• 07:22:57 pm on giugno 12, 2011 | 15

    Vota, l’Italiano metafisico all’estero.

    Se sei iscritto all’AIRE, l’anagrafe degli italiani all’estero, ti arrivano comodamente le schede elettorali (o referendarie che siano) per votare da casa e rispedire tutto, gratuitamente, indietro. Tutto perfetto e funzionale nella sua meccanica, nulla da obiettare.

    La questione che mi sono posto, invece, è di ordine morale o se più vi piace per l’inflazione del termine: etico. E’ giusto, quindi, che gli italiani all’estero votino?

    Andiamo, prima di tutto, a vedere le due tipologie di connazionali che vivono, ad esempio, in Irlanda.

    Residente all’estero, con regolarità d’iscrizione all’AIRE.
    Individuo X è residente all’estero e regolarmente iscritto all’AIRE, con la conseguente perdita temporanea di alcuni privilegi nel paese di origine, come ad esempio l’accesso alla sistema sanitario. Quindi X risiede effettivamente all’estero, ha perso alcuni diritti nel proprio paese di origine, ma può continuare a votare e decidere chi governa cosa e dove.

    Residente all’estero (da oltre 12 mesi) senza regolare iscrizione all’AIRE.
    Individuo Y che vive all’estero ma non si iscrive all’AIRE, per posizione personale o semplice lassismo. Il tipo Y, lavora all’estero, paga tasse in un altro paese, continua ad avere accesso a tutti i servizi pubblici del paese d’origine e vota tranquillamente solo tornando a casa.

    X e Y hanno entrambi il diritto di voto in Italia, con l’unica differenza nella modalità di voto. Il primo riceve le schede – ad esempio – in Irlanda, l’altro, invece, deve prendersi un volo per accedere all’urne.

    Partiamo dal presupposto, che al di la della mancata all’AIRE o meno, nessuno dei due avrebbe diritto a votare in Italia. Né X né Y vivono più in Italia, non pagano tasse derivanti dai loro guadagni[1], non sono un vantaggio per l’economia nazionale e non vivono fisicamente il contesto civile e sociale del paese. Magari c’è empatia verso determinate situazioni, ma nella pratica oltre quello non si va.

    Noi, che viviamo all’estero, non dovremmo votare per il semplice motivo che non viviamo più in Italia e non dovremmo temporaneamente avere il diritto di decidere chi e cosa mutare, a dispetto di chi invece si trova fisicamente lì.

    Noi non abbiamo il diritto di cambiare le sorti politiche e sociali del paese, perché abbiamo fatto una scelta ben precisa, che seppur transitoria, nel momento del suo essere in atto deve essere rispettata fino in fondo. Questo è etico, se vi piace chiamarlo così.

    Non è etico, invece, esprimere il mio diritto di voto quando di fatto risiedo altrove. Perché materialmente il contatto con il paese è puramente empatico e  si traduce nel solo piacere di leggersi tutti i quotidiani italiani on line per puro vouyerismo informativo.

    Allora mi viene da pensare che qualcuno ritenga la posizione geografica non corrispondente alla residenza spirituale. Si vive in Irlanda, ma spiritualmente si vive in Italia. Questo è l’Italiano metafisico: vive in terre straniera, ma è idealmente in Italia. Legge i quotidiani italiani, guarda i canali Rai e Mediaset con la parabola e parla italiano al lavoro e con gli amici. Vive all’estero, stando a casa. Questo, sia ben inteso, è un discorso che riguarda una classe di persone determinata e non comprende tutti i connazionali che vivono altrove.

    Data quest’ultima fattispecie, il voto dell’Italiano all’estero avrebbe un senso, per che di fatto egli è sensibile a tutto quello che accade in Italia, seppur non partecipi alla vita civile e politica. E se poniamo il fatto che neanche gli italiani residenti si interessano alla res publica del paese, allora X ed Y sono uguali a Mario Rossi; essi risiedono solo in posizioni geografiche diverse. L’interesse per la vita politica del paese è, in definitiva, un mero atto informativo ma non partecipazionale: si osserva, si commenta ma non si partecipa, se non alle eccitazioni di massa per il voto, che sono più che altro espressioni di un fazionismo passatista.

    Il voto degli italiani all’estero è, quindi, un atto di populismo politico, che si dovrebbe giustificare nella proposizione “se mai un giorno tornerete a casa”. La risposta è nella domanda stessa, che esprime una situazione di possibilità e imprevedibilità . Effettivamente, voi non sapete se, come e quando tornerete in Italia.

    Ma al di là di queste considerazioni personali, io continuo a non vedere l’onestà intellettuale di votare quando si vive legalmente in un altro paese. Più che altro, dovremmo votare qui, visto che chi vi toglie o mette strade, chi prende dalle vostre tasche oggi vive in Irlanda.

    Ma questo è il paradosso sottile delle democrazie, dove il demos può scegliere cosa e chi, senza però sapere mai come farlo nel modo corretto. Allora voti in Italia, pur vivendo in Irlanda.


    [1] Vero in linea di massima, poiché molti residenti all’estero non iscritti AIRE, evadono il fisco italiano, non dichiarando i loro introiti nel paese di residenza. Seppur la questione sembri fumosa, si dovrebbero pagare le tasse all’erario italiano qualora non si sia provveduto al cambio di residenza estero. Questo, ovviamente, per il fatto che si usufruisce, almeno formalmente , di tutti i servizi pubblici e statali. Ci metto, comunque, un punto interrogativo, visto che personalmente non sono riuscito a fare chiarezza sulla questione.

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Comments

  • andima 9:16 am on 13 giugno 2011 | #

    Però un momento, tutti gli stranieri del mondo sono metafisici se ci pensi, tutti gli stranieri del mondo hanno una parte del cuore/testa in patria, perché lì c’è la famiglia, perché lì ci son gli amici, i ricordi, perché lì non si sa ancora se un giorno si tornerà. L’italiano è un po’ più metafisico perché è mammone, va bene, questa la posso pure ammettere come eccezione, ma è uno stato comune, secondo me.
    Tornando al voto, da italiano all’estero non iscritto all’AIRE, il sistema non sa che ufficialmente si è all’estero, quindi ti investe del diritto di voto (in patria) e di un dover, che per quanto possa suonare banale, è anche un dovere, una responsabilità, se non fosse almeno per i lamenti quotidiani. Certo si sbaglia, dopo qualche anno, a non iscriversi, a voler usufruire di alcuni servizi in patria, su questo no ci piove. Da italiano all’estero iscritto all’AIRE poi, si perdono alcuni servizi in patria, ma si mantiene il diritto (e dovere) di voto, è una responsabilità, c’è poco di metafisico a mio avviso, o almeno né più né meno del discorso generale di prima, che riguarda tutti e non solo il voto.
    Poi sul concedere o meno quel diritto (e dovere) è un’altra questione, che non voglio addossare tutto al sistema, ma per il momento è il sistema che la concede, magari andrebbe cambiato, ma non è un voto che rende metafisici, secondo me.

  • pedro 11:40 am on 13 giugno 2011 | #

    bentornato lyndon! ;)
    concordo un italiano residente all’estero, iscritto all’aire, non dovrebbe votare.
    Quando andai a lavorare in spagna, in un ristorante, il mio ‘datore di lavoro’ mi disse che il ‘proprio paese’ è quello dive si vive, dorme, lavora, riceve lo stipendio e pagano le tasse.
    Sono nato in italia, a Napoli, ma non mi sento in quasi niente italiano, mi da anche fastidio che le persone ‘riconoscano’ nel mio aspetto che lo sono.

    Proprio per questo, essendo andato volutamente VIA dall’italia, non sono iscritto all’aire, probabilemnte contravvenendo alle leggi.
    Chi se ne frega!
    Lavoro e pago regolarmente le tasse in rep ceca.
    Servizi in italia non credo di usufruirne, ci vado due volte all’anno a salutare i miei.
    Che servizi potrei usufruire? sanitario? sono contro dottori e medicina tradizionale, anche quando risiedevo in italia non mi recavo (se non per il richiesto certificato medico a scopo lavorativo) dal medico di famiglia.

    Per il discorso dell’evasione fiscale, credo esistano dei concordati contro la doppia tassazione (se si trascorrono piu’ di 183 gg nel paese ospitante).
    Lavorando in rep ceca, ricevendo stipendio ceco, pagando tasse ceche, usufruiendo di servizi cechi, non credo e non VOGLIO pagare tasse sul reddito diretto all’italia.

    @andima: il voto è un dovere civico, SOLO civico (art.48 comma 2), come lo sono non gettare una carta a terra, aiutare una persona in difficoltà, pagare le tasse.
    Sono felice di assolvere tutti i doveri civici di questo mondo, ma mi prendo la facoltà di non farmi dire quando e come devo esprimere la mia ‘opinione’, scegliendo tra A e B, Si e NO, sx e dx…
    La reputo LIBERTA’ che vale piu’ di ogni DOVERE ;)

  • Arturo 74 3:17 pm on 13 giugno 2011 | #

    @pedro

    il primo requisito che cita l’agenzia delle entrate per non sottoporti ad un accertamento e’ essere iscritti all’aire.

    la legge non ammette ignoranza…dire che non te ne frega nulla e che vuoi essere libero non fa scomparire un requisitio di legge.

    poi dovesse arrivarti un accertamento potrai pure bestemmiare e dire che il governo e’ ladro.

    a me sembra solo che sia un problema di ignoranza.

  • Arturo 74 3:23 pm on 13 giugno 2011 | #

    PEr quanto riguarda la tua nota, l’obbligo e’ di fare la dichiarazione dei redditi “anche” in italia…ed eventualmente pagare la differenza.

    di sicuro non devi ripagare le tasse che hai gia’ pagato (o ti hanno trattenuto) in irlanda.

  • Belguglielmo 8:57 am on 14 giugno 2011 | #

    Sono parzialmente d’accordo. E’ vero, tasse e voto dovrebbero andare assieme. Il problema è che io in Belgio pago le tasse allo stato ma mica posso scegliere il governo. Ci si troverebbe quindi in una condizione un po’ assurda di non poter votare né di qua né di là…

  • Lyndon 11:50 am on 14 giugno 2011 | #

    L’assioma pagare tasse > votare, e’ diretto ma non lo prenderei in maniera troppo dogmatica. Rimane il fatto che il che vivere altrove e non votare nel paese di residenza e votare, invece, in quello di origine, sia uno specchietto per le allodole.

    Detto in parole povere: lo spaghettaro e’ contento perche’ puo’ votare e decidere (cosa, poi?) nel suo paese, dove sicuramente un giorno tornera’.

    E la domenda, al di la dei diritti e doveri, che comunque posso anche essere amorali, e’ sempre la medesima: chi ci da il diritto di decidere chi governa l’Italia pur non vivendoci?

    Riguardo la metafisicita’ dell’italiano, per replicare ad Andima, posso dire che a volte si avverte l’etereita’ della dimensione parallela in cui ci si infila vivendo altrove. Questo pericoloso alveo, crea una sorta di biverso, in cui ad un livello si muove la realta’ estera reale e sull’altro la predominante personale metafisica. Non critico personalmente questo atteggiamento, ma di fatto e’ straniante e porta al paradosso di vivere a casa, essendo all’estero.

    Interessante ed inquietante allo stesso tempo.

  • andima 6:43 am on 15 giugno 2011 | #

    @Lyndon
    Ci ho pensato meglio, se vogliamo possiamo distinguere una metafisicità passiva (avere spesso la testa in patria pensando a famiglia, amici, etc) da una attiva (poter votare pur non vivendo in patria e quindi influire gli altri, in modo attivo). Ma in fondo vedo il tutto come una situazione classica in un periodo di transizione: devono passare degli anni, e poi lo straniero (italiano o x che sia) smette gradualmente di essere tale fino ad acquisire, ad esempio, il diritto di voto e votare nel paese di residenza. A quel punto smette di essere metafisico, o almeno dalla parte attiva. Nei periodi di transizione (o se vogliamo chiamarlo limbo per dargli quell’aria più emblematica) accadono spesso situazioni non chiare, come quella del vivere lì e votare là. Esempio: mio zio dopo 27 anni in Germania è considerato un tedesco, in pochi lo definirebbero ancora italiano all’estero, vota in Germania e ha la sua vita felicemente lì, è finito il periodo di transazione e la sua metafisicità attiva e anche gran parte di quella passiva, forse, che però non scomparirà mai del tutto (mi auguro) perché ci sono affetti e memorie che non scompaiono con il tempo (e per fortuna).
    Quindi, tornando al voto e a quella dimensione parallela di cui parlavi, si può anche considerare il tutto come effetti collaterali di un periodo di transizione che cessa nel momento in cui si decida di tornare in patria o, con il tempo, si resti (per sempre? Sì). Quel limbo è sicuramente interessante, inquietante non saprei, dipende da come lo si vive e con quali consapevolezze/progetti futuri. Come sempre, a ciascuno i propri compromessi (e le proprie felicità) ;)

  • pedro 11:51 am on 16 giugno 2011 | #

    riporto la risposta dell’aire di praga:

    From: aire.praga@esteri.it
    To: pierluigi.xxx@hotmail.com
    Subject: Iscrizione all’AIRE
    Date: Thu, 16 Jun 2011 09:35:22 +0200

    Gentile Sig. xxx,

    L’AIRE è l’anagrafe degli italiani residenti all’estero.

    Se Lei come scrive è residente qui in Repubblica Ceca dovrebbe iscriversi obbligatoriamente per poter usufruire di tutti i documenti (carte d’identità, passaporto e varie certificazioni) di cui potrebbe avere bisogno ed inoltre potrà votare qui in Repubblica Ceca senza dover andare in Italia.

    Per iscriversi Lei ed eventualmente i Suoi familiari dovrà venire qui in Consolato con un documento d’identità, un permesso di soggiorno se ne è in possesso, o in alternativa un contratto di lavoro o un’ utenza telefonica, questo per comprovare la Sua residenza in Repubblica Ceca. Inoltre in Consolato compilerà un modulo d’iscrizione all’AIRE che verrà da noi trasmesso al Suo ultimo Comune d’iscrizione in Italia

    Spero di essere stata chiara, ma per ulteriori informazioni può eventualmente telefonarci, oppure consultare il nostro sito : http://www.ambpraga.esteri.it

    “dovrebbe iscriversi obbligatoriamente per poter usufruire di tutti i documenti (carte d’identità, passaporto e varie certificazioni) di cui potrebbe avere bisogno ed inoltre potrà votare qui in Repubblica Ceca senza dover andare in Italia.”

    NON ho bisogno di documenti, nè certificazioni, non ho familiari da iscrivere, NON voto, quasi NON vado in italia…

    Ancora non trovo un senso a questo.
    Qualcuno mi sa dare una risposta?

  • Lyndon 11:59 am on 16 giugno 2011 | #

    @andima: si, sono d’accordo. Stiamo effettivamente parlando di un limbo dalla quale si puo’ rimanere schiavi o ci puo’ evolvere. Si badi bene che non sto dando una valutazione qualitativa del fatto in se, cerco solo di affrancare una sensazione avuta.

    Comunque si, sono d’accordo sull’ulteriore scissione tra attivo/passivo che hai fatto.

    E di certo, ognuno sceglie la sua dimensione, purche’ ne sia consapevole.

    @Pedro: Penso che la risposta che cerchi sia solamente la tua visione della cosa. Di fatto e’ tutta burocrazia per assicurare il fatto che tu, pur vivendo altrove, possa accedere ad alcuni servizi pubblici come la restituzione del documento. Perché di fatto, suppongo tu abbia un documento valido italiano e non ceco (correggimi in caso contrario).

  • Freddy 6:41 am on 19 giugno 2011 | #

    La penso nello stesso modo, il voto per gli italiani all’estero di fatto e’ un paradosso.

    Ma e’ anche un paradosso che fa comodo, vedi le stamperie di schede elettorali e i voti comprati un tanto al kilo (mi pare si parlasse dell’australia qualche tempo fa).

  • bacco1977 4:56 pm on 19 giugno 2011 | #

    @freddy

    i soliti rubagalline. Sempre e comunque.

  • Arturo 74 1:43 pm on 20 giugno 2011 | #

    @pedro

    tu manchi il punto. E’ un requisitio di legge.

    fino a quando non farai domanda e verrai naturalizzato in rep. ceca come cittadino ceco sei cittadino italiano e per tanto sei soggetto alle leggi italiane (per i residenti all’estero).

    che ti piaccia o meno.

    spero solo che equitalia non si faccia venire in mente di venirti a cercare.

    dura lex sed lex.

  • pedro 12:27 am on 22 giugno 2011 | #

    @arturo74 ma se nemmeno l’aire riesce a dirmi che esiste una legge, perchè dovrei essere io, ignorante a conoscere una legge?
    se il messaggio che l’italia vuole dare è che chiunque può essere fottuto da un cavillo, faccia pure, sfido qualsiasi maestro del foro a conoscere tutte le leggi italiane, è vero che la legge non conosce ignoranza, ma sopravvive con questo assioma inventato dagli antichi romani.
    siamo nel 2011.
    io non lo faccio ed avendo uno specifico documento che dichiara la mia competa regolarità con il paese in cui vivo, provo a a sfidare la rep delle banane. vediamo chi vincerà! ;)

  • Arturo 74 8:36 am on 22 giugno 2011 | #

    Tu hai scritto che cerchi un senso.

    qui non sto facendoti una lezione di morale nel dirti se quello che stai facendo tu sia giusto o sbagliato (moralmente)

    lo e’ secondo la legge (sbagliato), e questa e’ una condizione necessaria e sufficiente che ti viene a mancare in caso di accertamento fiscale (non essere iscritti all’aire).

    ti auguro che non si facciano venire il pallino di darti noia perche’ comunque vige l’onere dell’inversione della prova in materia fiscale…per cui sei colpevole salvo poi dover dimostrare la tua innocenza.

    tutto cio’ fino a quando sei cittadino italiano, non potendo essere apolide lo sarai fino a quando non ti farai naturalizzare ceco.

    personalmente non ci vedo nulla di strano, prova a chidere ad un americano residente all’estero come la pensa (anche se risiede fuori da 50 anni…) e l’america in teoria non e’ peggio della repubblica delle banane…lo stesso per un irlandese residente all’estero…

  • Arturo 74 8:39 am on 22 giugno 2011 | #

    mi chiedo comunque se prima o poi non avrai bisogno di farti rinnovare la carta di identita’…visto che scade dopo 10 anni.

    allora tornerai in italia nel tuo ultimo comune di residenza facendo finta di essere ancora residente in italia?

    oppure vivrai senza un documento di identita’?


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