• 09:31:55 am on agosto 9, 2010 | 32
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    Essere italiani.

    Quando si abbandona il proprio contesto culturale, i nostri caratteri distintivi sembrano emergere dirompenti. La loro ostentazione è un modo per rappresentarci come gli altri ci immaginano e per come universalmente siamo raffigurati. Sembra quasi, che inconsciamente non si vogliano deludere le iconografie millenarie che sono legate indissolubilmente alla nostra cultura.

    Tutto questo arriva al suo parossismo quando ci si trova in contesti internazionali ed a contatto con altre culture. Allora ogni nostra caratteristica sembra evidenziarsi maggiormente, poiché la differenza può diventare un valore aggiunto ed un motivo di distinzione  della nostra identità. Da questa differenza nasce un’appartenenza generica, che è sia un nazionalismo dolce che non ha nulla di politico ma molto di antropologico e culturale e sia un modo per essere un qualcosa piuttosto che niente.

    Appartengo quindi sono.

    Quando non vivi più alle latitudini, la prima domanda che ti faranno, sarà da quale insieme/sistema tu provenga. L’insieme da cui vieni, identifica cosa sei, cosa mangi, quanto ti riproduci, quanto sei onesto e disonesto.

    Allora essere italiani vuol dire tante cose, come, ad esempio, avere dei comportamenti che spesso ci sono stati trasferiti direttamente dalle nostre rappresentazioni, seppur ritenute sempre  troppo iperboliche. L’italiano, quindi, diventa un essere metafisico, ovvero la rappresentazione stessa di valori e comportamenti oltre la realtà delle cose.

    L’italiano è sciatto, sgangherato ed infimo, ma ti abbraccia quando ti incontra. Sa amarti o odiarti sinceramente e puoi diventare suo amico in una sera e nemico in pochi secondi. Poi vorrà la tua morte, oppure essere il tuo testimone di nozze. L’italiano fa in due ore il lavoro che gli altri fanno in otto ore,  mentre per il resto delle sei ha risposto a centinaia di email personali ed ha visitato centinaia di siti bevendosi otto caffè. Poi si mette a lavoro e fa le cose, e la fa dannatamente bene. Se all’italiano gli dai delle regole, le rispetterà ai minimi termini usandole a proprio vantaggio. L’italiano non combatte nessun nemico, ma parla male di tutti. Critica tutto e tutti, tranne se stesso. Essere italiani vuol dire misurare la distanza delle mattonelle di casa propria per trovare quel centimetro sbagliato per prendersela con gli altri, quando casa sua, quella fatta dai suoi simili, cade a pezzi. Essere italiani vuol dire aver costruito le edificazioni più longeve ed incredibili del mondo, quando poi le scuole dove vivono i suoi figli crollano. Essere italiani vuol dire mangiare di tutto, ma tornare sempre alla pasta, come unico punto di riferimento alimentare. Essere italiani vuol dire essere geniali per il 10% della giornata e degli emeriti idioti il restante 90%. Essere italiani vuol dire essere chiassosi ma presenti, volgari ma cortesi, viscidi ma affascinanti. Essere italiani vuol dire incazzarsi per tutto, senza proporre mai una soluzione ai problemi. Essere italiani vuol dire sapersela cavare ovunque, in qualsiasi situazione e con tutti i mezzi possibili. Essere italiani vuol dire diventare chirurgi senza una laurea e laureati senza essere nulla. Essere italiani vuol dire sopraffare gli altri, perché solo così si seleziona una razza di italiani migliori. Essere italiani vuol dire odiare gli stranieri quando sono a casa nostra e usarli quando si vive all’estero. Essere italiani vuol dire parlare molto ed incantare gli altri per non dire mai nulla. Essere italiani significa stare sempre con i vincitori e deridere i vinti. Essere italiani vuol dire essere sempre tra i vinti, senza aver vinto. Essere italiani vuol dire amare tutte le donne, ma sposarne solo una.  Essere italiani vuol dire vestirsi da cafone per dare del buzzurro agli altri. Essere italiani vuol dire capire che il Rinascimento fu straordinario senza sapere cosa realmente sia. Essere italiano vuol dire costringervi a leggere una cosa del genere, solo per il gusto di compiacermi.

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Comments

  • Gabriele 11:03 am on 9 agosto 2010 | #

    Essere italiani vuol dire incazzarsi per tutto, senza proporre mai una soluzione ai problemi.

    Questa é in assoluto la “peggiore”!

  • Lyndon 11:05 am on 9 agosto 2010 | #

    @Gabriele: O meglio: incazzarsi per tutto per proporre soluzioni che potrebbero attuare gli altri.

  • Alf Mezzosangue 11:12 am on 9 agosto 2010 | #

    Questo post é epico, caro Lyndon. Permettimi di ripetere semplicemente parte di esso. Non so cosa aggiungere.

    Filosofia di vita:
    “Essere italiani vuol dire incazzarsi per tutto, senza proporre mai una soluzione ai problemi.”

    Una conseguenza:
    “Essere italiani vuol dire misurare la distanza delle mattonelle di casa propria per trovare quel centimetro sbagliato per prendersela con gli altri, quando casa sua, quella fatta dai suoi simili, cade a pezzi. Essere italiani vuol dire aver costruito le edificazioni più longeve ed incredibili del mondo, quando poi le scuole dove vivono i suoi figli crollano”

    Forse ho qualcosa da aggiungere. Secondo me l’italiota non sa chiudere bocca, ovvero parla tanto per emettere dei suoni. Ecco perché si lamenta sempre, tirando fuori stronzate colossali e parlando anche di ció che non conosce.

    Ci sono le eccezzioni peró, come sempre, che confermano la regola.

  • Lyndon 11:14 am on 9 agosto 2010 | #

    @Alf: Grazie. Come dicevo in un altro post: secondo me siamo mistici e mistificatori.

  • Alf Mezzosangue 11:40 am on 9 agosto 2010 | #

    Grazie a te Lyndon. Anche secondo me “siamo”. Ho visto ed udito centinaia di volte, centinaia di persone quello che hai elencato.

  • bacco1977 12:29 pm on 9 agosto 2010 | #

    epico e terribilmente vero.

    Esseri italiani vuol dire lavare i panni sporchi in casa .

  • TopGun 1:30 pm on 9 agosto 2010 | #

    Io ho poco da aggiungere al discorso, quindi vi privo dei miei commenti sempre uguali.

    Vi linko un articolo letto qualche giorno fa, sperando possiate trovarlo interessante:

    http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2010-08-01/ecco-italiani-piedi-leggeri-080619.shtml?uuid=AYW7f9CC

  • pallotron 2:05 pm on 9 agosto 2010 | #

    i tubi bacco… oltre ai panni sporchi che si lavano in famiglia hai dimenticato di citare i tubi e i miscelatori…

  • Lyndon 2:17 pm on 9 agosto 2010 | #

    @Top: Top, grazie del link, veramente.

  • Gabriele 3:24 pm on 9 agosto 2010 | #

    @Top: vero, splendida lettura, grazie!

  • TopGun 6:10 pm on 9 agosto 2010 | #

    io oramai col cervello sono “expatato” da un bel pò.
    presto muoverò il corpo temo.

    non pensavo vi colpisse così questo articolo, sono contento di aver fatto cosa gradita :)

  • TopGun 7:37 pm on 9 agosto 2010 | #

    “È lui però a dirmi che in realtà ha scoperto di essere italiano proprio a Barcellona. Perché, dice, gli italiani in Italia sono individualisti e non fanno quasi mai gioco di squadra, è solo all’estero che scoprono di avere qualcosa di particolare che li distingue dagli altri, un’italianità che gli “altri”, gli “stranieri” riconoscono subito e che è considerata una qualità e non solo un tic nervoso.”

    questo pezzettino è bello succoso e succulento.
    a primo acchito mi sembrava dettato dalla presunzione, invece mi ha aperto a nuovi spunti di riflessione, in tema con l’essere italiani di questo post.

  • Martina 7:41 pm on 9 agosto 2010 | #

    Ah Lyndon, finalmente un tuo post, ma quanto ti fai aspettare? ;)
    Allora, da dove inizio? Ma dal fantastico articolo proposto da Top, veramente intelligente. Espone alla perfezione la teoria che cerco di spacciare da anni, quella del mio internazionalismo, che prescinde dalle teorie marxiste ma e’ incarnato benissimo dalla descrizione dell’italiano del Sole24ore. Proprio come mi sento io. L’Europa e’ il mio territorio, l’Italia rappresenta i miei affetti ma non la mia territorialita’. Quando dico che voglio tornare non lo faccio per una nostalgia patriottica, lo faccio perché voglio abbracciare qualcuno quando mi sento giu’. Perché in quell’italietta stuprata ci vive ancora gente che sopporta quel sistema, e che mi e’ stata vicina e mi ha amata nei momenti di difficolta’ in modo inimmaginabile.
    Eppure vivo all’estero, dall’estero mi sono presa la palta in faccia delle differenze culturali -ma questa e’ una storia personale che tutti sapete- ma ho tutti i vantaggi di questo sentirmi internazionale, di sentirmi italiana ma in un modo diverso. Gia’, l’unica italiana che non mangia pasta perché intollerante ai derivati del grano ma si ostina con cocciutaggine a preparala ai figli per non fargli perdere quell’identita’ che volenti o nolenti e’ parte integrante del loro essere. Io che faccio finta di non capire quando vengo travolta da una folla di ragazzini viziati mandati qui a studiare inglese da genitori benestanti ma che si inorgoglisce quando un collega straniero mi rivela di quanto si sia innamorato di Venezia o Siena e di quanto si sia emozionato davanti alla cappella sistina. Dopo aver fatto 20 minuti di coda (ed aver speso una fortuna) per riuscire a vederla.
    Mi crogiolo in questa luce riflessa. Eppure nessuno qui individua la mia nazionalita’, tutti percepiscono una dissonanza dallo stereotipo descritto cosi’ bene da Lyndon. Dopo aver appurato che non sono irlandese per via dell’aspetto e dell’accento, mi danno di tutto, della spagnola, della greca, dell’araba mi darebbero pure se vestissi in modo diverso. Sono un miscuglio involontario, genetico e culturale, non voglio essere irlandese (preferirei britannica, a dir la verita’) ma quegli stereotipi mi stanno stretti. Forse e’ la mancanza di radici, e’ il mio aggrapparmi ad un’identita’ culturale che non mi appartiene totalmente.
    Vado fiera invece del mio bilingualismo, del mio comprendere un popolo che altri stranieri non comprendono appieno, della mia certezza che per quanto scappero’ da quest’isola un giorno, sempre tra due nazioni rimarro’ incastrata, sempre rimarro’ tra due paesi, pendolare a vita e schiava dei low cost. Inevitabile, con due figli irlandesi direte, ma anche se decidessero di vivere in Patagonia, io sempre in queste sponde mi ritrovero’ nell’odd weekend in cui non so che fare.
    E di questa grande contraddizione non mi so liberare.
    Grazie Lyndon per aver messo la pulce e scusa per essere partita per la tangente, come al solito.

  • Lyndon 7:43 pm on 9 agosto 2010 | #

    @Top: Era proprio li che volevo battere, nonostante io abbia dipinto, a mio modo, un nostro ritratto grottesco, in realtà, chi più chi meno, è fiero della sua provenienza. Ed appunto, come per chi vive a Dublino, che può vivere la diversità quotidianamente, viene fuori il Gassman ed il Lino Banfi che è noi. Io preferisco il secondo, comunque.

  • Lyndon 8:06 pm on 9 agosto 2010 | #

    @Martina: La tua situazione, di certo, è molto più complessa rispetto alle ultime ondate migratorie in Irlanda. Mentre chi è arrivato qui poco tempo fa si sente ancora “di passaggio”, tu in effetti hai fatto un percorso molto più lungo e travagliato.

    A me l’articolo del Sole24 non è dispiaciuto per alcune cose ma non mi trova d’accordo su altre. Secondo me si un po’ di confusione tra mobilità, appartenenza ed integrazione. Ora, seppur tutto sia accelerato, io penso di essere ancora in parte schiavo della mia icona banfiana.

    L’Europa un unico territorio? Ho ancora i miei dubbi. Vivendo altrove, ho visto quanto le persone possano andare in palla per i dettagli più inusuali. E non stiamo parlando di casi di violenza razziale, ma di dettagli sparsi nel vivere quotidiano.

    La domanda che ti faccio è questa: tu sei italiana? Se sì, perché?

  • Martina 8:15 pm on 9 agosto 2010 | #

    un po’ ho accennato alla risposta nel mio intervento precedente, forse dovevo approfondire. Non lo so piu’ se sono italiana, almeno secondo gli stereotipi a raffica che ci vengono imposti. E se lo sono, il perché e’ semplicemente genetico, perché ho perso molte di quelle cose culturali che ci contraddistinguono. Sono sensibile alle intemperie come gli irlandesi, questo mi rende meno italiana? Mi emoziono ancora davanti ad un dipinto di particolare bellezza o mi vengono le lacrime quando leggo una poesia di particolare profondita’, questo mi fa un piu’ italiana?
    Non so risponderti in dettaglio. Come mi sento, te l’ho descritto. L’Europa forse non e’ un unico territorio oggettivamente, ma lo e’ per me. E’ questo il mio internazionalismo.
    Non si vive solo di bidet.

  • Lyndon 8:19 pm on 9 agosto 2010 | #

    @Martina: Sei stata chiarissima Martina. La domanda voleva essere diretta quanto più lo potesse essere.

    Invece ora parlo per me, è ti posso dire che la mia italianità è in una delle frasi del post. Una è la chiave del mio sentirmi italiano, oltre che ovviamente per il fatto che stiamo comunicando nella stessa lingua.

    E no, non si vive solo di bidet. Ma lasciamolo in pace stavolta…

  • TopGun 9:02 pm on 9 agosto 2010 | #

    per correttezza,
    l’articolo lo ha segnalato questo blogger che seguo con piacere:

    http://gattosolitario.splinder.com/post/23122800#comment

  • pedro 4:20 pm on 10 agosto 2010 | #

    lyndon, ultimamente non commento molto, perchè c’è chi lo fa già, esponendo idee che mi trovano d’accordo, ma questa volta provo a dire la mia.
    L’italiano da te perfettamente descritto mi trova d’accordo, seppur non ritrovandomi in alcuni cliche’.
    Perchè non mi piace vestire ‘all’italiana’, perchè non sono nemmeno all’1% geniale, perchè sono fin troppo critico con me stesso prima di giudicare gli altri, perchè mi dicono che parlo quando parlo quasi non mi si sente e perchè non odio gli stranieri, ne’ patria nè all’estero, perchè i miei amici sono pochi ma affidabili, come credo di esserlo io, ma soprattutto perchè credo di incazzarmi per cose serie e di godermi cio’ che mi piace e sono capace di trovare soluzioni, come ad esempio lasciare milano e dublino perchè non mi piacevano.

    Detto questo, se qualcuno volesse inserirmi nell’insieme ‘italiani’ usando tale descrizione, ci rientrerei senza reclamare piu’ di tanto.
    Sono contento di come sono, non per quale gruppo appartengo.
    Quando all’aeroporto mostrando la CI un poliziotto slovacco mi disse “Napoli? hamsick, camorra”, avrei forse dovuto spiegargli che ci sono ‘anche’ 2000 anni di storia, tradizioni, cultura, influenze straniere…che possono caratterizzare la mia città.
    Ma l’ho lasciato alle sue convinzioni.

    Anche quando su un blog, su un forum, che sono la trasposizione virtuale di un bar, si fanno banali generalizzazioni, andrebbero prese come tali.
    Se tizio vuole dire che gli italiani sono cosi’, se dei crucchi vogliono fare una canzone sull’italia di calcio, mi piace riderci sopra e in una conversazione leggera, direi anche io che gli spagnoli urlano quando parlano e fanno sempre fiesta, che i parigini sono odiosi e sciovinisti, che i teutonici sono freddi ma onesti, che i sudamericani sono amichevoli e soffrono di saudade…

    ps: l’articolo del sole è una ca.ata pazzesca!

    ppss: my 2 cents

  • Lyndon 6:43 pm on 10 agosto 2010 | #

    @Pedro: Ma in effetti la mia è una tediosa lista di luoghi comuni ed appunto da quelli che sono partito. Concordo con te l’appartenenza culturale sia in qualche modo flessibile, non tutti hanno gli stessi tratti e sopratutto nello stesso momento.

    La domanda che mi ero fatto riguarda il fatto che, una volta allontanatosi dal proprio territorio, non venga fuori una sorta di appartenenza inconscia ad un gruppo.

    Altra cosa interessante è come ci si sente e come ci avvertono gli altri. Molti ci vedono un po’ come ho provato a descriverci e considerando che stringere legami solidi all’estero sia cosa ardua, spesso si rimane incarcerati in quella terribile lista.

    E’ il caso di parlare di iperitalianismo, iperfrancesismo, etc. in cui inesorabilmente si rimane bloccati. Neanche io mi rivedo in tutta quella lista, ma devo far da conto che a volte mi sento il riflesso di quello che gli altri vorrebbero che io sia.

  • Lyndon 6:45 pm on 10 agosto 2010 | #

    @Pedro: Su quel pezzo concordo in parte con te, io non lo condivido pienamente ma la ritengo una interessante apertura.

    Non apro una discussione in merito visto che lo stanno facendo già altri e mi sembrerebbe inutile aprire un altro varco qui.

  • Alf Mezzosangue 10:14 am on 11 agosto 2010 | #

    Io sono stato sempre piú aperto dei miei coetanei e conoscenti e questa mia apetura mentale é andata crescendo per gradi sempre piú sin da ragazzino, fino a diventare ogni 2/5d’anni motivo di crisi e di cambiamenti radicali. Passavo da un gruppo all’altro, ma poi dopo anche questo gruppo nuovo diveniva troppo diverso da me. Io ho cominciato a sentirmi distante da chi mi fosse vicino, fisicamente o meno, gia in Italia, e piú di una volta. Mi piace vivere e gustare tutto il meglio di ogni cultura. Non so come “definirmi”. Se ci si vuole per forza etichettare secondo me si soffre.

    Mi mancano le cose buone dell’Italia, soprattutto le persone che mi amano.

  • bacco1977 12:20 pm on 12 agosto 2010 | #

    Non so come “definirmi”
    Lo hai gia’ fatto. Mezzosangue

  • TopGun 9:28 pm on 12 agosto 2010 | #

    Dio benedica la riproduzione casuale :) che mi ha ricordato:
    Giorgio Gaber – Secondo me gli Italiani (prosa)

  • Martina 10:27 pm on 12 agosto 2010 | #

    Mi mancano le cose buone dell’Italia, soprattutto le persone che mi amano.
    Ecco appunto.

  • Alf Mezzosangue 12:15 pm on 13 agosto 2010 | #

    Ragazzi mi fa piacere condividere le mie idee opinioni con voi ;).
    @ TopGun, che Dio benedica Giorgio Gaber e la sua canzone destra sinistra. Puó sembrare fuori luogo questo commento, quindi mi scuso con Lyndon

  • chechimadrid 1:57 pm on 26 agosto 2010 | #

    devo dire che nonostante la mia perenne vena polemica non ho cattiverie da dire sul tuo post. mi è sembrato assolutista ma intelligente. voglio la pizzaaaa!!!!!!!!!!! (n.b. ovviamente sono a lavoro, ma avendo già terminato tutti i compitini della settimana mis to facendo i cazzi miei!;))

  • Milcham 6:35 pm on 14 febbraio 2011 | #

    Essere italiani vuol dire essere connazionali di uomini che anche se non pronunci ii loro nome sai che hanno dato la vita per te e per altri cittadini che come te forse perdono troppo tempo a pensare a ciò che non và e impiegano invece poco tempo a trovare una soluzione. Essere italiani è un onore perchè grazie a questi uomini la nostra storia e la nostra civiltà si possono purificare e riscattare sempre attraverso il loro esempio, faro del nostro futuro. Dimenticare questi uomini e la loro resistenza significa non essere italiani.

  • Lyndon 7:06 pm on 14 febbraio 2011 | #

    @Milcham: Retorica stucchevole, senza offesa.

  • 2limone 7:09 pm on 17 febbraio 2011 | #

    per restare in argomento
    http://uooo.wordpress.com/2011/02/16/essere-italiani-che-cose/

  • Mark 10:52 pm on 25 settembre 2012 | #

    Bravo.

  • Lyndon 8:21 am on 26 settembre 2012 | #

    @Mark: Altrettanto, con sarcasmo.


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