• 12:00:21 pm on maggio 29, 2010 | 30

    2010: La Nike italoceltica.

    Quando arrivai in Irlanda, ormai oltre due anni fa, testai le mie prime impressioni empiricamente. La rete e la strada furono le due misure che ritenni adatte per questo compito. E’ così fu.

    Leggendo blog e forum, mi accorsi di vivere in un posto di merda, poiché una grande cifra delle opinioni era negativa. Parlando con i connazionali incontrati, le impressioni sembravano le medesime. Senza entrare nel merito della veridicità di quanto si sosteneva, di certo rimasi colpito dalla grande massa di esperienze avverse riportate.

    Così, mentre in strada si faceva ancora baldoria e  lo champagne finiva, in rete, gli expat italiani lanciavano palle di cannone contro l’isola e gli isolani. Solo tre anni fa, il pensiero forte e l’umore di pancia degli emigranti italiani aveva parzialmente espresso un giudizio denigratorio verso questo paese. Il sentimento,  nella maggior parte dei casi, non aveva filtri, era un flusso emozionale che si trascriveva in rete per poi essere diffuso a quante più persone possibili, che condividendo a loro volta lo rafforzavano.

    Accadeva che in quel periodo (2007-2008 e precedenti) l’afflusso di italiani in Irlanda era ancora considerevole e qualche posto di lavoro tutto sommato si trovava ancora. Queste fece sì che la proporzione tra emigranti e blogger fosse decisamente maggiore e variegata (5 ogni 1000?). Ed è così che la maggior parte dei documenti lasciati in rete risalgono a quel periodo.

    Solamente oggi, riesco a definire delle categorie che descrivevano con una buona approssimazione, le tipologie dei narratori del tempo che fu.

    Solipsisti
    L’Irlanda è quella che vedo io. Punto.

    Esistenzialisti
    L’Irlanda è quello che sento io. Punto.

    Disfattisti
    L’Irlanda è una merda. Punto.

    Donabbondiani
    L’Irlanda è un posto dove vivo. Punto.

    Illuminati
    Io ho capito l’Irlanda dopo un anno che ero qui. I ponti si fanno così.

    Poi qualcosa ruppe l’incanto: la recessione. In un anno (2009) l’Irlanda venne travolta pesantemente dalla crisi economica ed una cospicua emorragia occupazionale colpì il paese. Alla fine del 2009 eravamo ad oltre il 12% di disoccupati in tutto il paese.  Numeri pesanti.

    Le statistiche ed i numeri, che non ci piacciono mai troppo, divennero reali un po’ per tutti e l’umore si trasferì anche nella blogosfera. La naturale traduzione della vera paura fu il silenzio o la totale assenza di speso specifico delle argomentazioni. L’impero del disfattismo italoceltico cominciava ad erodersi alla sua stessa base.

    Dopo lo logorrea emotiva, scese un tetro silenzio; chi doveva andarsene se ne era già andato, chi rimase, comprese – forse –  che il proprio godere per le disgrazie celtiche, si stava riversando su di sé.

    Poi i Sindromati.

    Termine amato e odiato, di cui mi prendo, nel bene e male  la responsabilità. Ma questa categoria, che identifica uno psicodramma ed un deficit di integrazione vero e proprio, definì un male strisciante. Circoscritto, così, il problema, ci fu la caccia all’untore. La Sindrome ed i suoi effetti vennero usati come un malleus maleficarum sui detrattori, scatenando duri conflitti su piattaforme – ormai storiche – come quella dei Cavesi a Dublino.

    In seno a questo conflitto, e grazie alla conseguente selezione, nacque anche un modo differente di parlare di questo paese. Ad oggi, comprendo che la teoria dei blocchi contrapposti funzionò, portando i detrattori a ritirarsi giorno per giorno. Di fatto, in mancanza di un blocco di sostenitori, ne andava creato uno. Questo, penso, accadde per meccanicismo e senza una specifica premeditazione. Doveva solamente accadere.

    Due visioni opposte, si sono quindi avvicendate seguendo gli eventi storici, politici e sociali di un paese. Più il paese andava male, più gli effluvi di odio si diluivano. Che sia casuale o meno, è pur sempre un dato.

    Allora, per tanti fattori, non si trova più tutto quell’odio e livore. Fino al 2008, non andava bene nulla: non si trovavano le passate di pomodoro, le patatine che ci piacevano tanto, le donne erano tutte un branco di baldracche in sovrappeso, gli irlandesi un branco di analfabeti alcolizzati e le abitazioni pericolanti e malfatte.

    Ed oggi, a quasi la metà del 2010, ci troviamo in periodo di pace apparente, in cui gli animi, dopo un conflitto combattuto su una piattaforma virtuale, si sono decisamente placati.

    Qualcuno, forse,  ha compreso che pochi anni non bastano per conoscere un luogo, e forse neanche dieci. A volte venti, se non trenta. E che non si parla perfettamente un’altra lingua, se non dopo anni ed anni di pratica e studio.

    Altri, invece, attendono silenziosi il default irlandese per affermare che lo avevano previsto e che il branco di incompetenti ha fallito ancora. Sì, perché molti dei nostri connazionali considera gli irlandesi un branco di falliti incompetenti e gode delle sue sconfitte.1

    Ma intanto, dopo tanto agitarsi, nell’Anno Domini 2010, viviamo, seppur per poco, questa Pace italoceltica. Almeno sul web.

    Se la pace, poi, deve essere assenza di dibattito ben venga, perché se le basi della polemica devono essere rubinetti, riscaldamenti e porte, meglio lasciar stare. Ne abbiamo ancora molta di strada da fare, miei cari laureati.

    —————-

    1 Questa idea, a mio vedere risiede in ognuno di noi. Tutti hanno un residuo fisso di intolleranza verso una qualsiasi altra cultura o verso il diverso in genere. Come  nessun etero accetterà mai completamente l’omosessualità, allo stesso modo nessun italiano sarà mai realmente contento della crescita di un paese come l’Irlanda, né un gatto mai realmente mai amico di un topo.

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Comments

  • pallotron 3:18 pm on 29 maggio 2010 | #

    io non sono laureato. :P

    comunque mi pare una naturale evoluzione il fatto che dopo un tot di anni in un luogo si finisca di scriverne.

    all’inizio tutto e’ nuovo e pare diverso (a chi peggio o a chi meglio), poi ci si abitua.

    prima si sentiva l’esigenza di scrivere delle proprie impressioni perche’ ancora fresche, si scriveva delle paure ed opinioni dei primi tempi e le si vuoleva condividere con chi era gia’ qui o chi pianificava di venire.

    dopo tot anni le paure finiscono, le novita’ pure, quindi non se ne scrive piu’. ed e’ meglio cosi’, perche’ se no sarebbe lo stesso discorso trito e ritrito.

    per quanto riguarda i “conflitti che paiono non esserci piu'”, io non mi sono mai curato di conflitto, mai avuto tempo da perdere con chi e’ di coccio. :D

    saluti!

  • Lyndon 4:29 pm on 29 maggio 2010 | #

    @Pallotron: Sai cosa mi sfugge? Teoricamente più si sta in un posto più lo si dovrebbe conoscere e si dovrebbero avere maggiori elementi di ragionamento. Qui stiamo parlando del contrario.

    Ecco perché, se ci fai caso, ho parlato di flussi emozionali. Terminati quelli, come dici giustamente tu, si smette di raccontare.

    Sui conflitti so che non ti sei mai schierato, è una tua scelta rispettabile per quanto mi riguarda.

  • bacco1977 5:01 pm on 29 maggio 2010 | #

    mmm.
    Io Piu’ sto qui e piu’ mi rendo conto che c’e’ l’immenso da scoprire ed ho sempre piu’ voglia di parlarne.
    Questo riguarda me ovviamente. E’ una considerazione personale.

  • TopGun 6:57 pm on 29 maggio 2010 | #

    e forse invece pallotron ha ragione.

    col passare degli anni, un posto suppongo diventi poi veramente casa tua.
    ci sono motivazioni intime, affetti anche per i luoghi e le situazioni in quei luoghi vissuti.
    fosse un bacio dato alla tua ragazza in un momento così, oppure una pacca sulla spalla che hai dato ad un amico in una certa occasione.

    pallotron forse ha davvero ragione.
    perché se cominciasse man mano a raccontare quello che un pò alla volta gli si svela, se poi si sapesse che, no in Irlanda non si sta male se ti piacciono un certo tipo di cose che ti offre e te ne freghi di altre che ti fa mancare (perché c’è sempre un se a monte), finisce che poi altri attirati possano tornare, iniziando una sorta di ulteriore invasione.

    e così si sporca una cosa che è intimamente tua.

    la butto lì. non è rivolta a nessuno è una considerazione trasversale che vale per chiunque viva all’estero e decide di tenere un blog.

    personalmente, a me piace bacco che si incazza e crea dibattiti.
    pallotron non è per questo meno rispettabile ovviamente.

    entrambi puntano allo stesso obiettivo ma con modi diversi espressi da due personalità diverse.
    perché certe argomentazioni con totale assenza di peso specifico colpisce la scelta di vita di entrambi.

    p.s. ci hai mancato EmoEtilici, quelli che bevono per dimenticare che nessuno gli vuole bene in questa nazione di gente fredda e falsa.

  • Lyndon 7:42 pm on 29 maggio 2010 | #

    @Topgun: Quindi aspettiamo che arrivino i prossimi emigranti a raccontarci dei rubinetti, delle pecore e della Guinness?

    Sembra un po la zona del crepuscolo. Non credi?

    E’ pura narrazione emozionale. Arrivi e ti metti i tuoi racconti su un blog; dici cose che migliaia di persone hanno detto e sei felice. Poi passano tre anni e sempre lì, ma la narrazione delle emozioni ti ha un po rotto le palle e poi del paese non c’è più nulla da dire. Ti avevo già raccontato del mio viaggio di due anni fa a Galway? E del Connemara? clicca qui sul mio link delle foto uguali ad altre milioni che hai già visto.

    Prima era tutto divertente, era anche divertente sparare palle di cannone a caso, insultare ed elogiare senza la minima cognizione di causa.

    Poi dopo tre, quattro o dieci anni ci si aspetta di più.

    Discutiamone pure.

  • ER 8:11 pm on 29 maggio 2010 | #

    A questo punto necessito un chiarimento, quindi secondo voi
    è normale che uno appena arrivato in altro paese apra un blog nel quale scrivere tutti i pensierini che il suo flusso di coscienza gli fà battere sulla tastiera, magari buttando merda su un paese di cui non sà niente, e poi,
    passati un pò di anni che il blogger è stabilmente stanziato nel paese che gli dà da mangiare e di cui, volente o nolente, ha approfondito un pochino la conoscenza e compreso un minimo i meccanismi,
    ecco che non si ha più niente da scrivere?…..nulla da scoprire? tutto diventa ovvio e scontato?

    A me sembra una visione abbastanza limitata della propria esistenza e credo che sia ci sia molto outing da fare….

    ER

  • bacco1977 8:13 pm on 29 maggio 2010 | #

    Il punto e’ questo. Di cosa vogliamo parlare? Della solita Irlanda che tutti conoscono o di quella che nessuno, o pochi, hanno visto? Parlare di quella reale. Di quella di chi decide di fermarsi qui ed allora vive sul serio qui.

    La volete conoscere questa Irlanda o no? Io sto provando a mostrarvela. Con tutti i suoi ed i miei limiti.

    Volete continuare a sentire che il pub e’ bello e che c’e’ il vomito a temple bar o vi va’ di sapere qualcosa che assomigli di piu’ ad uno straccio di vita reale. Come si affrontano le situazioni di vita SERIA qui. Cosa c’e’ oltre al pub ed ai ritrovi di sindromati che si lamentano delle porte e della bolognese?

  • bacco1977 8:14 pm on 29 maggio 2010 | #

    @ER

    quando sento la parola “pensierini” ho un sobbalzo. Se fossi morto probabilmente mi rivolterei nella tomba.

  • TopGun 8:29 am on 30 maggio 2010 | #

    @Lyndon non aspettate proprio nessuno.
    se a te va di raccontare lo fai, se non ti va non lo fai.

    purtroppo il tempo è poco.
    andare a “coltivare” in senso metaforico come nel piccolo principe, una situazione, una persona, che parte già refrattaria, che non ti vuole ascoltare è un azione che non ti porta a niente.

    secondo il proprio limitato raggio d’azione ci si può fermare a discutere con chi si incontra direttamente sul proprio cammino.
    si ragiona, si cerca di ampliare il dibattito con l’amplificazione che permette la blogosfera, ma di più non si può fare.

    se l’Irlanda è solo alcol e pecore per molti e voi sapete che non è tutto così, più di dirlo una, due, cento volte non potete.

    nel commento precedente,
    intendevo dire un altra cosa a favore di chi in seguito dopo tot anni di permanenza non racconta.
    volevo dire che forse, quando in un posto non ti senti più di passaggio tendi a condividerlo poi con chi ti è più vicino, passato appunto quel flusso emozionale originato dalla novità, dall’emozione, dal senso di libertà di chi lascia una realtà che lo opprimeva o che magari in giovane età fa la sua prima esperienza da solo all’estero, cominci a parlare della tua vita alla famiglia, a qualche vecchio buon amico, non ti va più poi di scriverlo.

    come dici tu, in molti hanno scattato foto di Galway, fatto visita a Galway e raccontato di Galaway.
    per chi legge sono storie tutte uguali, per te no, nelle storie degli altri non c’eri tu a vedere con i tuoi occhi.

    mi sto incartando :P spero di essere (miracolosamente) riuscito a spiegarmi.

    Buona Domenica.

  • TopGun 8:32 am on 30 maggio 2010 | #

    Galway non Galaway :P che ciuccio!

  • Lyndon 8:44 am on 30 maggio 2010 | #

    @Top Gun: Qui sembra che io stia imponendo idealmente a tutti di riportare le proprie emozioni anche quando non se ne senta l’esigenza. Il discorso, per quanto mi riguarda, è basato sul fatto che, fatta una rapida riflessioni qui, si tenda a scrivere sull’onda del nuovo. Nuovo. Che poi non lo è, perché le proprie orme sono state già calcate da chissà quante gente eppur sia sempre la presunzione dell’unicità del proprio pensiero (solipsisti).

    La questione, che ho posto dopo l’intervento di Pallotron, è che vedevo una contraddizione sul fatto che si tenda a scrivere solo sulla propria emozionalità. Finita l’onda emotiva del nuovo affascinante (finiti i gettoni) non si ha poi così tanto da dire in pubblico.

    Il blog, in definitiva è una terapia, che cessa la sua utilità dal momento in cui ci rassegna. Si dicono cose e non si paga mai un centesimo per quello che si fa. Poi si smette, e ti dicono anche “beh, ora che cazzo guardi?”.

    Ma ripeto: nessuno sta idealmente imponendo gli altri di riportare le proprie emozioni.

    Pallotron, è stato sincero e, forse, senza volerlo ci ha mostrato un elemento fondamentale della blogostoria che ci riguarda.

  • TopGun 11:04 am on 30 maggio 2010 | #

    ma ci mancherebbe, io non ho detto che nessuno ha imposto niente.
    temo di essermi espresso malissimo.

    sul nuovo che non è poi così nuovo, hai ragione.
    quello che volevo dire io, è che, se uno in un dato posto non ci ha mai vissuto e ci va a vivere, quello è nuovo per lui, anche se prima altri hanno fatto il suo stesso passo.

    Il blog come terapia, non ci avevo mai pensato. interessante.

    that’s all :)

  • Alf Mezzosangue 1:48 pm on 30 maggio 2010 | #

    Lyndon aspettavo un tuo post. Che piacere rileggerti. Come sempre sei un grande. Concordo in pieno sul fatto che un blog che parli solamente delle proprie emozioni tenda a seguire una traiettoria a forma di parabola. Con l’adattamento le emozioni cambiano. Ognuno faccia quello che vuole, é ovvio. Trattasi di una semplice osservazione, nulla di piú. Sfogarsi, anche su un blog, fa bene quando si vive un disagio o una forte emozione positiva.

    Se punti alla razionalità invece, sin dall’inizio, resti abbastanza coerente sin dal primo momento. Io di solito seguo quest’altra strada.

    Concordo con te Lyndon sul fatto che non ci siano piú tanti bloggers che pratichino la “Lamentatio”, molti sono andati via, pochi arrivano, chi resta mette radici. Mi fa piacere e devo dire io l’avevo previsto. Con la recessione o il raffreddamento dell’economia gli arrivi si sarebbero ridotti e di conseguenza il numero di arrivi.
    Non so se avete mai riflettuto sul fatto che dall’Italia era possibile arrivare qui con 50 euro tramite ryanair. Un lavoretto facile intrappolava tanti, con la tentazione di uno stipendio che in Italia anche un laureato al primo impiego si sognava (oltre i 1300 euro).

    Tu hai analizzato questi processi in maniera astratta e e scientifica tanto tempo in vari posts fa Lyndon, credo stia comprendendo cosa intendo dire.

    Metto giù un paio di links a tuoi post che sono secondo me dei pilastri di cultura su cui basarsi per l’analisi dei sindromati.

    https://thelyndonsyndrome.wordpress.com/2008/12/11/la-sindrome-di-lyndon/

    https://thelyndonsyndrome.wordpress.com/2009/07/20/la-sindrome-di-lyndon-lelemento-solipsistico/

  • alfredosax 8:23 am on 31 maggio 2010 | #

    Caro Lyndon che piacere rileggerti, aspettavo un altro dei tuoi fantastici post. Come sempre, apporti profonde ed interessanti discussione sul tavolo. Ho prvato a commentare piu volte ma il mio browser sta fafendo i capricci, quindi provo a riassumere quello che intendo dire.
    Ho notato anche io coloro i quali utilizzavano ed utilizzano un blog per sfogare le proprie emozione, negative, ma anche positive. Quando si considera un paese questo apporta ad una sorta di traiettoria parabolica. All’inizio tutto fa schifo, si scende sempre piú in basso e poi si risale. E’ sbagliato. Ma ognuno é libero di fare come vuole e cosi sia.

    Quando si ragiona razionalmente ed oggettivamente si é coerenti nel tempo. Quelli che han seguito questa strada sono pochi, ed han lottato contro i “sindromati”. Quante battaglie..

    Concordo con te al 100%, che ben venga la pace se il dibattito dovesse essere fondato su delle stupidaggini.

  • alfredosax 8:32 am on 31 maggio 2010 | #

    Ho una domanda da fare a tutti. Avete mai pensato che l’alto numero di, utilizzando la classificazione di Lyndon, sindromati, solipsisti, esistenzialisti, disfattisti sia dovuto al fatto che emigrare dall’Italia all’Irlanda fosse fin troppo facile? Ryanair e lavoro facile han portato centinaia e centinaia di persone a provare questa avventura, sedotti da un lavoretto qualunque pagato piú di quanto potessero sognare in Italia. Dopo qualche mese peró, provate le emozioni come turista tutto cambiava colore. Se non parti preparato mentalmente cambi idea facilmente. Se parti per l’Autstralia ci pensi molto, costa tempo e denaro provare. Inoltre, partendo dall’Italia senza un lavoro o con un lavoro che non desse soddisfazioni, chiunque era pronto a lasciare. Ed in italia quanti sono soddisfatti del proprio lavoro?

  • Lyndon 5:12 pm on 1 giugno 2010 | #

    @Alfredo: Grazie Alfredo. Scusa se ho approvato tardi ma ho avuto contrattempi e devo anche rispondere a te e gli altri. Lo farò domani, scusandomi per la tremenda asincronicità.

  • bacco1977 6:24 am on 2 giugno 2010 | #

    @Alfredo

    Grande commento multiplo :D

    VI sono vari motivi che hanno fatto dell’Irlanda la terra dei sindromati.
    1- la facilita’ di arrivo grazie a ryanair

    Questo e’ vero e’ non e’ opinabile. E bisogna pure dire che i vari illuminati passati di qui grazie a ryanair e che girano l’europa grazie a ryanair, continuano a fare le loro critiche “costruttive a ryanair, sputtanandola su blogs e forum . Mentre ovviamente le compagnie italiane sono tutte andate a puttane. Che vuoi farci. Magari ryanair fosse stata italiana.

    2- il boom economico
    Qui trovavano lavoro pure gli imbecilli e, di fatt,o gli imbecilli sono accorsi in massa . Laureati (ovvero imbecilli con la laures) e non.
    Poi, all’atto pratico, si sono sindromati/ disintegrati perche’ se sei imbecille, imbecille rimani.

    Sono questi i due fattori che hanno fatto dell’Irlanda la terra dei sindromati. I numeri di italiani che si sono visti qui (in percentuale alla grandezza del posto) in altri posti sarebbero impensabili.

    Volevo fare un’osservazione a Lyndon. Il commento di Pallotron (non direttamente ovviamente) ed un altro commento apparso su un altro blog (che non cito senno’ poi dite che facciamo le risse) in cui si diceva senza mezzi termini che io e te, Lyndon, “scriviamo solo cazzate”, mi fa temere che un po’ stiamo sul cazzo a parecchia gente.
    Prima potevano dire e scrivere quello che gli pareva. Coi sorrisini sul viso (sappiamo su quali volti il sorriso abbonda) dicevano cose tremende. Che abbiamor ipetuto a sufficienza.
    Dopo che li hai etichettati e qualche battaglia si e’ combattuta su qualche piattaforma, come Cavesi ed Irlandando, e’ caduto silenzio.
    Ma ogni tanto si fanno rivedere con frasi colme d’odio. Ecco, quel commento su quel post mi ha fatto capire quanto stiamo sul cazzo a tutti.

    Il che mi fa un immenso piacere.

  • Lyndon 11:13 am on 2 giugno 2010 | #

    In genere è bello prendersi beffe degli altri, ma non è mai piacevole quando qualcuno ti dice che anche tu non sei poi meglio. Era divertente finché si puntava il dito sugli altri, poi, quando si è andati a fare autocritica, si è rotto un equilibrio. Io preferisco dire che si è interrotta la catena di condivisione di un’idea.

    Rimane che se non si fa questo processo, siamo destinati ad incancrenirci terribilmente.

    Metto una nota a margine. Io non ho mai fatto tutto questo per spirito filantropico o perché io pensi di essere meglio delle figure che descrivo. Io sono parte di tutte queste categorie e vivo le mie mediocrità.

    Mi diverto a guardarci e catalogarci come fossi un entomologo. Ma mi rendo conto che quando ti mettono il dito nel culo, nessuno si diverte poi tanto.

    Tornando alla questione.

    Sì, a quanto parte, a parte pochi, non abbiamo più nulla da dire. Perché, per l’assunto di Pallotron (quanto mai azzeccato), non essendoci più nuovi arrivi, non ci sono più persone che condividono i famosi primi due anni di meraviglie e scorni.

    Quello che dice Alf è condivisibile: venire qui e di certo più semplice, e prima ha veramente attirato una massa di giovani alla prima esperienza lavorativa.

    Questo ha veramente generato una massa di opinioni fin troppo acerbe. Poi c’è anche chi ha girato di più e ha fatto valutazioni personali, anche se spesso con pretese troppo oggettive.

    Ora siamo in una sorta di processo di pace, che è pronto ad inclinarsi nuovamente ad una eventuale ripresa economica del paese.

    Poi parleremo, spero di farlo presto, di chi, invece è qui da tempo, e si sente solo di lavorare qui, invece che di viverci. Altre categorie. Che palle, vero?

  • bacco1977 12:51 pm on 2 giugno 2010 | #

    sei uno scocciatore :D

  • Alfredosax 9:22 am on 3 giugno 2010 | #

    No Bacco, Lyndon é un osservatore ;) . Lyndon non scusarti affatto! Grazie per la risposta ;)

  • pallotron 9:34 am on 5 giugno 2010 | #

    io non riesco a stare al passo con tutti questi commenti e blog!!! non ho tempo!
    butto li un altro spunto di riflessione per poi ripassare di qui tra qualche settimana:

    una delle possibili ragioni per cui secondo me si scrive poco e’ che si arriva ad un punto in cui si fa fatica a fare lo step successivo: il vero integramento coi locali.
    e si rimane in un limbo.

  • Martina 8:01 am on 6 giugno 2010 | #

    Ciao Lyndon, sai chi sono. Arrivo sul tuo blog un po’ tardi e con rammarico perché non mi ero resa conto di quanto fosse ben scritto. Beh, vorra’ dire che non ti liberi piu’ di me ;)
    Io sto qui da 19 anni, ma forse saprai gia’ tutto dai miei interventi sul blog di Bacco. Quello che scrivi e che scrivono i tuoi commentatori non fa una grinza, per cui posso aggiungere ben poco. A parte una piccolissima cosa (che forse avrai gia’ scritto in passato ma devo ancora leggermi i tuoi archivi, per cui mi scuso di eventuali ripetizioni ;)).
    Noi italiani abbiamo uno spirito autarchico, e ci approcciamo all’estero con uno spirito autarchico. Tutto cio’ che e’ italiano e’ meglio. Quando arrivai qui io nel ’91 l’olio di oliva si trovava solo in farmacia (per uso cutaneo, in caso vi chiediate). Adesso ne trovi 25 tipi solo da Dunnes Stores. Giusto per farvi capire la differenza. Dublino e’ stata colonizzata dagli italiani. Io adesso vado a Dublino e per pranzo mi mangio la piadina. Ma neanche a Milano. Cork sta subendo la stessa sorte. Chi e’ arrivato qui dopo la celtic tiger non si rende conto di quanto sia cambiata questa societa’.
    Per cui, scusate tendo sempre a divagare: noi italiani siamo arroganti e fieri della nostra cultura. Arriviamo in quest’isola,dove questo popolo stuprato invece se ne vergogna. Lascio stare le nuove generazioni di irlandesi, i figli della tigre celtica che hanno avuto tutto. Parlo dei miei coetanei, quelli che sono emigrati, sono tornati e stanno rifacendo le valige. Quegli irlandesi che hanno imparato a detestare il loro paese, che non hanno orgoglio nazionale. Perché quando ci crescevano, negli anni ’80, non avevano niente, il paese era bigotto, i preti li molestavano, non potevano neppure avere una ragazza perché i preservativi erano illegali, non c’era lavoro per NESSUNO.
    Due contrasti di tendenze. I quarantenni irlandesi di adesso vedono che sei italiano, ti guardano con invidia. Non venirmi a dire che non hai soldi ti dicono con ironia Vieni dal paese di Berlusconi (questa battuta mi e’ stata fatta da un coetaneo celtico l’altro giorno, in caso vi chiediate).
    Certo che i tuoi sindromati (splendida definizione :D) non se ne rendono conto. Loro hanno avuto tutto.
    E’ difficile capire se non si conosce. Va detto che leggersi qualche libro di storia contemporanea irlandese, prima di venire qui a godersi gli stipendi piu’ alti e le ragazze che te la sbattono in faccia, male non farebbe….

  • pallotron 2:59 pm on 6 giugno 2010 | #

    cmq e’ “integrazione” non “integramento” :P

  • bacco1977 12:43 pm on 7 giugno 2010 | #

    @pallotron
    Non si dice integrazzo? :D
    Sei alfabetico.

    @martina

    Mancava la tua voce su questo blog. Una voce che secondo me lo completa. Oggi abbiamo risollevato la blogosfera. Ne sono contento.

    Io dico, anche su questo blog, le cose che stai dicendo tu da tempo. Ovvero molti (non tutti) giudicano pesantemente un posto senza avere la minima idea della storia del posto in cui stanno!
    E la risposta ogni volta e’ :” Questa e’ la mia opinione. il mio pensierino”.
    Tutti nuovi illuminati insomma.
    Il tuo commento e’ corretto, ma ti consiglio di legegre il resto del blog. A Lyndon mancava forse il tuo tassello. A te manca il tassello di Lyndon. Insieme vi completate.
    Io torno a fare danni in giro. Alla prossima

  • Lyndon 10:06 pm on 7 giugno 2010 | #

    Scusate ancora per i ritardi nell’approvazione dei commenti. Sono tornato in “clinica” solo stasera e vi rispondo domani con calma. Grazie per la pazienza.

  • andima 6:03 am on 8 giugno 2010 | #

    @Alfredo
    l’idea dei bassi costi per arrivare a Dublino non credo regga, Ryanair ha sempre offerto certi costi per quasi tutte le destinazioni europee e alla fine con lo stesso prezzo da Roma si sarebbe potuti partire per Barcellona, Londra, Amsterdam, Dublino e tante altre. Poi c’e’ da calcolare che quando si parte per qualcosa del genere, in genere non si parte a Natale, nei weekend o durante altre festivita’, si ha la possibilita’ di scegliere, di partire anche durante la settimana (quanti i costi sono bassi per andare ovunque o comunque molto piu’ bassi del normale) e usualmente con qualche anticipo, tipo un mese, forse anche piu’. E alla fine un lavoretto “facile” con uno stipendio piu’ alto di quello italiano, 3-4 anni fa lo si trovava anche nelle altre capitali sopra citate (e probabilmente lo si trova anche oggi). Quindi non so se pensare a questi due fattori possa davvero determinare una scelta (molti andavano a Dublino e non altrove). Nel semplificare si finisce col avere criteri talmente generici da poter essere applicati a molte altre citta’, secondo me.

    @Lyndon
    Questi tag, questo etichettare di persone o blog in una sola parola tende sicuramente a generalizzare, secondo me. Essendo stato a Dublino negli anni che citi ed avendo avuto un blog, come sai, mi piacerebbe sapere se mi hai posto nella scatola dei solipisti, degli illuminati, dei disfattisti e cosi’ via. Davvero, per curiosita’, mi piacerebbe saperlo. Me lo sono riletto il mio blog di Dublino, di 149 post sono 5-6 quelli in cui si esagera (di librerie, di teatro, di pioggia, di ospedali, etc.), una 20entina in cui si ringrazia Dublino, altri in cui si confessano i propri limiti (3 post sullo spelling errato sono tanti dai :D), non so se basta una proporzione del genere per taggare il tutto, per ricordarlo solo in base a certe parole. E non so se bastano 4-5 blog silenziosi a definire un periodo di pace, in cui pace significa “non si lamentano sui blog”, “non offendono sui blog”, “non condividono la propria opinione (negativa) sui blog”. Insomma, e’ pace questa? Pace nel senso che ci si puo’ rilassare e non studiare gli altri o pace nel senso che esistono 3-4 posti virtuali in cui ci si da ragione a vicenda e allora e’ tutto calmo? Non so, spesso penso che si vada troppo oltre, perdendo quasi il contatto con la realta’ cosi’ come per (inversamente) scrivendo su un blog di un posto che si conosce appena si perde il contatto con la storia, la cultura ed altri insegnamenti che pur hai trasmesso attraverso queste teorie e che io, per esempio, sto mettendo piu’ o meno in pratica a Bruxelles, dopo un po’ di esperienza e d’errori. Ma se domani torno a Dublino, mi metti nella scatola “i ritornati” che a quanto ho capito e’ quasi alla stregua di “sfigati”. Che culo, pensa te.

  • Lyndon 8:59 pm on 8 giugno 2010 | #

    Prima di tutto mi scuso con tutti per il ritardo con cui vi rispondo. Procedo.

    @Martina: Grazie per la visita e l’intervento, molto gradito. Ti ho letto spesso con piacere, seppur non sia mai intervenuto sul tuo spazio. Un po’ la mia vena voyeuristica, un po’ la mancanza di tempo materiale, mi frenano dall’ingaggiare troppe discussioni. Tocchi dei punti interessanti, di certo. Il primo è quella sulla nostra influenza sull’Irlanda. Personalmente la ritengo in molti casi positiva, non solo dal punto di vista materiale ma anche dell’arricchimento intellettivo che molti dei nostri connazionali hanno portato qui. Abbiamo, in molti casi, portato un bagaglio teorico non da poco e questo tu lo sai bene. Il problema si è posto da un punto di vista esistenziale. Noi soffriamo da un punto di vista emotivo, questo è innegabile.

    Sull’autarchia culturale del nostro popolo mi trovi d’accordo, perché effettivamente siamo una cultura multistrato e di provenienza antica. A volte, però, la nostra indipendenza culturale ci ha portati ad una presupponenza oltre ogni limite. Questo, va da se, è un fenomeno comune a quasi tutte le culture che hanno radici e retaggi antichi.

    Le persone di cui parlo sono i post baby boom, coloro che sono cresciuti in famiglie che hanno usufruito di uno sviluppo economico ormai ectoplasmatico. Serviti, riveriti ed imbolsiti, abbiamo dimostrato di essere molli e ancora troppo attaccati ai gusci protettivi cari alla nostra cultura.

    Oppostamente, ci siamo trovati di fronte ai nostri coetanei irlandesi, che spesso si sono trovati a vivere una situazione diametralmente opposta; e qui parlo del pre Tigre Celtica ovviamente.

    Due generazioni che si sono scontrate, ma non di certo incontrate.

    @Andima: Nonostante mi sforzi di allargare la mia tassonomia, non riesco a costruire un sistema completo per catalogare tutto. Per questo motivo ho creato solo dei macro sistemi dove vi lancio ignobilmente. Compreso me.

    Per questo, nella generalizzazione collettiva, io non faccio eccezione. Il mio pensiero, oltre che essere finito è limitato; e lo so bene.

    Mi chiedi in quali categorie ti potrei definire, ma non ti rispondo per il semplice motivo che tu stesso ti sei sicuramente rivisto in una o più di esse. La mia risposta sarebbe solo un tranello in cui non voglio cadere e se vi descrivo con un minimo di approssimazione, siete voi stessi a sentirvi dentro una di esse. Non ho bisogno di compilare liste ufficiali (o di proscrizione) care ad altri ambienti.

    Tu sai cosa hai scritto in passato e ne sei consapevole, se pensi di aver scritto delle cose inesatte e hai attuato un processo di correzione del tuo giudizio, questo ti basti per accettare un tuo miglioramento personale. Ma non puoi negare che anche tu, come tanti altri, ti sei lanciato in invettive umorali e presupponenti rispetto alla tua esperienza dublinese.

    Tutto va bene qui? No, per carità. Ma dopo il tanto ciarlare e sparlare, ci si permetta anche una pausa di riflessione per capire che di cazzate ne sono state dette tante e spesso per profonda ignoranza.

    Personalmente, nessuna delle persone che ha scritto d’Irlanda negli ultimi 5 anni ha dimostrato di conoscere questa cultura seriamente e quindi era impossibile che la capisse per oltre il suo 15%.

    Eppure tutti hanno impugnato il bastone del comando chiedendo di essere seguiti. Molti, infatti, hanno fatto la fine dei Lemmings.

    Dal mio punto di vista, questa è una riprova della nostri limitati strumenti cognitivi e che troppo spesso la componente emotiva ci ha impedito di leggere e decodificare i segni ed i tratti di quest’isola. E non dico solo in termini positivi, ma in termini ACCETTABILI.

    Noi non conosciamo questo paese e sarebbe ora che ci si mettesse nell’ordine di idee di farlo. Finita la guerra, forse è tempo di andare a ripetizioni.

    mentre voi analizzavate i rubinetti e le mattonelle, io spiavo voi. Origliavo le vostre conversazioni sulle luas, nei Pub, negli aeroporti e in tutti i luoghi in cui ci siamo mossi. E questo ti basti per sapere che non mi sono basato solo sulle vostre scritture.

    E sì, ho poi creato un sistema di scatole in cui spesso si rimane imprigionati. Questo, una volta tanto, è stato voluto ed intenzionale.

  • Martina 11:23 am on 15 giugno 2010 | #

    Beh, grazie a tutti per il benvenuto, Lyndon non ti preoccupare anch’io ho sempre poco tempo per tutto. Certo che abbiamo arricchito l’Irlanda, qualsiasi influenza straniera e multiculturale arricchisce un paese. E gli irlandesi ci adorano. Ci ADORANO, letteralmente. A volte io mi sento a disagio per tutti i complimenti che ricevo, sulla mia cultura, la lingua così bella, il cibo, la nostra arte così bella ecc (unico neo che mi chiedono, ma come fa Berlusconi ad avere tanto supporto, ma questo è tema per un altro post ;)), per questo mi sento così a disagio quando sento e leggo quelle critiche stupide che i nostri connazionali fanno agli irlandesi. Non si rendono conto.
    Bisogna conoscere questo paese, appunto, mi fa piacere che anche tu sia d’accordo. Ma qualsiasi persona con un po’ di cervello lo sarebbe. Per conoscerlo bisogna origliare, come fai tu, ma anche interagire senza arroganza. Ed essere grati non farebbe male. Questo paese mi ha dato il dole (sussidio di disoccupazione) per mesi in passato mentre l’Italia mi prendeva a calci. I miei colleghi mi trattano bene, e adesso che ricomincio a tendere una mano all’esterno un sacco di mani stanno arrivando in aiuto. Parliamo due linguaggi diversi, non solo dal punto di vista grammaticale ma anche semantico. L’interpretazione e la traduzione e’ essenziale.
    Mio caro Lyndon, qui bisogna creare corrente di opinione.
    @Bacco: comincio a trascendere le cattive esperienze personali e mi sono accorta che, ultimamente, questi irlandesi comincio ad amarli di più. O forse, a ri-amarli, come facevo un tempo. Sono certa che ne sarai contento ;)

  • bacco1977 11:57 am on 15 giugno 2010 | #

    @martina

    Ne sono contento per te. ;)

  • enzo 1:02 pm on 10 luglio 2010 | #

    che razzisti questi tedeschi


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