• 02:13:09 pm on febbraio 29, 2012 | 14

    Gli italiani in Irlanda e la questione meridionale.

    Mi sono arrivati alcuni commenti (cassati per scelta personale) che sostengono che l’unico per modo per la quale i meridionali possano avere una carriera professionale soddisfacente, sia quello di andare all’estero in paesi “inferiori” come l’Irlanda. Solo in questi luoghi degradati e reconditi del mondo, secondo un pensiero strisciante di alcuni italiani, i meridionali potrebbero avere qualche speranza di riscatto sociale e professionale.

    Nonostante questo sia il riflesso di un sentimento di pancia ultrasettentrionalista portato all’estremo, trovo la questione interessante, poiché la contrapposizione Meridione-Settentrione nel nostro paese fa parte di un conflitto che risiede in ogni italiano, ovunque egli viva. Purché tuttavia si voglia edulcorare quanto possibile questo sentimento, e’ innegabile che vi sia una base d’intolleranza da ambo le parti e che ci sia prima di tutto un assunto di superiorità del Settentrione rispetto al resto del paese. I motivi, ovviamente, sono molteplici e complessi e non mi voglio addentrare troppo nello specifico tecnico statistico della questione. E’ invece l’approccio fenomenico che mi interessa, i numeri li lascio a chi sa maneggiarli meglio di me.

    E’ chiaro che vorrei evitare la generalizzazione, ma girare intorno al problema, dandoci fraterne e ipocrite pacche, non serva a nulla e tanto vale rimettere le mani nello sterco per vederne consistenza, colore e odore. Il problema esiste e ha radici da ambo le parti, perché fra carnefice e vittima (ugualmente fra truffatore e truffato) esiste sempre una connessione morbosa e biunivoca.

    Partiamo dall’assunto che alcuni settentrionali ritengano che ci siano solo due modalità di affermazione del meridionale:

       •    lavorare nel Settentrione per un settentrionale;
       •    emigrare in paesi considerati (dal settentrionale) inferiori.

    La prima affermazione sottolinea il fatto che il Settentrionale e’ un unicum in termini di organizzazione, moralità ed efficienza e che quindi sia l’unico referente civilizzante per il resto del paese. La seconda, invece, afferma che qualora l’inferiore non si voglia assoggettare alla guida nordico italica, non avrà altra speranza che sperare di primeggiare in civiltà inferiori nella quale il meridionale possa essere considerato superiore o almeno “utile”. Queste due considerazioni, ovviamente, vanno completamente al di la’ della considerazione della reale qualità e talento di una determinata persona del Sud Italia.

    La discriminazione della professionalità meridionale in Italia esiste per ragioni ben precise e questo modus non fa altro che strozzare le velleità di qualsiasi valore provenga dalla cintola del paese in giù.
    Il Settentrionale, in genere, crede che la maggioranza dei meridionali sia determinato all’interno di un insieme di comportamenti endemici della sua cultura e che non ci sia possibilità di riscatto, appunto perché impossibilitato dall’uscita dal ambito terronistico più becero. Il Meridionale, d’altra parte, impugna la propria cultura come orpello difensivo e se la incolla addosso come fosse un’armatura permanente e indissolubile, dando modo al proprio accusatore di avvalorare la propria tesi.

    Se il meridionale, dal suo canto, e’ diventato una vera e propria categoria antropologia, e’ sia perché i suoi aguzzini lo volevano, ma anche perché l’etichetta di meridionale o terrone, in  qualche modo e’ stata prima motivo di orgoglio identitario e poi prigione dorata. Una sorta di marchio di riconoscimento, che dovrebbe suscitare sospetto, rispetto, terrore e fascino.

    Questo, a sommi capi, e’ parte del nostro conflitto interno, ma la questione cambia, quando il meridionale emigra e si rapporta con un’altra cultura, che non nutre dei pregiudizi aprioristici nei suoi confronti.

    Il meridionale in Irlanda e’ un italiano del Sud, tutto qua.

    Gli unici stereotipi che si deve portare sono simili a quelli dei colleghi del Nord. Le due entità, quindi si appiattiscono assimilandosi in un’unica categoria: quella italiana. E questo, i settentrionali fanno difficoltà ad accettarlo, poiché non possono esprimere il loro retaggio di superiorità rispetto al collega, magari anche più bravo, meridionale in Irlanda.

    In Irlanda, di meridionali ce ne sono tanti e seppur siano qui tutti più o meno per gli stessi motivi, per enorme dispiacere del Nord Italia, sanno anche farsi valere, per il semplice motivo che vengono considerati prima sulla base delle loro qualità, risultati e comportamento. Poi, eventualmente, anche per come fanno la pizza, ma quella e’ un’altra storia.

    Questo vuole dire che i meridionali non fanno carriera in Italia solo per motivi discriminatori?
    No, ovviamente. La questione e’ che partono svantaggiati in primis e diventano vittime di se stessi successivamente. Così come l’italiano diventa metafisico e rappresentante stesso del proprio stereotipo in Irlanda, tanto il meridionale fa in Italia attuando una elevazione ad iperterronica quando richiesto, per difendersi dagli organismi nemici del Nord. Togliendosi, perciò, ogni possibilità di riscatto.

    Questo vuole dire che tutti i meridionali in Irlanda fanno carriera?
    No, assolutamente. Fanno carriera solo se valgono qualcosa.

    Esiste quindi una questione meridionale per gli Italiani in Irlanda?
    No, non direi perché molti percepiscono il fatto di essere accomunati tutti sono un unico catino culturale e il problema si pone solo quando si ricreano microclimi nella comunità sociali e professionali italiane in Irlanda. Solo allora il conflitto torna in auge.

    E lo so, che per i lettori del nord, sarà un shock sapere che visti dal di fuori, gli italiani sembrano tutti molto simili, almeno in termini estetico comportamentali. Siete uguali si’, ve lo ripeto per farvi passare un altro brivido lungo la schiena.

    Emigrando si annullano delle differenze che in patria sono laceranti e deleterie, semplicemente perché chi vi sta giudicando non ha interesse a sapere se il vostro vicino sia un industriale del Veneto o un pregiudicato dei quartieri spagnoli. E le differenze si annullano anche perché il contesto cambia e non ci sono altre finestre da rompere.

    E questo non vuol dire che il contesto nella quale si cresce non sia rilevante, lo e’ ma nella dimensione in cui si traduce in comportamenti similari e ciclici, sia che siano dannosi o meno. L’unica cosa di ciclico che gli stranieri vedranno in voi qui e che siete voi con la vostra etichetta di italiani addosso, tutti uguali omologati sotto un altro marchio. Cosi’ come un irlandese di Cork, sarebbe uguale ad uno di Dublino a Milano.

    L’Italia vive di fatto ancora un campanilismo e fanatismo provincialista, che ha portato il paese alla sclerotizzazione di conflitti che hanno ancora poca ragione di esistere; i danni di questo, appunto, si traducono nell’emigrazione di molti che hanno preferito fare gli italiani in Irlanda, piuttosto che i terroni nel Nord Italia.

    Ora qualcuno si chiederà se io sono un cosiddetto meridionale o meno e dal momento in cui ve lo chiederete, vi potrete rendere conto da soli che vivete nello schema di cui ho appena parlato e che siete pronti a riaccendere il conflitto in un ciclo senza fine. Tanto i colpevoli sono sempre gli altri.

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Comments

  • Arturo 74 4:17 pm on 29 febbraio 2012 | #

    boh…sono fuori da qualsiasi posizione.

    ho visto troppi ignoranti di tutte le latitudini per poter salvare qualcuno.

    pero’ si la puzzetta sotto il naso di qualcuno riuscito a farsi strada nel nord italia pur essendo meridionale l’ho intravista quando dicevo che ero qui a fare business (per nome e per conto di industriali italiani of course)….ovviamente nell’opinione dei soggetti si viene a fare affari qui solo perche’ si pagano meno tasse, mai dare la colpa al loro lercio modo di fare, alla carenza di infrastrutture, alla rozzezza imperante.

    sara’ sempre piu’ (l’italia) il luogo in cui farsi le vacanze…e gustarsi del buon cibo, ma non quella del loro pseudo feudo inquinato e puzzolente..quella povera, fatta di cibi da strada e mare a volte sporchino….

    cheers!

  • Lyndon 9:46 am on 1 marzo 2012 | #

    @Arturo: Sul salvare qualcuno mi trovi d’accordo, nella dimensione in cui non venga valutato come un unico valore la provenienza, che seppur dia fattori indicativi, non e’ di certo esplicativa della natura di ogni singola persona.

    Siamo pur sempre piu’ complessi di una caciotta molisana.

  • bacco77 1:15 pm on 1 marzo 2012 | #

    C’e’ poco da aggiungere. Vorrei risponderti portando vari esempi e forse lo faro’ sul mio vecchio blog, con calma.

    Aggiungo alcuni particolari.

    1- Piaccia o meno all’estero vedono l’Italia come una enorme Napoli abitata da tanti Berlusconi della porta accanto . D’altronde lo disse Mazzini “L’Italia sara’ quello che sara’ il Sud”. Direi che fu profeta.

    2- La pieta’. Ho notato una cosa molto simpatica. A quello del nord piace il meridionale SOLO se tutto sommato mantiene un profilo basso, ovvero solo se puo’ stereotiparlo come essere inferiore e quindi puo’ accoglierlo tra gli esseri degni di pieta’. Quando il meridionale poi si rivela piu’ intelligente, preparato , con una migliore posizione lavorativa e prospettive di carriera che il Lorenzo (o come dicevan tutti Renzo) Tramaglino di turno si sogna, allora scatta l’odio. E giu’ insulti. In 5 anni in Irlanda mai insultato da un irlandese, ma spesso sono stato insultato da settentrionali. Il meridionale deve volare basso, se non lo fa e’ un nemico. Ti farei vedere le espressioni di stupore quando dici cosa fai e dove lavori. Ma loro tanto tornano in padania. Vuoi mettere i 1000 euro in fabbrichetta in Brianza, tra la buona aria dei camion e qualche area industriale dismessa dove crescere i figli?.
    Mi ricorda la storia del senegalese che scrive racconti in Italia e viene ospitato dai circoli dell’amore dei nuovi comunisti. Questo si esprime in Italiano come un albanese appena sceso dal barcone negli anno ’90 (giustamente non e’ la sua lingua). Nonostante l’Italiano zoppicante, lui scrive racconti e li pubblica su lulu. Tutti a supportarlo, a dirgli “fratello africano”, “amico mio”, e robe cosi’. Poi lo mandano a dormire dalle suore e a mangiare alla caritas. L’africano sara’ buono finche’ rimarra’ a mangiare alla caritas. Quando invece in irlanda l’africano lavora, prende una laurea in giurisprudenza al trinity, serale, mentre di giorno guida il taxi, e poi entra alla PWC come risk manager e fa il culo agli italiani del call centre, dicendogli cosa fare, come farlo e di farlo subito, allora l’africano diventa un arretrato, un porco, un nemico, un incivile.
    Scimmiette e carretti scrivemmo un tempo sul bloomcast. Ricordi?

    Avrei altro da dire, ma cominciamo con queste righe.

  • Arturo 74 10:11 am on 2 marzo 2012 | #

    @Lyndon

    non per niente ho fatto l’esempio di “meridionali” passami il termine “arrinisciuti” al nord..che poi sono i peggiori.

    io ho imparato a non giudicare nessuno, ma neanche a farmi meravigliare.

    diciamo che l’intelligenza e’ un fatto lineare, una funzione continua….a chi di piu’ a chi meno..e se non ce l’hai pazienza, non siamo destinati tutti allo stesso destino.

    i non sopporto proprio chi si ferma all’apparenza, allo stereotipo e gia’ ti ha giudicato da testa a piedi.

    facciamoci due pinte insieme, parliamone…se e’ il caso nel parliamo subito dopo fuori dal pub…

    a me sembrano sempre piu’ (gli italiani in italia) delle casalinghe disperate…..

  • Lyndon 10:33 am on 2 marzo 2012 | #

    @Arturo: Perfettamente d’accordo con quello che dici, ma mi sembra che si stia svicolando il problema che riguarda una cultura di genere. Capisco le visioni personali, che possono essere di vario tipo e piu’ o meno rispettabili, ma io cercavo di puntare il dito sul fatto che molti meridionali, preferiscono di certo venire in Irlanda e fare gli italiani, piuttosto che i terroni al nord. Questo vuol dire, in certo qual modo, cercare di ritrovare una dimensione piu’ accettabile rispetto agli altri.

    Sul fatto di non giudicare nessuno ti invidio, io non ci riesco, perche’ il liberarsi dai condizionamenti culturali e’ cosa assai ardua e dolorosa. Se poi, la maggior parte dei lettori, il problema non se lo pone, perche’ nessuno giudica nessuno (falso, a mio vedere) viviamo pure nella nostra realta’ artefatta.

    Seppur ti voglia credere Arturo, non capisco perche’ mi trovo sempre a rapportarmi con chi mi guarda come se avessi affrancato un problema che non riguarda MAI nessuno.

    Ho avete paura di parlarne veramente?

  • bacco77 10:56 am on 2 marzo 2012 | #

    @Arturo e Lyndon

    Io ne ho parlato ed ho portato esempi.
    Personalmente non condivido il buonismo di Arturo. Quando si tratta di insultare gli irlandesi non ci facciamo problemi. Quando si tratta di ficcare il dito in culo agli italiani, ci ricordiamo delle emorroidi.

    Su questo blog ci hanno spiegato che Lyndon non deve fare il sociologo da due soldi, che i panni sporchi si lavano in casa.
    Ecco forse e’ questa la chiave di tutto Lyndon.

    Al meridionale alla fine piace fottersene, vivere e lasciare vivere, lavare i panni sporchi in casa. L’ importante e’ che la gente non sappia. Parli di italiani, non si sa mai, potrebbero tornarti utili. Chi vuoi che se ne freghi degli irlandesi?

    Si vede che come meridionale sono un soggetto raro ormai

  • Arturo 74 11:23 am on 2 marzo 2012 | #

    non so, non e’ che uno non ne vuole parlare….forse sono fatalista, mi chiedo se si puo’ cambiare la mentalita’ di una popolazione. Penso sia possibile farlo solo in epoche generazionali.

    Purtroppo vedo solo una crescente voglia di isolazionismo (in italia) che di certo non spinge in quella direzione.

    ogni volta che si dice che un problema e’ causato da qualcuno li fuori e non si vede che invece il problema e’ dentro casa succede questo.

    Io ho la fortuna di avere un punto di vista diverso, non giudico ma vedo, posso solo dirmi che e’ sbagliato e fare il possibile per non caderci.

    ognuno ha la sua gabbia di stereotipi, io ho imparato a farla diventare larga piuttosto che stretta.

    c’e’ gente con cui non dividerei mai piu’ casa, altri con cui potrei andare a vivere domani se dovessi…lavori che vorrei fare altri che lascio a chi di piu’ buona volonta’ rispetto a me.

    ho imparato a rispondere agli sguardi strani quando mi presento e dico da dove vengo, non perche’ sia speciale ma dire che sono siciliano (e giu’ di stereotipi) e poi sottolineare che sono italiano (e giu’ di stereotipi), in genere bastano le due pinte di cui parlavo prima per far capire.

    ci vuole poco ad essere gradevoli…ancora meno a rimanere sgradevoli.

    per riassumere saro’ superbo lo ammetto…..mi rispondo che avro’ sempre un punto in piu’, poco importa che siano meridionali con 3 lauree o settentrionali con 18 master…certe cose non le capisci dai libri.

  • antonio 2:48 pm on 2 marzo 2012 | #

    Probabilmente la distinzione italiano vs irlandese e’ sbagliata in the first place e non fa altro che rinforzare la differenza tra “noi” e “loro”. Esistono solo delle persone, alcune intelligenti, e altre meno, al di la’ della provenienza; il resto e’ solo filosofeggiare su cose che non esistono.

  • Lyndon 2:51 pm on 2 marzo 2012 | #

    @Antonio: la differenza tra italiano e irlandese esiste invece e l’integrazione pronominale (noi, loro, etc) e reale avviene quando sei inserito nel contesto culturale dominante. Puoi spiegarmi, gentilmente, quali sarebbero le cose che non esistono di cui ho parlato?

  • Lyndon 11:32 am on 7 marzo 2012 | #

    @Antonio: Bene, penso che tu abbia ritenuto il tuo commento abbastanza esplicativo tanto da non dover dire nient’altro a riguardo. Tranquillo, ci penso io ora a colmare le tue endemiche mancanze e fughe da dibattiti nella quale ti insinui con l’intento di provocare, senza volerne poi pagare le conseguenze.

    Differenza fra italiani e irlandesi.
    Tu, a quanto ho capito, sostieni (o vorresti sostenere, nessuno lo sa) che la differenza italiani e irlandesi non ci sia e che il mio post non faccia altro altro che rafforzare la mancanza d’integrazione nostra nella loro comunità (?). La tua affermazione è già contraddittoria in se, perché identificando già italiani e irlandesi, hai immediatamente escluso qualsiasi modalità di renderli uguali. Sono due contenitori culturali diversi e penso che ci arrivi anche tu. Hai sciattamente usato termini e categorie con sufficienza, creando nient’altro che un assunto retorico in primis e poi fallace. Se vuoi usare il linguaggio pertinente ed essere illuminante, devi saperlo fare, altrimenti fai solo brutte figure. Avresti dovuto dire, invece, per costruire un assioma a prova di bomba “esistono esseri umani che sono tutti uguali che si differenziano solo per la loro intelligenza. Tutte le altre categorie sono sovrastrutture culturali e sociali”. Ma no, tu hai preferito appoggiarti all’approssimazione con l’intento di confutare un tesi, senza creare un’antitesi. Aiuto, ti fa male la testa? troppa “filosofia”? Troppi lettori empirici qui?

    Le classi dell’Intelligenza.
    Nella seconda parte del tuo commento, continuando a sostenere che siamo tutti uguali da un punto di vista etnico (penso, ma non vai nel dettaglio), l’unico parametro di differenziazione umana è l’intelligenza. Taluni, quindi, sono in grado di capire le cose e comprendere come te che siamo tutti uguali, invece gli stupidi si chiedono se non siamo tutti uguali e se non sia solo l’intelligenza a stabilire scale e metriche sociali e culturali. Nel tuo mondo, perciò, esistono gli intelligenti e quelli che non lo sono, tutto il resto è solo speculazione ed è inutile che se ne parli. Con estrema semplicità, hai risolto dilemmi che attanagliano da anni gli studi sociologici, psicologici e antropologici. E’ un po’ come dire che per non fare la guerra basta non combattere, perché esistono solo le situazioni di e pace e guerra; quindi, andando per logica, basta spostarsi da una posizione all’altra per risolvere il conflitto. Ricollegando il tuo pensiero al mio post: basterebbe credere che il pregiudizio verso i meridionali non esista, per fare in modo che il problema non sussista, perché gli intelligenti (pensiero dominante?) non ammettono l’esistenza del pregiudizio. Mi pare di capire che tu voglia operare una reductio ad unum continua su tutto, riducendo tutto a categorie manichee e basiche, dove niente si compenetra e tutto e’ diviso in compartimenti stagni. Ma nessuno lo sa in realtà, sono sempre io qui a speculare ed inventare questioni inesistenti.

    Il filosofeggiare di Lyndon.
    Mi accusi spesso di “filosofeggiare” e ora, te lo dico in termini chiari, mi hai proprio rotto il cazzo. Se ritieni il dialogo filosofico sia pura speculazione, è prima di tutto un tuo problema e se non accetti l’indagine filosofica come valida, allora puoi tranquillamente evitarti di leggermi o interessarti di filosofia in genere. Se, invece, senza sapere chi io sia e cosa sia, hai un problema sul fatto che io lo faccia, e di questo, credimi, me sbatto altamente le palle, perché, onestamente, nella mia vita ho avuto a che fare con ben altro, quindi, te lo dico ora e stampatelo in mente: lascia stare, perché fai solo brutte figure. E se questa volta ti ho dedicato un commento più completo è solamente perché continui a stuzzicarmi da tempo.

    Ora, a partire dal fatto che il post era basato sulla contrapposizione tra Settentrione e Meridione, mi spieghi perché sei dovuto intervenire così stupidamente? Non potevi risparmiartelo facendo una figura molto più dignitosa? Così, visto che nel tuo mondo esistono solo due categorie d’intelletto, io (nella mia personale) ti rilego in quella degli stolti, negandoti, con il chiaro intento di umiliarti, il diritto di replica che ti avevo – gentilmente – concesso. Come vedi, sei vittima del tuo stesso ragionamento, perché sei stato guidato più dal tuo pregiudizio (esiste?) nei miei confronti che dall’articolazione sensata dei tuoi pensieri.

    Se vuoi criticare un mio post, devi portare una tesi antitetica e non cazzate, frasi raffazzonate e presupponenti, costringendomi a strumentalizzare il tuo “commento” con l’intento di ridicolizzarti. Tanto ti dovevo comunque.

    Ora, gentilmente, puoi definitivamente toglierti dalle palle. E per sempre anche.

  • jsabina 10:22 pm on 15 marzo 2012 | #

    sono italiana in irlanda..
    sono “settentrionale” perché nata a milano.. ma con padre pugliese, come un sacco di milanesi.
    Io non ho vissuto in modo così forte la discriminazione di persone del sud intorno a me, neanche a milano.
    Ma non nego che ci possa essere tra tante persone purtroppo ignoranti. Io quasi mi vergogno di essere del nord, amo il sud! E quando sono con persone meridionali sono io ad essere “in imbarazzo”. Anche per la paura di dover passare per lo stereotipo della milanese razzista e che se la tira.
    E’ vero che qui in Irlanda non c’è distinzione tra persone del nord e del sud e questo mi piace tantissimo!
    Ho tanti amici veramente da tutta Italia e sicuramente è molto più semplice..
    … certo che lo stereotipo da italiani a volte facile non è!

  • Lyndon 9:59 am on 16 marzo 2012 | #

    @Sabina: C’e’ un punto del tuo discorso che non colgo: la vergogna di essere “settentrionale”. Seppur comprenda, come tu dici, che tu non voglia ricadere nell’altrettanto fastidioso stereotipo del milanese snob e razzista, la questione non si pone dal momento che i tuoi comportamenti non siano tali. Questo puo’ essere fatto passando per molte fasi, come perdere accenti e tratti distintivi della propria provenienza, senza negarla nella sua sostanza. Il fatto e’ che non e’ che un Settentrionale sia razzista a causa della provienza, ma sono i presupposti culturali che lui accoglie, a costituire la sua etica e morale. Stesso discorso per il meridionale, che accetta sottilmente la sottomissione culturale, cercando la rivalsa sventolando le proprie radici ed un passato che stride con un presente in parte ignominioso. Sono le idee che ognuno di noi accetta che fanno di noi le persone che siamo. Se accetti di essere un stronzo, sei uno stronzo e puzzi pure. Tautologico, ma tanto e’.

  • Matteo 9:19 pm on 16 aprile 2012 | #

    È vero, in Irlanda è pieno di italiani meridionali che fanno i meridionali. Non vedo perché scandalizzarsi se qualcuno ha il coraggio di dire le cose come stanno.

  • Al Bi 4:03 pm on 26 aprile 2012 | #

    Grande articolo, come al solito. Da tempo mi ero promesso di commentare, cercando di raccogliere i miei pensieri in un commento che fosse all’altezza, a livello qualitativo, di un tuo post (cosa difficile perché scrivi benissimo!).

    Purtroppo devo ammettere, ho constatato in alcuni individui le due tipologie di individui che hai descritto. Il settentrionale convinto di appartenere ad una razza pura ed il meridionale rassegnato o semplicemente incapace di migliorare e perdere alcuni dei difetti per i quali é considerato meridionale.

    Apparteniamo ad un popolo “fottuto”, perdonami il termine volgare.
    Siamo fottuti ed arretrati, sia al Nord che al Sud.

    Prima di tutto un popolo moderno non ha divisioni cosi forti e ramificate fino a livelli culturali alti della societá.

    É assurdo che ci siano razzisti con un titolo di laurea. Il pastore senza denti e senza nemmeno la terza media é ignorante abbastanza per essere perdonato, ma una persona che lavora in un ufficio ed ha un livello di istruzione universitario dovrebbe essere capace di evolversi, pensare di testa sua, leggere i libri di storia e capire che non esiste la razzia pura!

    Lo stesso discorso vale per i meridionali che sono sottomessi a livello culturale. Siamo tutti uguali e dobbiamo essere giudicati solo per le nostre azioni e la qualitá delle nostre azioni in ogni situazione, come ad esempio il lavoro.

    Non ho visto in nessun paese del mondo laureati cosi ignoranti a livello culturale. Siamo un popolo chiuso ed arruginito.


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