• 11:09:47 am on luglio 15, 2010 | 24

    La Seconda Legge di Lyndon.

    La capacità d’integrazione in Irlanda è direttamente proporzionale alle proprie competenze d’idraulica.

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Comments

  • bacco1977 11:13 am on 15 luglio 2010 | #

    no miscelatore = no happiness

  • TopGun 11:30 am on 15 luglio 2010 | #

    Se non capisci niente di idraulica e sei infelice, è colpa degli Irlandesi che fanno impianti alla cazzo di leprecauno.

  • Martina 4:12 pm on 15 luglio 2010 | #

    che tipo di idraulica?

  • Lyndon 5:30 pm on 15 luglio 2010 | #

    @Martina: Tubi, rubinetti et similia.

  • bacco1977 5:45 pm on 15 luglio 2010 | #

    @martina
    Anche cessi, docce, bidet ed affini

  • Martina 6:09 pm on 15 luglio 2010 | #

    volevo essere faceta, ma non mi e’riuscito. ho troppo sonno oggi, mi rovina il senso dell’umorismo :D

  • Freddy 6:10 pm on 15 luglio 2010 | #

    La legge e’ espressa male:

    La capacità d’integrazione in Irlanda è INVERSAMENTE proporzionale alle proprie competenze d’idraulica.

  • Lyndon 6:49 pm on 15 luglio 2010 | #

    @Freddy: lo avesto previsto, ma siamo nel mezzo di un’aporia.

  • Lyndon 6:58 pm on 15 luglio 2010 | #

    Mi spiego.

    Direttamente proporzionali: Sei in grado di modificare il tuo miscelatore in quanto le tue competenze d’idraulica sono ottimali. Quindi risolvi il problema creandoti una realtà alternativa rispetto al resto. Vinci.

    Inversamente proporzionali: Non sai nulla di idraulica e accetti che il sistema di casa sia un cesso totale. Perdi ma vinci.

    Ma discutiamone, mi affascina.

  • Lyndon 7:19 pm on 15 luglio 2010 | #

    Avanti con l’analisi del paradosso.

  • Freddy 7:34 pm on 15 luglio 2010 | #

    Io la leggo cosi’:

    Direttamente proporzionale
    ==========================
    Piu’ hai competenze di idraulica, piu’ ti integri. (falso)

    Meno hai competenze di idraulica, meno ti integri. (falso)

    INVERSAMENTE PROPORZIONALE
    ==========================
    Piu’ hai competenze di idraulica, piu’ ti rendi conto che c’e’ qualcosa che non va, meno ti integri.

    Meno hai competenze di idraulica, meno ti rendi conto che c’e’ qualcosa che non va, piu’ ti integri.

    Comunque per capire che la booster pump sotto la doccia e’ una bestialita’ ci vuole una cultura da scuole medie inferiori.

  • Lyndon 7:58 pm on 15 luglio 2010 | #

    @Freddy: Ottima analisi. Le avevo valutate prima di pubblicarlo ed avevo notato che era leggile in più versi avendo come risultato la stessa conclusione.

    Ovviamente, vanno prima puntellati i presupposti.

    Presupposti di base
    ———————-
    Soggetto: Italiano di estrazione media, che conosce ed ha utilizzato da sempre determinati elementi del proprio bagno.
    Elemento di non integrazione: frustrazione dovuta dall’impossibilità di modificare la realtà circostante.

    Ponendo che l’Italiano ha utilizzato da sempre elementi come il miscelatore (o bidet) si rende immediatamente conto della mancanza di alcuni elementi a cui è abituato.
    Poniamo, quindi, che non abbia una ha conoscenza specifica di idraulica ma solo esperienza sensibile. L’unica via di salvezza che gli si pone di fronte è quella di avere competenze di idraulica, per poter quindi modificare gli elementi della sua casa irlandese. Nel caso contrario, si renderebbe solo conto della mancanza di un elemento della sua esperienza e cultura senza poter far nulla, rimanendo quindi frustato.

    Ripeto, anche la tua interpretazione è valida, ma giocandoci vi rendete conto che si può applicare a tanti altri fattori di integrazione (lingua, ad esempio).
    Nel caso specifico, vanno considerati i presupposti di base: noi.

  • bacco1977 8:20 pm on 15 luglio 2010 | #

    Spunti interessanti.
    Il discorso e’ piu’ serio di quanto ci possa sembrare. Parliamo di cessi e tubi, ma in realta’ qui andiamo oltre.
    Quanto le tue capacita’ e conoscenze di aspetti di vita pratica influenzino la tua integrazione in un posto.

    E qui ci sono le due leggi. Quella di Lyndon e quella di freddy.

    Io credo che la capacita’ di adattamento e di miglioramento della realta’ circostante aiuti ad accettarla proprio perche’ si riesce in qualche modo ad avvicinarla alle proprie esigenze.
    Quindi resto a favore della legge di lyndon. Ma il discorso di freddy non e’ errato e mi frulla per la testa, seriamente.

  • Freddy 5:43 am on 16 luglio 2010 | #

    C’e’ anche la legge del “abbiamo sempre fatto cosi’, non vedo perche’ cambiare”.

    Il fatto che nelle eziende siano soliti premiare quelli che se ne fottono se si e’ sempre fatto cosi e fanno in maniera diversa e’ significativo.

    Io avevo un lavandino con 2 rubinetti forse quando avevo 3 anni, poi sono cresciuto col miscelatore.

    Se dovessimo ragionare come gli inglesi (metti il tappo e ti lavi lo stesso) staremmo ancora col frigorifero senza surgelatore e andremmo a comprare il ghiaccio al supermercato/(un)convenience store.

    Oh, aspetta… :/

  • bacco1977 9:59 am on 16 luglio 2010 | #

    @freddy

    Parlando d’idraulica

    >Io avevo un lavandino con 2 rubinetti forse quando avevo 3 >anni, poi sono cresciuto col miscelatore.
    >Se dovessimo ragionare come gli inglesi (metti il tappo e ti >lavi lo stesso) staremmo ancora col frigorifero senza >surgelatore e andremmo a comprare il ghiaccio al >supermercato/(un)convenience store.

    E’ vero. C’e’ da dire pero’ che io ho cambiato 3 case in 3 anni ed ho sempre avuto il miscelatore.
    Quindi la mia domanda e’. Li stanno montando adesso?
    E negli UK invece? Si ostinano sempre ad usare il doppio rubinetto? O anche loro stanno passando al miscelatore?

  • Lyndon 10:19 am on 16 luglio 2010 | #

    Si, stiamo andando oltre e cerchiamo di non tornare indietro di tre anni.

    Riassumendo, potremmo metterla cosi’.

    Tesi di Lyndon: Una tua capacita’ puo’ rendere la tua esistenza migliorabile.
    Tesi di Freddy (mi corregga se sbaglio): Una tua capacita’ puo’ darti la consapevolezza dello stato delle cose.

  • Martina 4:53 pm on 16 luglio 2010 | #

    La mia tesi si basa sull’esperienza: in Irlanda ho avuto case di tutti i tipi. In quelle con miscelatori e bidet sono stata profondamente infelice. In quelle con rubinetti separati e senza bidet sono (stata) serena ed a volte anche felice.
    Se ne può trarre una legge?

  • bacco1977 9:45 am on 17 luglio 2010 | #

    @Martina

    Si. Enunciamola:
    La possibilita’ di avere le chiappe pulite a qualunque ora della giornata, senza scottatertele o gelartele, non porta necessariamente alla felicita’. Essa non e’ condizione ne’ necessaria ne’ sufficiente.

    Questo e’ il lemma di martina.

  • Freddy 12:39 pm on 17 luglio 2010 | #

    @Lyndon: Esatto sulla capacita’.
    Vorrei sottolineare poi che l’ottusita’ di chi non vuole il miscelatore e’ tipica solo di chi non ha il miscelatore, anche perche’ non ho ancora sentito nessuno dire “eh, quanto stava bene con i due rubinetti separati…

    Diciamo quidi che c’e’ una certa inerzia al cambiamento.

    E’ vero che qui le cose si fanno diversamente (eg. tutte quelle minchiate per la casa che in italia trovi in un supermercato le trovi nei negozi “degliebberei” o nell’angolino delle minchiate al covenience store), ma per alcune cose erano e sono ancora maledettamente indietro, pur atteggiandosi a grande capitale europea (eg. IBAN introdotto a inizio 2007).

    Secondo me quello che li rovina e’ che mettono tutti a fare training on the job, che va bene se fai il commesso, non se fai ad esempio ecografie (recente caso di malasanita’).

  • Lyndon 2:52 pm on 17 luglio 2010 | #

    Cerco di tirare un po’ le somme.

    Secondo me regge poco la correlazione tra felicità e progresso tecnico. Ritengo questo tipo di evoluzione legata prima di tutto al benessere ed alla funzionalità. Il che vuol dire che se posso fare una cosa nel minore tempo possibile e con il minimo sforzo, questo è qualcosa che va avvantaggio del mio benessere. La felicità, come stato emotivo, è ovviamente legata a troppe variabili e non penso si possa codificare universalmente.

    Direi, quindi, che qui lo scontro è più sul progresso vs paleomodernismo. Considerando che nessuna delle due posizioni non escluda il fatto di poter essere felici o meno. Magari aiuta a vivere un po’ meglio, o per gli antimoderni molto peggio.

    La reticenza al cambiamento per mezzo di contaminazione esterna, sembra essere un difetto della cultura anglosassone, che spesso si è persa nel campanilismo. Non uso questo perché lo fanno gli odiati francesi o lo fanno gli europei. Questo ovvio, non riguarda tutti gli aspetti della cultura d’Albione.

    Passiamo alla nostra isola.

    L’Irlanda, a mio vedere, soffre ancora troppo il retaggio della cultura anglosassone, anche se comincia ad avere un occhio d’interesse verso la tecnica e gli schemi europei. Questo processo di contaminazione, probabilmente richiederà decenni o secoli. Ed ecco, perché secondo me, il cavolo di miscelatore ora lo troviamo anche qui. Forse perché si sono resi conto che è solamente più funzionale, anche se non ti rende felice.

  • bacco1977 3:43 pm on 17 luglio 2010 | #

    Sono d’ accordo con freddy.
    Faccio un paio di esempi.
    Ad ogni autostrada o pezzo di strada che completano, accendi la radio e la frase tipica e’ : “Ma era veramente necessario?”
    La luas verde estesa fino a cherrywood per 7.5km. Indovinate la frase tipica:”Ma era veramente necessario?”
    L’unione delle due Luas “Ma e’ necessario?”
    Cioe’ questi hanno proprio una paura del cambiamento innata. Soprattutto gli anziani. mamma mia
    D’accordo anche con Lyndon.

    Piccola cosa OT
    SUl recente caso delle ecografie. Ho incontrato un medico del policlinico di palermo in visita ospedaliera al Mater Hospital.
    L’argomento e’ OT, ma andrebbe affrontato da qualche parte.
    Le sue impressioni mi sono sembrate importanti.

  • Freddy 5:02 pm on 17 luglio 2010 | #

    Tecnologia non vuol dire felicita’, infatti adesso che sei reperibile 24/7 secondo me si vive con piu; rotture di coglioni.

    Cose che facilitano la vita=felicita’.

    Felicita’ di non dover andare a prendere l’acqua dal pozzo per potersi lavare (e abbiamo acquedotto e sistema di distribuzione).

    Felicita’ di avere un rubinetto invece che due (ci stiamo arrivando).

    Felicita’ di lavarsi i denti con acqua corrente e non stantia e puzzolente (ma l’acqua del bagno viene da un serbatoio perche’ se va via l’acqua per mezza giornata in un anno poi come fai?).

    E tanto per parlare, felicita’ di trovare un tubo di bostik al supermercato senza dover andare a fare la caccia al tesoro.

    Mettiamocia anche felicita’ di avere una manodopera con buon senso nelle persone (nella pentola ti cucino idraulico testa di cazzo, non la devi usare come bacinella per spurgare i termosifoni).

    Ma temo che ci vorranno decenni anche per questo: tempo fa mentre si discuteva un progetto di un ecommerce per un ente parastatale, alla domanda “Ma come facciamo a fare prenotare il “booze” online ed evitare che ce lo prenotino i minorenni?”

    Ho risposto “Basta mettere un testo di leggee una checkbox da confermare prima di accedere alla categoria alcool e poi controllare i documenti di chi ritira”.

    Nella stanza eravamo in 10, e discutevano da 6 mesi e ci e’ voluto l’ultimo arrivato per di piu’ straniero per trovare quella che e’ stata definita “una soluzione brillante”.

    Buonsenso, questo sconosciuto.

  • Lyndon 9:51 am on 18 luglio 2010 | #

    Scusa Freddy, ma stai riducendo un concetto ampio e complesso come la felicità a qualcosa troppo banale.

    Non consideri minimamente il fattore di abitudine alle innovazioni ed ai beni materiali.

    Tu sei felice quando qualcuno ti mette il tuo nuovo fiammante rubinetto nel cesso, dopo sei mesi diventerai abituato e la felicità iniziale svanirà. Avverti solamente che quell’oggetto stia migliorando il tuo stile di vita. Ma non sei più felice, perché i fattori che stabiliscono la tua felicità sono troppi e troppo complessi.

    Ora, se tu lo sei o meno, questo non posso saperlo e non posso neanche ragionare sui minimi sistemi, perché ci porterebbe ad dover esaminare fin troppe eccezioni perdendoci nei soggettivismi di qualsiasi essere umano esistente.

    Quello che voglio capire e sei stai parlando della tua felicità o della stessa in assoluto.

    Sei solo tu che sei felice per il Bostik o dovrebbero esserlo tutti? O sei tu che una volta trovavi il bostik, poi te ne hanno privato e ora che lo trovi sei felice per 2 ore?

    Non sto ironizzando, voglio capire.

  • Freddy 12:45 pm on 18 luglio 2010 | #

    Premesso che la felicita’ e’ soggettiva.

    Se mi dai X sono felice. Poi mi abituo e X lo do per scontato perche’ fa parte del mio quotidiano.
    Se dopo che mi sono abituato X me lo togli, per un motivo o per un altro vivo con disagio perche’ so quello che mi manca.

    Dove X puo’ essere un miscelatore, un tubo di mastice, case che non sono fatte con lo stampino…

    Se X non lo hai mai avuto non sai se oggi vivi meglio o peggio e sei “sereno”.

    Fermo restando che la notte dormo benisimo anche se casa mia e’ arredata come quella del vicino di casa.


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