Essere italiani.

Quando si abbandona il proprio contesto culturale, i nostri caratteri distintivi sembrano emergere dirompenti. La loro ostentazione è un modo per rappresentarci come gli altri ci immaginano e per come universalmente siamo raffigurati. Sembra quasi, che inconsciamente non si vogliano deludere le iconografie millenarie che sono legate indissolubilmente alla nostra cultura.

Tutto questo arriva al suo parossismo quando ci si trova in contesti internazionali ed a contatto con altre culture. Allora ogni nostra caratteristica sembra evidenziarsi maggiormente, poiché la differenza può diventare un valore aggiunto ed un motivo di distinzione  della nostra identità. Da questa differenza nasce un’appartenenza generica, che è sia un nazionalismo dolce che non ha nulla di politico ma molto di antropologico e culturale e sia un modo per essere un qualcosa piuttosto che niente.

Appartengo quindi sono.

Quando non vivi più alle latitudini, la prima domanda che ti faranno, sarà da quale insieme/sistema tu provenga. L’insieme da cui vieni, identifica cosa sei, cosa mangi, quanto ti riproduci, quanto sei onesto e disonesto.

Allora essere italiani vuol dire tante cose, come, ad esempio, avere dei comportamenti che spesso ci sono stati trasferiti direttamente dalle nostre rappresentazioni, seppur ritenute sempre  troppo iperboliche. L’italiano, quindi, diventa un essere metafisico, ovvero la rappresentazione stessa di valori e comportamenti oltre la realtà delle cose.

L’italiano è sciatto, sgangherato ed infimo, ma ti abbraccia quando ti incontra. Sa amarti o odiarti sinceramente e puoi diventare suo amico in una sera e nemico in pochi secondi. Poi vorrà la tua morte, oppure essere il tuo testimone di nozze. L’italiano fa in due ore il lavoro che gli altri fanno in otto ore,  mentre per il resto delle sei ha risposto a centinaia di email personali ed ha visitato centinaia di siti bevendosi otto caffè. Poi si mette a lavoro e fa le cose, e la fa dannatamente bene. Se all’italiano gli dai delle regole, le rispetterà ai minimi termini usandole a proprio vantaggio. L’italiano non combatte nessun nemico, ma parla male di tutti. Critica tutto e tutti, tranne se stesso. Essere italiani vuol dire misurare la distanza delle mattonelle di casa propria per trovare quel centimetro sbagliato per prendersela con gli altri, quando casa sua, quella fatta dai suoi simili, cade a pezzi. Essere italiani vuol dire aver costruito le edificazioni più longeve ed incredibili del mondo, quando poi le scuole dove vivono i suoi figli crollano. Essere italiani vuol dire mangiare di tutto, ma tornare sempre alla pasta, come unico punto di riferimento alimentare. Essere italiani vuol dire essere geniali per il 10% della giornata e degli emeriti idioti il restante 90%. Essere italiani vuol dire essere chiassosi ma presenti, volgari ma cortesi, viscidi ma affascinanti. Essere italiani vuol dire incazzarsi per tutto, senza proporre mai una soluzione ai problemi. Essere italiani vuol dire sapersela cavare ovunque, in qualsiasi situazione e con tutti i mezzi possibili. Essere italiani vuol dire diventare chirurgi senza una laurea e laureati senza essere nulla. Essere italiani vuol dire sopraffare gli altri, perché solo così si seleziona una razza di italiani migliori. Essere italiani vuol dire odiare gli stranieri quando sono a casa nostra e usarli quando si vive all’estero. Essere italiani vuol dire parlare molto ed incantare gli altri per non dire mai nulla. Essere italiani significa stare sempre con i vincitori e deridere i vinti. Essere italiani vuol dire essere sempre tra i vinti, senza aver vinto. Essere italiani vuol dire amare tutte le donne, ma sposarne solo una.  Essere italiani vuol dire vestirsi da cafone per dare del buzzurro agli altri. Essere italiani vuol dire capire che il Rinascimento fu straordinario senza sapere cosa realmente sia. Essere italiano vuol dire costringervi a leggere una cosa del genere, solo per il gusto di compiacermi.

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