Il candelotto e la stanza degli stronzi.

Prima di procedere, soffermarsi su una lettura di quanto scritto qui.

Molti hanno brutto vizio: accusare e pretendere la testa degli altri, senza volerci mai mettere la propria. Questa prassi porta molti di noi, per abitudine culturale e sociale, a demandare molti dei compiti che ci spetterebbero. Se demando, ho la possibilità di sollevarmi da qualsiasi responsabilità.

Questo sistema, funzionando a perfezione, si è spalmato su tutti i piani: dalla spesa quotidiana all’elezione del proprio governo. Ed è così che il governo eletto è sempre eletto da altri, senza che nessuno lo abbia – apparentemente – votato. Se poi è il proprio, non si è della stessa corrente, Così come si mandano altri a comprare il burro, per poi lamentarsi che si voleva quello con meno grassi o con la scatolina gialla.

Andiamo per esempi più lineari. Io ho una candelotto acceso e la do a Francesco, Francesco dà il candelotto a Mario, Mario lo passa a Giuseppe. Giuseppe, per vari fattori, fa cadere ed esplodere il candelotto uccidendo 3 persone. Io, Francesco, Mario vogliamo che Giuseppe venga giustiziato perché paghi per il suo errore. Seppur questo non regga da un punto da vista legale, l’opinione comune istintivamente vorrebbe colpire un elemento per il tutto.

Se interrogati, Io, Francesco e Mario, diremmo che abbiamo dato il candelotto a Giuseppe, lasciando ,quindi, cadere la responsabilità di portarlo al nostro ultimo successore. Quindi, nessuno di noi eccetto Giuseppe, sarebbe colpevole.

Il colpevole va – nella vulgata comune – materializzato sempre in una figura ben distinta. Demolire le icone e le personificazioni del male è stata sempre un’ attività lungamente praticata e remunerata. Costa meno fatica, è più scenico e soddisfa le molte nostre morbose voglie ancestrali.

Torniamo al candelotto.

Andando un attimo in profondità, vediamo che il meccanismo del giustizialismo ancestrale, si attiva solo nel momento in cui sorge un reale ed evidente un problema. Il candelotto è un problema, solo dal momento in cui esplode ed uccide. Se cadesse, esplodendo e mettendo a rischio qualcuno, non ci sarebbe poi un tale livello di colpevolezza da dover punire qualcuno. Il problema, va posto anche da un punto di vista estetico. Basta che pensiate a Tangentopoli, dove si lanciavano monete contro la personificazione del male, che fino a poco prima era l’istituzione riconosciuta e supportata dalla maggioranza del popolo. Io distruggo e accuso la personificazione di un a male a cui ho attivamente partecipato, ma preferisco accusarne uno a campione perché lui aveva il candelotto in quel momento e non io.

Riassumendo: io non sono colpevole, perché non avevo il candelotto. Tutti gli altri, eccetto me, lo sono quando un candelotto gli esplode sotto il naso.

Andiamo al punto.

In una discussione su forum di irlandando, sono stato (e non solo io) tranquillamente epitetato come poveraccio per aver espresso, seppur in forma dura, un concetto molto semplice: se si è in Irlanda da oltre due anni e ancora si hanno evidenti problemi con l’accento irlandese, è un proprio problema. Questo vuol dire che va ammesso una proprio deficit che va colmato. Per qualcuno, il problema è invece degli irlandesi, che dovrebbero tutti rimodellarsi a seconda dell’esigenza del singolo. Ovvio, no? Il candelotto lo passiamo a quattro milioni di irlandesi. Ho così responsabilizzato qualcun altro per le mie deficienze. Loro devono parlare in modo che io li capisca e non il contrario.

Non a tutti piace essere giudicati , ma, invece, piace molto la pratica inversa: giudicare. Io posso giudicare l’accento degli irlandesi senza che nessuno giudichi il mio livello di inglese. Chi lo fa, come in quel caso, è un poveraccio arrogante.

Non mettendosi mai in discussione, il gioco dello candelotto funziona sempre a tutti i livelli: lavoro, vita sociale, affettiva e politica. E’ quindi colpa degli altri se non mi integro, e colpa degli altri se non capisco la lingua, se piove, se c’è corruzione, se i servizi sono sporchi e chi più ne ha ne metta. Ma non siamo mai noi, mai. Il candelotto lo mettiamo sempre nel sedere degli altri, aspettando che gli scoppi per poter dire a tutti che avevamo ragione.

Il fatto è che non si vuole riconoscere di vivere un unico sistema in cui qualsiasi elemento influisce su altri, dal primo momento in cui ci si mette piede. Invece è molto più semplice prendere dei campioni di turpitudine per distrarre l’attenzione da se stessi.

Se entro in una stanza dove tutti urlano, o urlo anche io o tutti si adattano al mio tono di voce. Il singolo, quando sconfitto, dichiarerà tutti gli altri presenti nella stanza dei grandi stronzi, o dei poveracci, come nel mio caso.