• 09:55:11 am on aprile 24, 2010 | 26

    Il candelotto e la stanza degli stronzi.

    Prima di procedere, soffermarsi su una lettura di quanto scritto qui.

    Molti hanno brutto vizio: accusare e pretendere la testa degli altri, senza volerci mai mettere la propria. Questa prassi porta molti di noi, per abitudine culturale e sociale, a demandare molti dei compiti che ci spetterebbero. Se demando, ho la possibilità di sollevarmi da qualsiasi responsabilità.

    Questo sistema, funzionando a perfezione, si è spalmato su tutti i piani: dalla spesa quotidiana all’elezione del proprio governo. Ed è così che il governo eletto è sempre eletto da altri, senza che nessuno lo abbia – apparentemente – votato. Se poi è il proprio, non si è della stessa corrente, Così come si mandano altri a comprare il burro, per poi lamentarsi che si voleva quello con meno grassi o con la scatolina gialla.

    Andiamo per esempi più lineari. Io ho una candelotto acceso e la do a Francesco, Francesco dà il candelotto a Mario, Mario lo passa a Giuseppe. Giuseppe, per vari fattori, fa cadere ed esplodere il candelotto uccidendo 3 persone. Io, Francesco, Mario vogliamo che Giuseppe venga giustiziato perché paghi per il suo errore. Seppur questo non regga da un punto da vista legale, l’opinione comune istintivamente vorrebbe colpire un elemento per il tutto.

    Se interrogati, Io, Francesco e Mario, diremmo che abbiamo dato il candelotto a Giuseppe, lasciando ,quindi, cadere la responsabilità di portarlo al nostro ultimo successore. Quindi, nessuno di noi eccetto Giuseppe, sarebbe colpevole.

    Il colpevole va – nella vulgata comune – materializzato sempre in una figura ben distinta. Demolire le icone e le personificazioni del male è stata sempre un’ attività lungamente praticata e remunerata. Costa meno fatica, è più scenico e soddisfa le molte nostre morbose voglie ancestrali.

    Torniamo al candelotto.

    Andando un attimo in profondità, vediamo che il meccanismo del giustizialismo ancestrale, si attiva solo nel momento in cui sorge un reale ed evidente un problema. Il candelotto è un problema, solo dal momento in cui esplode ed uccide. Se cadesse, esplodendo e mettendo a rischio qualcuno, non ci sarebbe poi un tale livello di colpevolezza da dover punire qualcuno. Il problema, va posto anche da un punto di vista estetico. Basta che pensiate a Tangentopoli, dove si lanciavano monete contro la personificazione del male, che fino a poco prima era l’istituzione riconosciuta e supportata dalla maggioranza del popolo. Io distruggo e accuso la personificazione di un a male a cui ho attivamente partecipato, ma preferisco accusarne uno a campione perché lui aveva il candelotto in quel momento e non io.

    Riassumendo: io non sono colpevole, perché non avevo il candelotto. Tutti gli altri, eccetto me, lo sono quando un candelotto gli esplode sotto il naso.

    Andiamo al punto.

    In una discussione su forum di irlandando, sono stato (e non solo io) tranquillamente epitetato come poveraccio per aver espresso, seppur in forma dura, un concetto molto semplice: se si è in Irlanda da oltre due anni e ancora si hanno evidenti problemi con l’accento irlandese, è un proprio problema. Questo vuol dire che va ammesso una proprio deficit che va colmato. Per qualcuno, il problema è invece degli irlandesi, che dovrebbero tutti rimodellarsi a seconda dell’esigenza del singolo. Ovvio, no? Il candelotto lo passiamo a quattro milioni di irlandesi. Ho così responsabilizzato qualcun altro per le mie deficienze. Loro devono parlare in modo che io li capisca e non il contrario.

    Non a tutti piace essere giudicati , ma, invece, piace molto la pratica inversa: giudicare. Io posso giudicare l’accento degli irlandesi senza che nessuno giudichi il mio livello di inglese. Chi lo fa, come in quel caso, è un poveraccio arrogante.

    Non mettendosi mai in discussione, il gioco dello candelotto funziona sempre a tutti i livelli: lavoro, vita sociale, affettiva e politica. E’ quindi colpa degli altri se non mi integro, e colpa degli altri se non capisco la lingua, se piove, se c’è corruzione, se i servizi sono sporchi e chi più ne ha ne metta. Ma non siamo mai noi, mai. Il candelotto lo mettiamo sempre nel sedere degli altri, aspettando che gli scoppi per poter dire a tutti che avevamo ragione.

    Il fatto è che non si vuole riconoscere di vivere un unico sistema in cui qualsiasi elemento influisce su altri, dal primo momento in cui ci si mette piede. Invece è molto più semplice prendere dei campioni di turpitudine per distrarre l’attenzione da se stessi.

    Se entro in una stanza dove tutti urlano, o urlo anche io o tutti si adattano al mio tono di voce. Il singolo, quando sconfitto, dichiarerà tutti gli altri presenti nella stanza dei grandi stronzi, o dei poveracci, come nel mio caso.

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Comments

  • TopGun 10:48 am on 24 aprile 2010 | #

    http://onewaytosweden.blogspot.com/2010/04/facce-nuove-nomi-nuovi.html

    leggete l’atteggiamento e l’umiltà di questa persona.
    ci trovate qualche punto in comune con il soggetto di questo post?

  • Lyndon 11:19 am on 24 aprile 2010 | #

    @TopGun: Grazie del link e prendo la palla al balzo. Adattarsi costa fatica e dolore, molto anche. E’ un percorso duro e pieno di insidie. Chi non si pone su questo ordine di idee, definisce “stronzi” tutti quelli che differenti da se e dal proprio sistema. Piccolo o grande che esso sia.

    Se non si ammette che in un nuovo ambiente si hanno deficit e non si vuole colmarli, si finisce in un angolo a sbavare e covare odio.

    Con questo, non voglio dire che criticare un nuovo sistema sia sbagliato, ma va fatto nell’ordine di idee di conoscerlo almeno in parte.

  • the gypsy 12:40 pm on 24 aprile 2010 | #

    Vi prego, non toglietemi il discorso: “in Irlanda non si parla inglese”, e’ uno dei miei preferiti!!!

    Perche’ poi viene da noi italiani, notoriamente fini conoscitori della lingua in questione. Ma dove sono: “the cat is near the window” e “the book is on the table”? ma come si esprimono questi caproni di irlandesi???

  • TopGun 12:59 pm on 24 aprile 2010 | #

    Gypsy non offendere i caproni irlandesi sennò il “pecoraio” bacco potrebbe rivoltarsi contro di te.

  • Lyndon 1:32 pm on 24 aprile 2010 | #

    Sposto un commento di Vincenzo del Blog Cavesi a Dublino, aveva erroneamente messo un commento a questo post su un altro.

    Vincenzo: cmq io capisco benissimo gli inglese…ma molto male gli irlandesi.

  • bacco1977 1:45 pm on 24 aprile 2010 | #

    Eccomi.
    Scusate il ritardo. Pecoraro bacco presente.

    Dunque. Il discorso lo possiamo prendere da due versi.
    Entrare nello specifico, oppure farlo in generale.
    In generale, il post si quota tutto. La mediocrita’ sta proprio nel non sapersi e volersi mai mettere in discussione. Senza mettersi in discussione, senza ammettere i propri errori, non si migliora. Se non migliori resti sempre al livello precedente, mentre gli altri avanzano, seppur col candelotto nelle chiappe.

    Nello specifico della lingua inglese, le discussioni sulla lingua sono quelle che mi danno le piu’ grandi soddisfazioni.
    Il problema e’ della lingua stessa. L’inglese si e’ evoluto moltissimo ed in tre diversi continenti. Il risultato e’ una lingua con una grammatica facile, ma che conta un milione di parole, pronunciate in tutti i modi, e centinaia di migliaia di modi di dire che variano a seconda del meridiano di riferimento.
    Un milione di parole, mentre noi ne usiamo normalmente diecimila. L’Italiano ne ha 300mila.
    Per cui l’inglese e’ bastarda come lingua. Perche’ ti fa credere di averla imparata, grazie alla sua grammatica semplice, ma poi, all’atto pratico, tutti hanno enormi difficolta’. E dico tutti.
    La barriera linguistica frena poi inesorabilmente l’integrazione e da li’ comincia l’odio verso i locali, il loro accento incomprensibile, il loro presunto razzismo.
    A quel punto scatta la frase magica :”Io l’inglese lo parloe lo comprendo, sono loro che non si fanno capire”.
    Questa frase e’ comune su un paio di post del blog di freddy ( nei commenti dei lettori non sono parole di freddy) e su Irlandando. A riguardo irlandando e’ una miniera.
    Altri bloggers si sono dilettati sul fatto che l’accento irlandese fosse incomprensibile e che quindi il loro inglese fosse perfetto, il problema era degli irlandesi. Ma non li cito.
    Altra cosa che complica il tutto e’ l’Euroenglish. Senza dilungarmi vi rimando da uno che il cervello lo fa funzionare.
    http://vinz-in-brussels.blogspot.com/2009/09/il-rientro-degli-expats.html

    Io dopo 3 anni, guardo qualunque spettacolo televisivo, di teatro, in radio e leggo molti libri. Ma il dizionario e’ sempre accanto.Devo migliorare. E’ COLPA MIA. SONO IO CHE DEVO MIGLIORARE.

    @Gipsy
    Please….visit Italy…pliz

  • bacco1977 1:46 pm on 24 aprile 2010 | #

    @vincenzo
    dobbiamo migliorare noi..

  • the gypsy 2:03 pm on 24 aprile 2010 | #

    @Bacco: torno in Italia la prima settimana di maggio, vuoi che ti porti una scatoletta di tonno?

  • bacco1977 2:06 pm on 24 aprile 2010 | #

    @gipsy
    Si, per cortesia. QUi il tonno non si trova.
    portami pure qualche bistecca se hai spazio e del buon burro industriale italiano.

  • Lyndon 2:09 pm on 24 aprile 2010 | #

    @The Gipsy-Bacco: Rimaniano in topic per cortesia, altrimenti la discussione si disperde. Grazie.

  • bacco1977 2:10 pm on 24 aprile 2010 | #

    @lyndon
    sorry :D e’ piu’ forte di me.

  • Lyndon 2:23 pm on 24 aprile 2010 | #

    @Bacco: Concordo con gran parte delle cose hai scritto e sopratutto sul fatto che la lingua inglese sia, nella sua struttura apparentemente semplice, ma ha in se delle difficoltà insite. Pronuncia, vocabolario ed accenti.

    @Vincenzo: Come ho scritto nel post, se hai difficoltà a capirli è un tuo limite, visto che sei da qualche anno qui. Ora, nessuno pretende di avere il dublinese fluent, ma sinceramente, chiunque avrebbe problemi anche con uno di Edimburgo o Londra, si tratta di mettere le mani nello sterco e sporcarsi.

    Io stesso ho difficoltà a parlare con italiani con accenti o dialetti troppo stretti. Lo sforzo deve essere biunivoco: io parlo il più chiaramente possibile ma tu devi venire anche verso la mia cultura.

  • Alfredo 3:37 pm on 24 aprile 2010 | #

    Se non si proviene da un paese in cui la lingua madre é l’inglese, occorre semplicemente adattarsi. Se una persona non é a conoscenza del fatto che ci sono molti accenti a causa del fatto che l’Inglese non si parli in un solo paese, é un ignorante.
    Se rifiuta questa tesi, é peggio, mi viene in mente un termine dialettale, CEPPONE, una persona vecchia o giovane con il cervello vecchio come i resti di una quercia marcia.
    Io sinceramente non ho problemi, sono qui da 4 anni.

    Aggiungo che, secondo me, l’inglese migliore é quello parlato nella costa est degli Stati Uniti o in Canada. Molto chiaro, le parole sono scandite per bene.

    In UK ci sono zone dove l’inglese é molto meno comprensibile di quello irlandese. Tra l’altro, che razza di gente conoscono questi tipi che si lamentano? Gli irlandesi istruiti parlano di solito molto bene, e gli irlandesi in genere sono molto flessibili, cercano sempre di farsi capire ed aiutano l’interlocutore quando questo é uno straniero.

    Gran bel post Lyndon

  • Quelo 12:41 am on 25 aprile 2010 | #

    Puoi stare in irlanda anche 20 anni, ma se uno che ha un accento ostico lo frequenti una volta al mese e’ dura abituarsi alla pronuncia.

    Ad ogni modo sorvolando sullle capacita’ di molti irlandiani (tipo quello che si stava dissanguango causa taglio al dito e chiedeva cosa fare nel forum), la domanda e’: chi si lamenta non capisce qualche irlandese o TUTTI gli irlandesi?

    Perche’ c’e’ una certa differenza.

  • pedro 7:35 pm on 25 aprile 2010 | #

    scusate ma non capisco.
    Vi faccio una domanda:
    un cinese che decide di andare a napoli perchè vuole imparare l’italiano, che ha studiato in cina in una scuola privata, ha visto tanti film italiani, letto tanti libri italiani, ama la cucina italiana; decidendo di andare nella città della dea partenope, perchè ha un amico (cinese) che può ospitarlo, se dopo due anni non ha imparato la LINGUA napoletana e non ha migliorato il suo italiano, perchè a Napoli NESSUNO parla italiano, è forse colpa del cinese?

    Io ho vissuto in una famiglia dublinese, la mamma quando chiedeva qualcosa alla figlia, alla risposta seguiva sempre un ‘wa?’ disperato.
    Non si capivano nemmeno loro.
    Di chi era la colpa?
    O forse mia che abitavo li?

    I dublinesi, non sono gli unici, il cockney è un dialetto che non ha molto a che fare con l’inglese, uno di newvcastle vi invito a capirlo al 50% di quello che dice.

    Non concordo con la teoria del candelotto.
    Un conto è non essere in grado di capire l’inglese (io a 36 anni ho dato forfait, ormai so che non lo imparerò mai perfettamente pur lavorandoci quotidianamente) per propri limiti, un conto è non essere in grado di capire un dialetto.
    Ho vissuto 15 anni nel nord italia, sono orgoglioso di non sapere dire una sola parola nel loro dialetto.

  • Lyndon 8:19 pm on 25 aprile 2010 | #

    @Pedro: Scusa, ma non regge la tua teoria. L’Italiano e il napoletano sono praticamente due lingue distinte, il napoletano è molto più di un semplice dialetto, ha un suo vocabolario e delle strutture proprie. Quindi mi spiace, ma non puoi compararlo all’accento dublinese e al suo slang.

    Inoltre, a quanto io sappia, si parla solo di Irish accent e quindi parliamo di una variante nella pronuncia della lingua inglese canonizzata. Tu, invece, le stai trattando tutte come lingue vere e proprie.

    Se vado a Dublino e dopo due anni non mastico il loro accento, scusa ma c’è qualcosa che non va nel processo di apprendimento o ci sono blocchi di altro tipo.

    Rimango anche molto dubbioso sul fatto che in una famiglia gli stessi componenti, pur vivendo assieme, non si capiscano. Tu c’eri e solo tu puoi confermare il caso bizzarro di una famiglia irlandese vittima di incomunicabilità dovuta al plurimi accenti.

  • bacco1977 8:26 pm on 25 aprile 2010 | #

    no pedro. Non confondiamo dialetti (che sono LINGUE PROPRIE) con accenti. Andiamo OT cosi’, non ne usciamo.
    E’ una risposta senza polemiche, sia ben chiaro a tutti.

  • ER 8:41 pm on 25 aprile 2010 | #

    Caro Pedro mi permetto di aggiungere che un cinese che approda in Italia, in qualsiasi città italiana egli vada, dovrebbe essere informato che nel nostro bel paese si parlano tantissimi dialetti, che tutti gli Italiani hanno il loro accento che li contraddistingue per la loro provenienza, quindi da quale pulpito la predica??!
    Inoltre se il cinese è in Italia per lavorare e ha bisogno di essa per sopravvivere è suo dovere imparare il napoletano, se invece vuole apprendere l’italiano puro corretto dimmi tu in quale città dovrebbe andare?
    ultimo appunto: riguardo la comunicazione madre e figlia irish, quante volte hai risposto a tua madre con intercalare svogliato tipo “eh? ….cosa….?” …proprio non riuscivate a capirvi!

  • vinz_745 9:09 am on 26 aprile 2010 | #

    Lyndon,
    Condivido appieno il tuo post che controfirmerei senza esitazione.
    Peró ipotizziamo pure che la conoscenza della lingua standard sia lo sparti-acque per stabilire se la colpa dei problemi di comunicazione ricadono sullo straniero o sul locale.
    Ammettiamo cioè, per semplificare, che un forestiero che parla un inglese standard (ma questo vale per tutte le lingue) vicino alla perfezione si senta in diritto di comprendere e di essere compreso e che se ció non succede possa legittimante darne la colpa al locale.

    La domanda è la seguente. Siamo sicuri di essere cosí ferrati sull’inglese standard, quello per intenderci della regina, di Oxford e di Cambridge?
    Proviamo a mettere un paletto che poi vedrai in realtà è un pilone della luce contro cui molti si schianteranno.

    Quanti sono in grado di passare agevolmente questo esame, il CPE?
    E’ massimo livello di conoscenza che uno straniero puó raggiungere ma si tratta pur sempre dell’inglese canonico. Qualche link:
    http://www.cambridgeesol.org/exams/exams-info/faqs/cpe.html
    Ci si puó anche cimentare con i sample papers:

    http://www.candidates.cambridgeesol.org/cs/digitalAssets/106890_cpe_sample_papers.zip

    Se uno è in grado di superare un test del genere allora si è guadagnato il diritto alla lamentazio.
    Ma vi assicuro che è dura.

  • bacco1977 9:23 am on 26 aprile 2010 | #

    @Vinz

    per farla piu’ semplice.
    Quanti riescono a l,eggere Harry Potter in lingua originale in 4 giorni senza leggere per 12 ore il dizionario?
    :D
    Ovviamente d’accordo con te.

  • TopGun 9:37 am on 26 aprile 2010 | #

    un commento arguto vinz.

  • Alessandro 9:21 am on 3 maggio 2010 | #

    Analisi breve che spiega bene perchè alcune civiltà sono “a remengo” (come si dice quaggiù nel Nordest) e altre lo sono meno.

  • Tom 8:44 pm on 11 maggio 2010 | #

    Semi-OT: Scusate, ma se odiate tanto i sindromati…vuole dire che preferite gli esatti opposti, cioe’ quelli che gli chiedi
    “Ti piace l’Irlanda, ti piace Dublino?”

    e per “political correctness”/codarderia/ecc… rispondono sempre “Si, certo”, anche se in fondo odiano l’Irlanda e Dublino.
    Almeno i sindromati (epiteto orribile che descrive tutte le frustrazioni mentali di chi lo lancia) sono sinceri e non si nascondono dietro un falso sorriso…

  • Lyndon 9:17 pm on 11 maggio 2010 | #

    @Tom: Rispondo per me, visto che lo spazio è gestito dal sottoscritto.

    Io non odio i sindromati, li analizzo ed esprimo delle analisi contestabili. La tua deduzione è decisamente banale, permettimi di dirlo: se non ti piace chi critica l’Irlanda allora ti piace chi mente per farsela piacere. Da questa tua deduzione, mi viene da pensare che non hai ben capito a chi e a quali atteggiamenti si riferisca il tema di questo blog.

    Tu dici che chi odia questo posto, pur vivendoci, è sincero e non si nasconde dietro un falso sorriso. Allora mi spiegherai con una logica accettabile, cosa ci fa una persona in un luogo che disprezza profondamente. Vivresti in un cumulo di merda tu?

    Altra cosa: qui non sorride nessuno e non si esalta alcun aspetto dell’Irlanda. Se sei passato di qui per lanciare una critica ad altri, hai sbagliato indirizzo.

    Ah, questo blog è redatto da un frustrato e si rivolge a frustrati. Sentiti il benvenuto perciò.

    L’OT è concluso.

  • alfredosax 12:43 pm on 31 maggio 2010 | #

    Tom, il tuo commento sembra sia basato sulla logica che l’Irlanda non piaccia a nessuno, quindi c’è chi mente e risponde alla domanda “Si mi piace” e c’è chi non mente e si lamenta (i sindromati). Purtroppo non hai capito niente. Prima cosa piacere o non è soggettivo, questo blog parla di chi nega l’oggettività.

    Nel post si parla di qualcuno che non capisce gli irlandesi e da la colpa a loro, non a se stesso. Quindi chi afferma di capire gli Irlandesi sta mentendo?

    Questo ragionamento è eccessivamente poco intelligente, scusami.

    Se non capisci un madrelingua, devi studiare, non mi rivolgo a te ma a chi si lamenta.

  • arrivo!!! - Pagina 2 10:28 am on 6 settembre 2012 | #

    […] […]


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