Cinque motivi per non vivere in Italia.

Anni fa scrissi, tra il paradossale e surreale, venti motivi (qui e qui) per non emigrare in Irlanda; a distanza di anni, mi sento in dovere raggruppare in cinque punti delle motivazioni plausibili per non vivere in Italia.

Va da se che ognuno abbia una personale scala di valori, ma per non cadere nel relativismo assoluto, dei punti vanno messi, sia che siano condivisibili o meno.

Buona discesa nel maelstrom.

1) Approssimazione endemica. C’è una percentuale incalcolabile di azioni, fatti ed entità che si muovono ed agiscono per approssimazione. Se stabilite, ad esempio, che una promessa fatta da un vostro conoscente valga 6 (su una scala da 1-10), ci si deve aspettare che la variabilità del risultato possa essere 10 come 2. Il risultato compreso in questa forchetta, poi, viene giustificato con la nostra proverbiale eccellenza nell’arte retorica, così da mistificare ogni risultato, giusto o sbagliato che sia. Questa approssimazione si riflette nel tessuto sociale, politico e amministrativo, creando una reazione di effetti caotica tra l’imprevedibile ed il surreale.

Il caos parte dal basso, dalle comunicazioni brevi ed immediate, ma che creano una serie di proposizioni fallaci a catena.

Mario: “Hai finito di fare questa cosa?”
Roberto: “No, ma ci sono quasi.”
Mario: “Mi avevi detto la stessa cosa 5 minuti fa.”
Roberto: “Davvero? Non mi ero accorto che fossero passati 5 minuti. Ma va be’, non avevo specificato un tempo determinato.”
Mario: “Io avevo considerato 5 minuti, il cliente sta aspettando.”
Roberto: “Potevi dirmelo avrei fatto prima, non sapevo avessi una scadenza così stretta.”
Mario: “Lasciamo stare, finiscilo prima che puoi e mandamelo.”
Roberto: “Sì, ora vedo.”

Da questo dialogo all’apparenza innocuo, si noterà che non si richiede più nulla in maniera precisa e seppur si possa specificare un tempo determinato per termine un’azione, questo sarà un valore approssimativo. Cinque minuti, quindi, sono una misura personale dettata dai propri tempi esistenziali e niente altro, così come tutto il resto.  Allora ripuliremo Napoli in 5 giorni, ipse dixit.

2) Tolleranza e Intolleranza. Entrambi gli atteggiamenti vanno intesi ad ampio raggio, quindi dalla sfera privata a quella pubblica, tolleranza passiva e intolleranza attiva, sono due mezzi di accettazione fideistica di un vivere remissivo, rabbioso ed emotivo. La tolleranza è richiesta sempre in forma passiva per accettare l’approssimazione di cui sopra (cfr. punto 1).  Allora si tollera l’imprecisione, la cialtroneria, il caos e la menzogna in tutte le sue  forme piu’ varie. Per vivere in Italia, si deve tollerare una serie di effetti indesiderati la di cui causa è spesso indefinita; senza la capacità di tollerare, non esiste sopravvivenza. Ma un ancora di salvezza c’è, e si materializza nell’intolleranza attiva.

Non arrivo a fine mese (tolleranza passiva) > mi promettono miglioramenti (approssimazione) > maledetti albanesi (intolleranza attiva)

Allora si canalizza il proprio odio altrove, su oggetti e soggetti che sono solo vagamente correlati alla causa principale, ma più facilmente accusabili. Se biasimo, ad esempio, l’albanese per il mio stipendio non sufficiente, ho semplicemente confuso cause ed effetti, in un pastiche esistenziale, sociale e politico. Tollero le azioni degli Dei, per denigrare i mortali come me, pur essendo i primi causa del mio male; questo è il destino di un popolo vittima della propria finitezza.

3) Indolenza violenta. L’italiano è in genere indolente, sia fisicamente che mentalmente. Accelera pensiero e azione solo quando una sollecitazione titilla uno degli istinti preferiti come mangiare, scopare e spiare. Non esiste un umore medio e prevedibile, tutto diventa o assolutamente lento o terribilmente rumoroso e febbrile. Sia che siate in un negozio, alle poste o dal medico, aspetterete tempo indeterminato a causa della pigrizia altrui, pronta a svanire al minimo centimetro di coscia in mostra.

Cosa c’entra la violenza? L’ Indolenza violenta si manifesta quando dallo stato di lentezza (o pigrizia) repentinamente si passa ad una accelerazione (eccitazione) con un commento su un fondo schiena, un immigrato, l’avversario sportivo e cosi via. Accellerato il proprio stato, si è pronti a  passare a forme di violenza fisiche e verbali, che si quantificano in esplosioni emotive riconosciute come parte dell’anima mediterranea. Allora si urla, si gesticola e ci si dimena in maniera ridicola e imbarazzante:  siamo violenti e vogliamo occupare lo spazio e gli altri. Vogliamo fagocitare nella nostra apparente e fasulla tranquillità, l’universo altrui, per assorbire con la nostra violenza fisica e verbale tutto quello che non comprendiamo o che non vogliamo accettare. La violenza è nel falso indolente ed in tutte le sue azioni interessate a rendere a proprio pro.

4) Volgarità. L’Italia non e’ volgare da un punto di vista paesaggistico e architettonico, sono solo gli italiani ad esserlo. Consolidando l’idea che quattro stracci non faranno di voi dei signori, capirete che quando il Re è nudo, c’è’ da ridere e tanto. Noi tocchiamo, urliamo, spingiamo, ci dimeniamo nel tentativo di essere presenti assolutamente. Questo processo passa per un’esternazione rumorosa e debordante di tutti noi stessi che spesso si tramuta nel toccare il proprio interlocutore, quasi come per avvilupparlo nella morsa viscida di una piovra. Lentamente avvinghiamo chi ci sta intorno, per attrarre e poi divorare. E credetemi, se un giorno riuscirete a guardarvi dal di fuori, proverete disgusto e ne capirete l’orrore/errore estetico. Che vi piaccia o no, difficilmente riuscirete a divincolarvi dall’associazione ai simulacri patinati di Jersey Shore: simulacri eccessivi della nostra più volgare rappresentazione. E  non c’e’ Gucci che tenga dal non farvi sembrare degli scimmioni con un buon tessuto indosso.

5) Provincialismo.  Questo e’ il male più silenzioso e strisciante ed e’ quello che ho lasciato per ultimo, cosi’ per analogia con l’inferno dantesco. Il provincialismo va inteso come un atteggiamento esteso a tutte le realtà urbane italiane, non come definizione di una provenienza ma come  forma mentis. Il provincialismo è quel modus per la quale le persone si giudicano per come appaiono, come appaiono esteticamente e come tengono alla loro dignità esteriore. Questo, appunto, definisce il campo delle virtu’ pubbliche e dei vizi privati. Le cose, nella provincia, si devono nascondere: si celano dagli occhi di tutti, perche’ in Italia, tutti ti guardano per sapere cosa fai e cosa sei, per parlare di te e di come sei secondo la scala dei valori del moralista provinciale. L’immagine pubblica e’ il metro fondamentale della vostra credibilità, di quanto siate rispettabili e di quante possibilità vi possano essere affidate. Ecco perche’ negri, albanesi, rumeni e omosessuali sono e saranno per lungo tempo un problema. Gli italiani devono sapere con chi scopano, cosa fanno e  come si vestono ed così come hanno infilato telecamere nel culo di chiunque per sapere cosa fanno i grandi e sa fanno schifo come noi. Il bieco spiare dal buco della porta, per guardare e giudicare gli altri, che sono e saranno sempre peggio di voi. Loro.

PS Evitatemi raffronti con altri paesi, d’Italia e di italiani si parla, che vi piaccia o no.

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