i lati positivi di un’esperienza e poi questo farsi condizionare la vita dal tempo io proprio non lo capisco…neanche se qui ci fosse davvero un brutto clima..ok che porto gli occhi (da vista) ma io il sole e le belle giornate le vedo veramente e sono anche tante….e non c’è neanche freddo…sarà che ho anche io la pelle di coccodrillo come mio padre :)

  • bacco1977 5:02 pm on 1 febbraio 2010 | #

    “i ritornanti all’inverso”

    Interessantissimo spunto che non credo passera’ inosservato

  • Lollofunky 5:03 pm on 1 febbraio 2010 | #

    ah quando ero a Dublino, ne ho conosciuti tanti di Ritornanti, proprio come scrivi tu, da appena conosciuti parlavano male dell’irlanda erano venuti solo per il lavoro, e avevano l’unico desiderio di ritornare in italia, e mese dopo mese erano ancora li, ma goditi la vita!!!! E se vuoi partire parti e smettila di lamentarti!!! :)

  • TopGun 5:04 pm on 1 febbraio 2010 | #

    @Bacco scusa tu, io ho aggiunto un elemento. tu non intendevi dire quello non ho frainteso.
    come il solito scrivo una chiavica :D

  • Lyndon 5:11 pm on 1 febbraio 2010 | #

    @Katia: Lo faccio per sensazionalismo e sadismo. Comunque sto cercando di liberarmi da questa mia ossessione.

    La categoria che mi sottolinei e’ nella mia lista nera. Di solito chiamano o mandano una mail per sapere che aria tira in azienda. A volte li rivedi a Temple Bar che passeggiano alle 11 di mattina.

    @Lollo: Devo dire che tanta gente e’ andata via. Alla fine, se non reggi te ne vai. Di certo, a volte, ho l’impressione di vivere un inferno che non riesco a vedere.

  • frego 11:46 pm on 2 febbraio 2010 | #

    Questo post mi ha preso immediatamente per l’analisi penetrante ed acuta. In questi tre anni che vivo in Irlanda ho avuto modo di riflettere parecchio sulla sindrome del ritornante. Mi permetto di dire che mi ritengo in grado di comprendere perfettamente i tuoi pensieri; pensieri che condivido nel modo piu’ assoluto.
    Complimenti!

  • pedro 3:19 pm on 3 febbraio 2010 | #

    Il post è come sempre ben argomentato, ma questa non è una sorpresa.
    Per questo non riesco a dissentire.
    Quando si legge un analisi cosi’, ponderata, si puo’ puntualizzare qualcosa, ma dissentire, vuol dire credersi migliore, cosa che non sono certamente.
    Vorrei pero’ far notare una cosa.
    Nel blog dei cavesi, ho acquisito, ormai accettandola seppur con qualche iniziale vivace scambio di opinioni, la “patente” di sindromato.
    Non sono certo un ritornante, visto che in italia non ci sono volutamente ritornato.
    Il mio punto è che, da esperienza personale, solo due città, mi hanno suscitato la sindrome e tanto malessere: milano e dublin.

    Ora, si puo’ essere d’accordo o meno, vivere bene e felici oppure lamentarsi di tutto, questo ho imparato a capire che dipende, non solo dal carattere, ma dipende anche dall’ambiente in cui si vive.
    Qualche paese l’ho visitato e vissuto, perchè sono itinerante di natura.
    Mi sono mantenuto con “lavoretti” in costa brava e salentina, dove il mare lo ascoltavo tornando a casa la mattina dopo aver lavorato sottopagato e sfruttato.
    Ho lavorato in un villaggio turistico in sardegna e so cosa vuol dire…reperibilità 24h/24, 7gg/7…altro che in vacanza…
    Ho fatto il militare a 20 anni a trieste, non proprio dietro l’angolo, che non è la città piu’ bella del mondo ma la bora aiuta a rafforzare il carattere.
    Ho vissuto poco, ma intensamente ad innsbruck, senza amici e per una squallida azienda italiana.
    Ora sono a Brno, rep ceka, una scelta non fatta certo per il salario o per interesse…

    Ma in nessuna di queste esperienze, non ho mai avuto il disagio provato a milano e dublin.
    Che sono due città che danno, in termini di lavoro (milano dava…), ma offrono poco e pretendono molto.
    Da qui il mio odio verso di loro, verso il pressapochismo, l’effimero, l’apparenza, i disservizi etc etc…

    aggiungo che, chi paga le tasse a diritto a lamentarsi.
    chi non lo fa stia zitto!
    :)

  • pedro 3:22 pm on 3 febbraio 2010 | #

    chi paga le tasse a diritto a lamentarsi.
    mi scuso per l’h mancante.

    mentre si lavora, si commettono anche di questi errori madornali.

  • bacco1977 6:15 pm on 3 febbraio 2010 | #

    a me la sindrome Milano l’ha suscitata.. ed anche Roma.

    Dublino proprio no. Forse perche’ ho cercato di viverla con maggiore interesse. Forse perche’ e’ crollata la tigre celtica. Forse perche’ mi sono creato degli spazi fuori dai luoghi affollati e dall’effimero.
    Perche’ Dublino e’ sicuramente pressappochista (lo e’ sempre stata) e piena di disservizi (che migliorano ma ci sono ancora).

    Ma non credo sia una citta’ effimera. La sua storia recente lo dice. Ma anche quella meno recente.

    Ho vissuto anche un anno a Bucharest. Ammetto che per quanto brutta e piena di disservizi (di quelli veri), in quella citta’ ho avuto piu’ rapporti umani ed esperienze forti rispetto a Dublino. Questo a supporto di quanto dice pedro. Una citta’ che veramente dava poco, ma offriva tanto in altri termini.

    Non regge veramente il paragone Dublino Milano secondo me. Al di la’ di problemi simili (dovuti alla grande ricchezza ed agli sperperi) , parliamo di due citta’ che almeno dal punto di vista geografico e dalla costruzione, sono estremamente diverse. Palazzopoli e metanopoli qui e’ difficile trovarne. Gli spazi verdi che Dublino ha Milano se li sogna. i luoghi di incontro pure. In 3 km sei nel nulla. Insomma, puoi ritagliarti un tuo mondo in maniera piu’ semplice qui a Dublino.

    Comunque, al di la’ di qualche disaccordo, bella analisi pedro. Veramente bella. Applausi (quelli intelligenti pero’)

  • Lyndon 10:09 pm on 3 febbraio 2010 | #

    Penso che Pedro abbia centrato un punto: ogni città esercita una sua ascendenza diversa su ognuno di noi. Senza cavalcare troppo la tigre del relativismo culturale, di certo, l’inferno fa godere i demoni ma non gli angeli e viceversa.

    Ogni anima di passaggio qui ha elaborato una sua visione della città e vede, sostanzialmente, quello che vuole vedere. Poi, ovviamente, ci sono molti dati oggettivi che vanno valutati.

    Personalmente, ritengo città come Dublino non di facile accettazione. La poca accettazione può essere provocata da tantissimi elementi e filtri. E’ anche importante, a mio vedere, mettere da parte a volte le proprie convinzioni e provare a mettere le mani nella merda, per vedere quanto è calda e quanto puzza. Mi si passi l’orribile metafora, ma visto che il termine è spesso usato per descrivere Dublino, lo faccio mio.

    La città va vissuta non solo nella sua opulenta e sguaiata apparenza, ma multilivellarmente; pensare di poter conoscere un posto in qualche anno, e solo pura arroganza.

    Ci vuole tempo e passione. Se non si ha passione, si cambia destinazione alla ricerca di qualcosa più adatto a noi. D’altronde, perché soffrire, se non per fini sessuali?

    Grazie a Pedro e Bacco per gli due interventi.

  • Lyndon 10:15 pm on 3 febbraio 2010 | #

    @Frego: Grazie, d’altronde tutto quello che riporto qui, lo trovo ovunque: pub, luas, dart, aeroporto. Ovunque ci sia un italiano che parla, ho le orecchie tese. Sono, per molti versi, un orribile grande fratello di poca carne e molte ossa, che si aggira tra di voi. Potrei essere un vostro collega, il passeggero affianco a voi in Luas o il vostro coinquilino.

    Tutto quello che dite, ahimè, lo riporto qui. A memoria, condanna e gaudio.

  • vinz-745 10:46 am on 4 febbraio 2010 | #

    Grande post, Lyndon.
    Ora peró vorrei provare ad attingere alle tue infinite capacità di osservazione facendoti una domanda
    Prima di partire per Dublino, o qualunque altra destinazione nord europea, il ritornante ha in genere mai lavorato in Italia?
    Tu dici “Si selezionano tutti i ricordi passati, come se si scannasse e sezionasse il maiale dei propri ricordi.” ma questo maiale prima di essere immolato al suo triste destino aveva provato a digerire una bella avventura nel mondo del lavoro del bel paese? O era stato accoppato forse un po’ troppo prematuramente?

    Io ho l’impressione che questo piccolo dettaglio mancante faccia la differenza nello stabilire il livello di severità che si utilizza per giudicare il paese ospitante che ovviamente non è mai perfetto.

    Chi aveva lavorato in Italia, ancora meglio se in una città lontana dalla propria, prima di partire la pensa in modo spesso diverso rispetto a chi è emigrato dopo aver completato soltanto gli studi.

    Per quanto mi riguarda, ho lavorato un anno e mezzo a Napoli prima di partire. Il ricordo di quel simpatico periodo mi basterà ad uccidere nella culla ogni stato d’animo simile a quello che tu chiameresti sindrome per due o tre reincarnazioni. Ovviamente questa è la mia opinione personale.

  • bacco1977 11:31 am on 4 febbraio 2010 | #

    >Per quanto mi riguarda, ho lavorato un anno e mezzo a Napoli >prima di partire. Il ricordo di quel simpatico periodo mi >basterà ad uccidere nella culla ogni stato d’animo simile a >quello che tu chiameresti sindrome per due o tre >reincarnazioni. Ovviamente questa è la mia opinione personale.

    Vinz…nit lavoravamo insieme…
    Ricordi quandos tudiavo inglese sulla BBC e programmavo di partire?
    Secondo te per quale motivo?
    :D

  • bacco1977 11:51 am on 4 febbraio 2010 | #

    nit =noi , sorry

  • vinz-745 1:41 pm on 4 febbraio 2010 | #

    Certamente si. Ricordo quei tempi. Si puó dire che eravamo ritornanti alla rovescia, che preparavano la contro-partenza.

  • bruscar 4:17 pm on 4 febbraio 2010 | #

    Ieri, sull’onda dell’entusiasmo che mi aveva preso l’altro ieri per alcuni tuoi post visti frettolosamente ed a caso, mi sono messo a leggere tutto il blog con calma partendo dal post piu’ recente per arrivare a quello pubblicato per primo, che poi e’ stato quello che ha dato origine a tutto, al titolo stesso del blog.
    Mi e’ piaciuto particolarmente, infatti, che tu abbia utilizzato un personaggio irlandese, a me particolarmente caro, di un film di Kubrick, per intitolare il tuo blog.
    Alcuni post mi hanno offerto interessanti spunti di riflessione e sicuramente partiro’ da questi spunti per elaborarne altri per il mio blog.
    Nel frattempo, ieri sera, ho ritenuto opportuno come hai fatto anche tu col “disclaimer” cercare di esplicitare il senso del mio blog; una cosa ritengo che ci accomuni ed e’ questa, ti cito:
    “Lyndon”, ma potrebbe esserci indifferentemente bruscar, “è uno pseudonimo di una delle mie rappresentazioni nel cyberspazio. La scelta dell’anonimato è dettata dal desiderio di focalizzare l’attenzione sugli argomenti trattati piuttosto che sull’autore e la sua personale e quotidiana avventura esistenziale.

    Lyndon non è altro che un vettore che esiste esclusivamente in questo spazio ed in tutti quelli in cui si relaziona con gli altri con questo nickname. Esiste solo in quanto portatore di contenuti.”.
    C’e’ un pero’.
    Qualsiasi potenziale lettore empirico, volente o nolente, sara’ portato a farsi domande sull’identita’ dell’autore empirico e, contemporaneamente, ad elaborare ipotesi, fare presupposizioni su tale identita’: d’altra parte il fatto che tu ti manifesti qui come portatore di pensieri non puo’ esonerarti dalla respondsabilita’ di essere anche un portatore di corpo.
    Sebbene possa non interessarti affatto, condivido ugualmente quelle che sono le mie congetture in merito alla tua identita’: maschio, trentenne, attualmente single, con una laurea presa in Italia in qualche facolta’ scientifica (da fisica, matematica, ingegneria ad informatica), attualmente impiegato in qualche settore che ha a che fare con l’informatica ma potrebbe essere anche marketing, comunque un lavoro che non e’ certamente la passione della tua vita.
    Detto cio’, non desidero ricevere conferme sulla tua identita’, volevo solo esprimere il modo con cui da lettore empirico immagino l’autore empirico; per il resto rimaniamo pure, rispettivamente, lettore ed autore modello.
    Saluti.

  • Lyndon 4:45 pm on 4 febbraio 2010 | #

    @tutti: Vi rispondo con calma stasera. Abbiate pazienza.

  • Lyndon 10:56 pm on 4 febbraio 2010 | #

    @Vinz: Penso proprio di sì. Voglio dire che di certo aver avuto altre esperienze professionali conta abbastanza. Ad essere sincero, la maggior parte di persone che si lamentano sono molto giovani e magari alla prima esperienza professionale. Sapranno deludersi con maggior intensità in futuro, ne sono certo.

    Per quanto mi riguarda, dopo 8 anni di professione in Italia, penso di aver dato abbastanza.

    Inoltre ho sempre creduto che molto spesso i propri ricordi vengano selezionati strumentalmente. D’altronde viviamo tutti di realtà più o meno artificiose che costruiamo sapientemente all’interno della nostra mente.

    E sì, sono d’accordo con te: tutte le volte che mi viene una tremenda nostalgia, vado a recuperare nei meandri della mia memoria le umiliazioni professionali. E passa tutto.

    @Bruscar: Lector in Fabula! Difatti il lettore, che comunque può interagire con questo testo, commentando e relazionandosi con esso, è e deve essere empirico. Molti altri, più silenziosi, sono lettori modello. Per la piattaforma che ho scelto, non posso che amare maggiormente gli empirici, senza mai disdegnare gli altri.

    Riguardo il Lyndon, che è quello che ti sta parlando ma anche non, è un simulacro di bit guidato da una persona del mondo atomico: io. Di certo, faccio di tutto per deviare l’attenzione su di me, mettendomi sempre a lato di una scena che amo raccontare, senza mai cercare di invadere eccessivamente con il proscenio.

    Il testo presente in questo spazio, lo componete voi, ovunque voi siate. Io cerco solo di elaborare sequenze più o meno logiche. Ed è per questo che il lector e actor, sono la parte principale di questo blog. Lyndon, appunto, è solo un vettore.

    Pur essendo io molto attaccato alla mia privacy, mi ha divertito leggere il profilo che hai costruito su di me, che è pertinente solamente in parte. Devo ammettere, però, che su un paio di cose sei stato veramente preciso. Troppo.

    Attendo di leggerti quanto prima e grazie per il commento.

  • andrea 10:34 pm on 5 febbraio 2010 | #

    [Lyndon] Peggio e’ chi e’ completamente disinformato e vaga con il suo ebete sorriso sulla bocca, sperando che tutto si metta per il meglio [/Lyndon] l’anno già fatto anche altri, ma devo quotarti per forza.

  • andrea 10:35 pm on 5 febbraio 2010 | #

    cribbio, manca la ‘h’ :-(
    perdonatemi

  • ER 11:29 am on 13 febbraio 2010 | #

    Lyndon non e’ single….che sia molto chiaro! ;)


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